Una macchinina gialla.

Mio figlio, Minizilla, ha da poco compiuto due anni.
Ieri, sono quasi scivolato su una sua macchinina. Quella gialla. Era lì, sul pavimento in mezzo al salotto. Non l’ho vista, e quasi mi schianto per terra.
Ho guardato quella macchinina gialla, salva per miracolo perché ho spostato in tempo il peso sull’altro piede.
Eravamo io e lei. Nel mezzo del salotto, nella casa vuota, in silenzio.
L’ho raccolta da terra.
La paternità mi ha intenerito. Troppo. Quindi mi sono commosso.
Mentre mi venivano i lucciconi, il Diegozilla tamarro che ancora vive dentro di me mi ha mandato affanculo ed è andato a farsi un giro.
Mi ha lasciato lì, a pensare.
Cosa sono?
Chi sono?
Sono un padre, seduto su un divano, e sto frignando con in mano una macchinina.
Minizilla cresce. Cresce così velocemente che tra poco non mi capiterà più di scivolare su una macchinina gialla.
Tra alcuni anni ci saranno delle altre cose, più o meno importanti, più o meno pericolose o divertenti, ma non saranno macchinine gialle. Sarà altro.
Quello era il momento-macchinina e me lo sono goduto a pieno, ridendo perché stavo piangendo.
Credo che la questione sia tutta qui. Nel godersi ogni momento fatto da un’infinità di attimi, cazzate, macchinine gialle, espressioni, pianti, capitomboli, manine, pannolini, pappe, e tutto quello che c’è stato e che ci sarà.
Lo so che non sono per niente cool a dire così. Lo so che avrei dovuto fare un post di moda, pregno di cinismo e sarcasmo, sulle bestemmie creative tuonate mentre mettevo il piede sulla macchinina.
Ma io non sono così. Non sono un figo, non sono cool, non sono il mio successo, non sono quello che faccio, non sono i miei fallimenti, non sono quello che ti sbatto in faccia, non sono quello che non ti dico, non sono importante, non sono insignificante, non sono quello che vendo, non sono una firma, non sono un personaggio, non sono le mie pagine, non sono i miei progetti, non sono quello che credi che io sia.
Sto frignando con in mano una macchinina. Sono soltanto un padre seduto sul divano. Ed è proprio quello che vorrei essere.

13 thoughts on “Una macchinina gialla.

  1. Io ho delle figlie grandi e mi sono commossa tante volte. L’ultima pochi giorni fa, perché la grande ha fatto una battuta divertente. Era una battuta che avrei potuto sentire ad una cena di adulti e invece veniva fuori da lei, che ho fatto io 19 anni fa. Con lei ho riso e poi da sola ho frignato un po’, contenta che ci siano in giro persone buffe, divertenti e intelligenti come lei.

  2. Che bel post, anzi che bella persona! Io ho una figlia di 18 anni e ti confermo che vivrai molti altri momenti “macchinina” . Meravigliosi e struggenti.

  3. Io ieri ho avuto il momento “figlia che cade e si frantuma la faccia per terra vai in ospedale fa’ che i denti non le diventino neri e non le cadano prima”. È stato molto commovente. Col Serenase ma commovente.

  4. bel post, davvero
    i miei due sono grandi (32 e 28 anni) e confermo che momenti lucciconi ne avrai un bel po’, per fortuna
    comunque al tg c’è un servizio sul matrimonio di george e amal (?) e non si sa ancora se arriveranno brad e angelina, sono un po’ sulle spine…
    sono stato abbastanza cinico?

  5. Anche la mia Mini ha compiuto da poco due anni. A casa mia non si scivola sulle macchinine, ma su tante altre cose sì. E si raccolgono oggetti da terra a ciclo continuo – hai notato che uno dei cambiamenti più grandi nella vita, quando si diventa genitori, è la quantità di tempo che passi a raccogliere roba (loro) da terra?
    Io faccio gli stessi tuoi pensieri quando in macchina, per la sessantesima volta nell’arco di una settimana, ascoltiamo “mi scappa la pipì”, o “il catalì cammello” o robe del genere. E penso che un giorno, quando potrò ascoltare quello che voglio in macchina, mi mancheranno questi momenti.
    Dovrebbero inventare un rallentatore di crescita per figli, io ne comprerei una scorta.

  6. Non ho figli – e non possiedo macchinine gialle – ma per un post così, che risplende di autenticità e di questa sua serenità un po’ buffa, ti ringrazio lo stesso di cuore. Grazie per averlo scritto e per averlo condiviso.

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