Qui una volta era tutto un complotto.

(Alcune cose sul mio rapporto con il cospirazionismo le ho già dette nel post che puoi leggere cliccando qui. )

Ciao. Io sono l’old school…
Se oggi uno ti dice: sveegliaaaa!!!111!!! è in parte colpa mia.
Me ne scuso.
Sono uno di quelli che ha contribuito alla penetrazione nell’immaginario collettivo della maggior parte delle teorie di cui blaterano i complottardi oggi.
Bimbo cospirazionista, non darmi lezioni, i tuoi libri di testo li ho scritti io. Non lo sai, ed è giusto che sia così. Significa che in passato ho lavorato bene.
Come ho già detto nell’altro post, puoi credere o meno alle cose che sto per dirti. Non è un mio problema.


Sono partito, nella seconda metà degli anni ’90, con l’idea di usare i temi del cospirazionismo come delle leggende post industriali coniugabili all’interno di una narrazione di genere.
Ci ho giocato e sguazzato. Ho partecipato, diffuso, tradotto e trascritto. Mi sono infilato in quel mondo con spirito investigativo e alla fine, rispettando la tradizione dell’infiltrato, ci ho creduto anche un po’.
Faceva parte del mio gioco.
Giusto per fare un esempio. Dopo mesi di ricerche, con un lavoro rigoroso di archiviazione e ricerca delle fonti, dopo giorni passati a incrociare le informazioni, a chattare con gente orribile, nella notte tra Natale e Santo Stefano del 2001 iniziavo a scrivere questo:

Schermata 2015-01-12 alle 14.10.14Credo che il nome del file sia abbastanza esplicativo. Era il mio rapporto sull’11 Settembre, scritto tre mesi dopo i fatti. Per intero non l’ho mai pubblicato da nessuna parte.
C’è dentro tutto quello che adesso i bimbi si divertono a spammare su Facebook, con l’unica differenza che allora, mentre scrivevo quelle cose, io me la stavo facendo sotto.
Partivo dall’analisi dei dati registrati in quei giorni dal Global Consciousness Project, una cosa non alla portata dei bimbi cospirazionisti odierni. Sostenevo che tutto partiva dall’assasinio di Ahmad Shah Massoud, la prima vittima dell’11 Settembre, ucciso a migliaia di chilometri dalle torri.
Mi è stato consigliato di tenere quelle cose per me. E io l’ho fatto, anche quando è uscito nelle sale Fahrenheit 9/11 o sono stati diffusi documentari più radicali.
Tra la gente orribile con cui ero in contatto c’era chi mi forniva le trascrizioni di “The Hour of the Time”, prima che Cooper venisse ucciso in un conflitto a fuoco. Gente che aveva fatto di “Behold a Pale Horse” una ragione di vita e millantava di aver dato assistenza a Timothy McVeigh.
Nel febbraio di due anni dopo la CIA ha fatto quello che ha fatto in viale Jenner, qui a Milano. Allora non potevo saperlo, ma avevo paura lo stesso.
(Questo non è un post didattico. Se sei un cospirazionista “vero” saprai di che cosa sto parlando, altrimenti un po’ di ricerca non guasta)
Allora non immaginavo che il concetto stesso di cospirazionismo diventasse una forma di intrattenimento riversata su un pubblico inconsapevole e auto-fomentato.
Non pensavo che si potesse, come avviene oggi, fare soldi sulle ipotesi di complotto senza collocarle all’interno di una palese opera di finzione.
Invece, con il web di massa e la grillizzazione dei cervelli, il cospirazionismo è diventato di per sé una fonte di lucro e di voti. L’esplosione del web “in tasca” non accompagnata da un’adeguata educazione a riguardo, in tandem con il concetto vigliacco e auto-assolutorio della “casta”, ha fornito la platea adatta.
Le bufale e il cospirazionismo di oggi servono soltanto a fare traffico (soldi) e sono parte di una precisa strategia elettorale.
Non sto dicendo che sia lecito bersi tutto quello che ci viene propinato dai media e dalla storia ufficiale. Non sto negando l’esistenza di visioni alternative o di verità nascoste.
Semplicemente, quello che oggi finisce sotto l’etichetta “gombloddo!” è la negazione evidente del concetto stesso di cospirazionismo.
È la versione popolare, mainstream, a portata di analfabeta funzionale con ridotte capacità di utilizzo della Rete di una galassia di concetti e teorie che potevano e potrebbero essere interessanti o addirittura vere.
Potevano e potrebbero esserlo ancora ma, grazie ai neo cospirazionisti della domenica, ora sono del tutto insostenibili e delegittimati fino al midollo. Ragionando “come ragionavo una volta”, i neo cospirazionisti della domenica sono il braccio armato del sistema che ha trovato di ridicolizzare l’idea stessa di verità alternativa a quella ufficiale.
Anche perché, fino a prova contraria, i paladini del cospirazionismo di oggi fanno parte di un partito politico che siede in Parlamento.
Dimmi tu che cazzo c’è di antagonista e sovversivo nel fare il parlamentare complottista.
Quando il cospirazionismo arriva a logiche di massa, lavorando sulla più semplice e standardizzata superficie social di internette, perde completamente il suo scopo originario.
Diventa la cianciante cazzata che è diventata oggi.
Soffermiamoci un momento sull’intrinseca imbecillità della seguente affermazione:
Guardate questo video prima che venga censurato!
Ma, coglionazzo! Aggireresti il problema mettendolo su un’altra piattaforma e non su YouTube, ma metterlo su YouTube ti serve per le visualizzazioni e fare cash.
Lo stesso discorso vale per Facebook.
Ma ti pare che se in quello che condividi ci fosse una micro particella di informazione potenzialmente pericolosa supererebbe la fase di upload su un social network quotato in borsa?Il cospirazionismo odierno non sta dis-informando, non sta diffondendo una verità scomoda, non sta svegliando le coscienze.
Sta, consapevolmente o meno, ingrassando il conto di qualcuno.

E ora dimmi, carino… Chi è la vittima di un False Flag?