La politica delle pazze risate.

Ho visto su un muro il manifesto qui sopra. Sono rimasto a fissarlo per ventiquattro minuti, cercando di capire la battuta. Purtroppo sono refrattario alle freddure e non l’ho mica capita.
Allora ho cominciato a ragionarci. Però, non avendone colto il ridanciano senso, è probabile che la stia prendendo con troppa serietà.
Fatto sta che non ho capito. E quando non capisco mi arrovello. Aiuto.
Partiamo da Oltre. Anzi da Oltre Oltre, perché è scritto due volte.
Io ho capito che devi andare oltre il problema di essere un precario. Devi essere felice di fare il lavoro che fai nelle condizioni contrattuali in cui sei, perché lavorare, come concetto astratto, è proprio una figata.
Per cui, smettila di cercare di risolvere una situazione lavorativa irrisolvibile, e goditi il privilegio di fare parte della forza-lavoro in ovvio senso marxista.
Se avessi studiato, aggiungerei: Il tuo lavoro è assoggettato al capitale, la tua unica funzione è quella di incrementare il plusvalore assoluto. Vorrei mica un contratto migliore?!
Ma va. A te ti tocca la forza del lavoro, agli altri, la forza di un conto alle Cayman.
Ma tutto questo non succederà adesso. Succederà oltre, ovvero dopo.
Adesso siamo ancora alla precarietà. Lo step successivo, è oltre. Dopo. Se e quando l’autista di autobus che vediamo in fotografia vincerà le elezioni.

Io l’ho capita così.
E non mi fa ridere per niente.

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