Luther, Misfits e Sherlock. (prima parte)

Luther Prima Stagione.
Idris Elba non è l’archetipo dello sbirrone da noir metropolitano. Idris Elba in Luther è proprio l’olio essenziale dello sbirrone da noir metropolitano. Luther è sbirro per come si siede, per come cammina, per come tiene le spalle.
Se non sei un amante del genere, è bene assumerlo in piccole dosi. Poi ci sono i saputelli come me. Al secondo episodio pensavo di aver capito dove stavano andando a parare. Invece sono stato smentito dagli eventi. Grossa sorpresa, ed è raro che una narrazione mi colga con le braghette calate.
E poi c’è Ruth Wilson. Che ha qualcosa di magnetico. Sul serio.
Luther non è una seria perfetta. Ci sono di buchi e delle derapate di trama piuttosto incontrollate. Ma trova la sua forza nella sua imperfezione. E’ l’esatto contrario di CSI Las Vegas, dove il racconto è tenuto sotto estremo controllo e ad una certa distanza emotiva. In Luther le distanze si accorciano, e si perde il controllo spesso e volentieri.
Nel crescendo delle ultime tre puntate della prima stagione non sai che cosa può accadere. E in tivvù, su una serie, nel duemilaedodici è un traguardo ammirevole.
Luther Seconda Stagione.
Con qualche ripetizione si conferma il livello altissimo della prima stagione. Evabbè, le noie del seriale sono quelle, si sa. Non si può scappare dalla routine episodica.
Però ci sono delle belle idee di base. Con scene piuttosto forti considerando che si tratta di un prodotto per il piccolo schermo.
In entrambe le stagioni non si fanno sconti sulle atmosfere dure e da bollino decisamente rosso. Ci sono delle scene inconcepibili per un prodotto televisivo italiano. Ma non siamo qui a far polemica, che tanto è inutile, va bene?
Due gran belle stagioni per un gran bel poliziescone.
Misfits Prima Stagione.
Ok, per questa serie sono fuori target. Lo so. Sono parecchio fuori target. Non tanto quanto potrei esserlo di fronte a un qualsiasi programma trasmesso su Mtv, ma quasi. (Essere fuori target per Mtv significa aver già raggiunto il pieno controllo del proprio pollice opponibile)
Ma l’ho guardato lo stesso, e mi è piaciuto.
Diciamolo subito. Non padroneggio a sufficienza l’inglese per capire che cazzo dice Kelly, e me lo sono visto in italiano. Noto un espressione di disappunto sui volti dei puristi. Pazienza.
Misfits è un progetto interessante, soprattutto per il linguaggio. Volgare, politicamente scorretto, intriso di humor nero e super eroi.
Meno strafigo per definizione di Heroes. Meno Marvel e DC, più editoria indipendente, giusto per fare un paragone cartaceo.
E poi c’è tanto sesso. Ho dovuto guardare una serie per ggiovini con del sesso dentro per rendermi conto che il sesso è letteralmente scomparso dalle narrazioni televisive.
Geniale la chiusura della stagione, e il continuo rimandare la scoperta dei poteri di Nathan.
Il potere di Curtis, far tornare indietro il tempo per “rimettere le cose a posto”, merita un discorso a parte.
Viene usato spesso, forse anche troppo. E’ un potere importante per i personaggi che per estensione diventa importante e aspirazionale anche per il target di riferimento.
Fai una cazzata, torni indietro nel tempo, metti a posto le cose.
Misfits mi insegna che il giovine moderno, con tutti i cazzi dei giovini moderni, trova più utile il potere di “tornare indietro nel tempo e rimettere a posto le cose” invece di volare o sollevare i palazzi a mani nude.
Non voglio fare l’educatore di ‘sto ciufolo, però… Se mi metto nei panni di un ragazzetto che guarda Misfits, e che non può tornare indietro nel tempo per rimettere le cose a posto, quello che vedo è un pericoloso rimuginio su tutto quello che gli è andato storto. Bimbi, è normale che le cose non sempre vadano come devono andare.
Tramite il potere di Curtis viene lanciato un messaggio troppo accomodante. Soprattutto quando l’operazione non riesce (la faccenda della droga in discoteca) e si tira in ballo il destino, e il doveva per forza andare così. E torni indietro, ancora, e rifai lo stesso errore per evitare conseguenze peggiori.
Se fai una cazzata devi imparare a conviverci, devi accettare le conseguenze delle tue scelte, soprattutto se sono quelle sbagliate.

(Continua…)

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