WEB

6 domande sul web contemporaneo che fanno di me una brutta persona.

28 settembre 2016 • By

tipomo9

Usare un profilo falso su Facebook è un atto perseguibile penalmente. “Si configura il reato di sostituzione di persona se si utilizza un nickname inesistente al fine non solo di nascondere la propria vera identità, ma anche di cagionare danni a terzi.” (Cass., sent. 9391/14.)
Nel luglio del 2016, Facebook contava circa 1,7 miliardi di utenti attivi.
Quanti sono fake? Quanti non lo sono?
Se Facebook adottasse una politica più severa per contrastare i falsi profili, quanto inciderebbero le cancellazioni di utenti fake sulla quotazione in borsa della società?

Per quale motivo le conseguenze del nostro comportamento sui social dovrebbero essere diverse da quelle nel mondo reale? Perchè qualcuno si stupisce se prende una querela per ciò che ha scritto o condiviso in rete?

Fino a che punto un’azienda può trovare vantaggioso farsi fare pubblicità da una webstar, se la webstar è di sopraffina idiozia?
Davvero, oggi, vale ancora il motto: “purché se ne parli”?
A cosa serve la “visibilità” se è slegata dalla qualità dei contenuti?

Se sono il proprietario di una discoteca, sono responsabile di quello che avviene nel mio locale, al punto che devo mettere dei cartelli quando il pavimento è bagnato, e se spacciano nei bagni mi chiudono l’esercizio.
Per quale motivo se sono il proprietario di un servizio di hosting, o l’amministratore di una pagina, posso fregarmene altamente di quello che succede tra i bytes che gestisco?

Il luogo fisico dove risiede un server è considerato il luogo giuridico di competenza per tutti contenuti che ci sono dentro.
L’internazionalità, l’assenza di confini e la disintermediazione del web valgono soltanto quando sono dei vantaggi?
Perchè si sbandierano i valori della cultura digitale, quando da un punto di vista legale, sono governati nel modo più materiale e 0.0 possibile, considerando il luogo tangibile dove risiede un cazzo di armadio con dentro dei circuiti?

Che cosa sono oggi i Contenuti Generati dagli Utenti?
Sono davvero una possibilità di libera espressione per gli utenti? Anche se, con l’illusione di risalire la piramide della fama e fare milioni come Instagrammer, i milioni li fanno delle società con sede nella Silicon Valley?


WEB

L’aggressione grillesca contro i giornalisti: dalla violenza sul web alla violenza reale, per l’idiota il passo è breve.

26 settembre 2016 • By

lama72s4

Violenza e frasi fatte.
Tutto qui.
Una mandria di idioti web-guidati che vomita violenza e frasi-slogan che qualcuno ha scritto per loro.
Ecco che cosa ho visto in quel video. (questo video)
Il bello delle frasi-slogan scritte da altri è che ti danno l’illusione di dire qualcosa tipo: “giornalisti terroristi!” quando in realtà non fanno altro che confermare al mondo quanto sei idiota.
La violenza di quelle reazioni ha portato l’Ordine Dei Giornalisti a rilasciare un comunicato, lo puoi leggere cliccando qui se ti interessa.
Toccherà ripetermi, scusa.
Lo dico e lo ridico che le ferite ontiche provocate dall’uso distorto del web hanno portato a dei cambiamenti radicali e non sanabili nella realtà delle persone.
Persone che poi si radunano in gruppi e si muovono sotto la spinta dell’uni-mente grillonesca fomentata, alimentata, finanziata, auto generata, dalle mille pagine in rete che fanno propaganda 24 ore su 24 con bufale e tutta la merda che a questi piace ingoiare in grandi quantità.
Lo dico e lo ridico che con questi celenterati ogni tipo di confronto è inutile.
Vivono in una realtà auto-costruita e auto-generata, e tutto quello che non ne fa parte, compresi quelli che tentano di ragionare, è visto come un nemico.
La disintermediazione del web è diventata un’arma di controllo, di propaganda, di aggregazione grulla.
La delegittimazione totale a colpi di: “sveglia!!!111 informatevi!!111!!” è la mannaia che cade impietosa sui giornalisti, sui medici, sulla scienza, sulle istituzioni.
Perchè, nel caso non ve ne siate ancora accorti, quel tipo di violenza, quel tipo di vuoto mentale è stato riempito da tempo con milioni di pagine fuffa, parecchie delle quali nate con l’unico scopo di finanziare il capobastone casaleggesco, che hanno riscritto la realtà in modo letterale.
Usando bufale, frasi fatte, click bait, slogan e quant’altro.


Racconti, Scrittura, WEB

Storie di ordinario web_Dalla sovranità individuale al TSO.

21 settembre 2016 • By

spacer5tye

Questa è una storia vera.
È un racconto basato su diverse altre storie, unisce e mette assieme una serie di fatti, di teorie, di esperienze che hanno un denominatore comune. Nascono in rete e finiscono per modificare, nel senso più profondo e ampio del termine, la realtà stessa degli individui.
Questa è una storia su come, attraverso la rete, sia possibile alterare in modo irreversibile il proprio Essere, con tutti i danni che ne possono conseguire, quando non si hanno gli strumenti cognitivi o tecnici, per valutare in modo corretto contenuti.
Questa è la storia di Marta.
Marta non è il suo vero nome, ma a me piace chiamarla così.
Marta è una donna attorno ai trent’anni. Una mamma. Abita nel nord d’Italia, e ha un po’ di problemi. Capita. Viviamo in tempi difficili e i casini sono dietro l’angolo per tutti.
Marta però, ha un problema grosso.
Forse ha perso il lavoro, forse soffre un po’ di depressione post parto, forse ha fatto qualche errore, forse ha litigato con il marito e si sono separati. No, per lei non è in un bel momento. Fatto sta che i servizi sociali le hanno portato via la sua bambina.
Io non riesco nemmeno a immaginare il dolore che può provare una madre quando intervengono le istituzioni in questo modo. Deve essere un momento tragico, terribile.
Marta, come farebbe qualsiasi altra madre, cerca il modo di riprendersi la figlia. La rivuole. In qualunque modo, costi quello che costi.
In qualunque modo.
Costi quello che costi.
Vuole informarsi, vuole studiare, vuole capire come funzionano le cose quando nella tua vita irrompono i servizi sociali. Ha bisogno di documentarsi, deve capire le prassi, deve capire che cosa fare. Marta fa quello che facciamo tutti, apre internet e si mette a cercare su Google.
Ti ricordo che Marta sta attraversando un periodo difficile, ti ricordo che Marta ha parecchi problemi in questo momento.
Marta non sta bene.
Forse è per quel motivo che, invece di rivolgersi a un avvocato, si mette davanti allo schermo del suo computer. Notte dopo notte, sito dopo sito, Marta entra in contatto con il mondo della Sovranità Individuale, della Legale Rappresentanza, dell’UCC e del OPPT.
Io, te, e le altre persone con un minimo di equilibrio, sappiamo come verificare i contenuti, sappiamo un pochettino più di lei come usare il Web. Siamo lucidi e logici, sappiamo che quelle sono tutte delle bufale. La Sovranità, la Legale Rappresentanza, e il circo dei clown che si ribellano al sistema a colpi di carte bollate, non sono altro che delle titaniche cazzabubbole legal-fantasy. Noi lo sappiamo.
Ma noi non siamo deboli e nei casini come Marta.
Marta si infila in quel mondo di peracottari e prende per vero tutto quello che legge.
Poi, dopo aver studiato ed essersi preparata per settimane, va ad affrontare il suo nemico.
Le assistenti sociali.
Ci va armata di telefonino e riprende l’incontro, perchè così fanno i paladini di quella gran fesseria della Sovranità Individuale.
Riprende tutto e posta la sua “Applicazione della sovranità individuale” su Youtube.
Il video è questo. E no, non fa ridere. No davvero. È soltanto l’agghiacciante testimonianza del dolore e del disagio profondo di una persona.

(Se il video viene tolto avvisami, l’ho scaricato e ne ho una copia)
Che cosa succede in quella stanza?
Succede che una donna dalla voce tremante, sfinita per una situazione che demolirebbe ognuno di noi, va di fronte a chi deve decidere se ridarle le sue figlie armata di una sequela di balordaggini finto-legali che ha letto su Internet, su siti dove sono spacciate per reali, vere e applicabili in tribunale.
Marta è in buona compagnia, adesso, in questo momento, ci sono migliaia di persone che sguazzano in quel mondo lì. Un paio di loro sono già finiti in TSO, ad altri, dopo raffiche di raccomandate e visite di ufficiali giudiziari, hanno dovuto vendersi pure le scarpe per mettere assieme due lire e pagare i debiti e le spese processuali.
Forse Marta ha visto un video del 2014 messo su YouTube da Salvatore Della Discendenza Idiota, questo video:

Ai tempi fu rimbalzato su molti altri canali, e Salvatore Della Discendenza Idiota venne intervistato da parecchi Idioti suoi simili.
A oggi non se ne sa più nulla, ma è probabile che Salvatore sia stato condannato in contumacia e che ora sia da qualche parte a far rimbalzare una pallina su un muro.
Ma in cosa crede Marta? Di che cosa sta parlando, con voce rotta, alle assistenti sociali?
La teoria-fuffa della Sovranità Individuale nasce all’estero, in ambienti radicali cospirazionisti vicini all’ultradestra antisemita. Arriva da noi circa nel 2013, e da allora, mano a mano che la teoria veniva smontata pezzo dopo pezzo, ha assunto aspetti diversi, evolvendo e adattandosi ai tempi. Oggi ci sono almeno tre gruppi di “pensiero”, in lotta tra loro, che portano avanti gli stessi concetti in modi paralleli.
Su tutto l’impianto para-fanta-legale sovranista pesano enormi errori di fondo, errori che anche uno studente bocciato in diritto potrebbe evidenziare in tempo zero. Vengono mescolati i diversi tipi di Diritto, vengono interpretati alla lettera leggi e codici, ignorando il linguaggio specifico della giurisprudenza, viene fatto un calderone unico dove si mescolano la Civil Law con la Common Law. Ci sono richiami al NWO, alle Scie Chimiche, al Grande Complotto delle Banche, all’antivaccinismo e gli Illuminati. Tutte queste teorie trovano un terreno fertilissimo in questi tempi di Relativismo Assoluto. (di Relativismo Assoluto ne parlo qui)
L’assunto iniziale è che l’Italia, essendo iscritta al SEC come Republic Of Italy, sia in realtà una SPA e non uno stato, ed essendo un organo commerciale deve rispondere alle regole dell’UCC.
Il SEC è il registro degli operatori della borsa americana, e l’Italia, che in quella borsa vende i suoi titoli di stato, deve esserci per forza. Ma non come SPA. Se si va a controllare, il nostro Paese è registrato come Governo Estero, e non come Corporation.
La Corea Del Nord, non avendo alcun rapporto commerciale con gli Stati Uniti, non è nemmeno presente in quel registro. (Nel mondo ribaltato dei Sovranisti, questa invece è la conferma del loro pensiero)
L’UCC è l’Uniform Commercial Code, ovvero l’insieme delle leggi che regola il commercio negli Stati Uniti. Come è ovvio che sia ha valore solo e soltanto negli Stati Uniti.
Ma qui arriva il bello. Siccome i Sovranisti italiani parlano lo stesso inglese di Celentano in Prisencolinensinainciusol, hanno tradotto “States” come Stati, estendendo, nella loro mente, la giurisdizione dell’UCC a tutto il mondo. Poco importa far notare che c’è una differenza abissale tra States (Interni All’Unione) e Countries (Paesi Esteri).
Ci sono anche mille altre amenità, che vengono usate da Marta in quel video, come la Firma in Umido e la costituzione dei trust, magari ne parleremo una prossima volta.
Cosa sostiene Marta?
Porta avanti la teoria che, seguendo le regole autoavveranti del silenzio-assenso, una banda di cialtroni che ora sono in galera o si sono dati alla macchia, ha depositato all’UCC un atto che sentenzia l’illegalità e l’assenza di potere degli stati, delle banche e di tutti i tribunali.
“Siete stati pignorati”, che in italiano, messa così, non significa nulla, è la cattiva traduzione da un inglese fanta-legalese. Ci sono un paio di punti chiave che Marta rispetta alla perfezione. Per esempio la “fede” nel numero di protocollo.
Per gli abbindolati dal sovranismo, ottenere il numero di protocollo per un’autodichiarazione è il punto di svolta. In realtà il numero di protocollo è soltanto una banalissima ricevuta che registra il fatto che tizio a quell’ora e quel giorno ha depositato un documento.
Il protocollo non dona alcun valore giuridico al documento che è stato depositato.
Io posso farmi protocollare una dichiarazione dove mi autoincorono Imperatore dell’Acqua Tonica, ma ciò non mi rende automaticamente padrone della Schweppes.
Spesso, ça va sans dire, il documento protocollato finisce in un cassetto e non lo vede più nessuno.
Però, per funzionare, la cazzabubbola sovranista doveva spingere il più possibile sul pensiero magico e sulle profezie autoavveranti. Infatti, tutto il protocollo operativo dei sovranisti e similari si basa su un principio che alcuni di loro chiamano NAC: Notifica di Accettazione Condizionata.
Quando un qualsiasi organo istituzionale riceve e protocolla una loro dichiarazione, il ricevente ha un tot di giorni per smentire o chiedere chiarimenti. Altrimenti, se l’istituzione non risponde, vale la legge del silenzio-assenso e ciò che è scritto nel documento protocollato assume il valore legale di contratto.
Immagino le risate che si fanno nelle procure, all’agenzia delle entrate e nelle banche quando ricevono documenti di quel tipo.
C’è gente che è stata portata via a forza da infermieri grossi in camicie bianco. E, davvero, l’unica cosa che mi fa girare i coglioni a mille è che le spese per il loro TSO le pago io con le mie tasse.
Marta.
Devo rimanere su Marta. Non devo dire parolacce e devo raccontarti di Marta.
Intorno al minuto 5:30, una delle assistenti sociali, tra il perplesso, lo sbigottito e a un passo da chiamare la neuro, sfogliando le carte, più o meno dice a Marta:
– Qui c’è tanto lavoro, lei ci ha perso tantissimo tempo…
– Dopo il parto, invece di impazzire, mi sono messa a studiare.
Così risponde lei.
E secondo te, dove ha studiato Marta?
Ci sono tantissimi siti che trattano dell’argomento, tutti quanti attendibili come un baro professionista in un saloon di Kansas City. Oltre a loro c’è una vasta serie di blog che rimbalza, crea, diffonde contenuti simili.
I blog sono hostati su diverse piattaforme, ma un servizio di hosting vince su tutti. Vediamo un po’ dove sono la maggior parte dei blog che parlano di sovranismo e altre stronzate.

schermata-2016-09-21-alle-10-50-31Ho messo i nomi dei siti come immagine e non come testo, per evitare di far aumentare il traffico verso di loro.
L’elenco parla chiaro.
Quando io e il tizio di Altervista ci siamo scambiati un paio di messaggi (li trovi qui) lui si è detto orgoglioso di lavorare per Altervista e che non sentiva alcuna responsabilità morale nei confronti di quello che veniva pubblicato dagli utenti che si appoggiano al loro servizio di hosting.
Io e Marta ne prendiamo atto.
Ti chiedo un favore, adesso non andare a fare casino sul canale YouTube di Marta. Non sta bene, è inutile prenderla per il culo o cercare di farla ragionare.
Non è il momento.
Così non è ancora il momento di assumersi le responsabilità del proprio traffico, o per garantire un traffico di qualità sul quale veicolare la pubblicità.

Se vuoi approfondire il tema cazzabubbolistico della sovranità, ecco un paio di link:

Il manuale di Pontilex per smontare tutta la bufala

Storia dell’OPPT

Un caso simile a quello di Marta.

Tutti gli articoli sui sovranisti su BuTac


Tutto Il Resto, WEB

Altervista, il signor Diego e le responsabilità sociali.

16 settembre 2016 • By

cyrus_the_virus

Nel marasma di commenti sul mio post della letterina, tra la varia gente che guardando il mare al tramonto fissa il bagnino, è saltato fuori un certo Diego che dice di lavorare per Altervista.
In quel post dicevo che: “La lettera diventa virale perchè si infila nelle ferite ontiche che la diffusione delle Bufale hanno aperto nella nostra società, del grillinismo d’accatto, del disinfo-controinfo-stocazzinfo fuffologico dei siti su Altervista.
Il signor Diego si è sentito chiamato in causa e ha postato questo commento:

schermata-2016-09-16-alle-20-30-01

Non so che ruolo occupi nell’organigramma di Altervista, fosse anche lo stagista che fa le fotocopie, secondo me ha sbagliato a intervenire. Perchè ora, da questo momento, lui qui è il referente di Altervista e, rivolgendomi a lui, io mi rivolgo alla società per la quale lavora.
(Temo non abbia le competenze per starmi dietro, visto quello che ha scritto dopo. Temo anche che sia stato cazziato per i suoi commenti e che a breve mi risponderà il suo capo. Forse mi sbaglio, chi vivrà vedrà) [Parentesi quadra: dico temo che sia stato cazziato perchè se lavorasse per me io l’avrei cazziato, ma anche questo è un altro discorso]
Infatti al suo commento, ho risposto così:

schermata-2016-09-16-alle-20-30-09

Dopo un po’, arriva la sua risposta:

schermata-2016-09-16-alle-20-30-17

E la mia controreplica:

schermata-2016-09-16-alle-20-30-26

Bene, signor Diego. Immagino tu abbia capito che a me piacciono i bersagli grossi e i mulini a vento. Ecco perchè rispondo a te con un post tutto tuo. Attenzione che non ho dedicato a nessuno tra i vari commentatori a vanvera che ci circondano.
Tu mi hai dato una risposta impostata su i criteri dogmatici del Web 2.0 che, come ti ho detto nella mia risposta, andavano bene in bocca a O’Reilly dodici anni fa.
Capisco che ti hanno formato così, ed è difficile (se non impossibile) sganciarsi dall’indottrinamento dei camp per social media manager.
Però, e mi scuso se vado sul tecnico, dopo dodici anni, e dopo il disastro sociale che soltanto un cieco non può non notare, è ora di mettere in discussione i principi di disintermediazione tipici di Internet.
Sulla capacità di valutazione delle fonti di informazione si fonda il nostro universo cognitivo, e dire quello che hai detto sulla “possibilità di esprimersi” è un insulto per tutti quelli che sono morti rifiutando la chemioterapia, sotto la spinta di informazioni farlocche e pseudoscientifiche che voi ospitate.
Perchè puoi ripetermi la lezione imparata a memoria sugli UGC, ma alla fine, quello che viene hostato da voi è un lungo elenco di merda pericolosa. Merda che viene condivisa, rilanciata e che crea il numero di visualizzazioni che vi fanno campare.
Magari non sai di che cosa sto parlando. Nel caso, per cominciare, puoi dare un’occhiata a questo elenco.
Ora, ti prego, non tirare in ballo la mirabile swarm intelligence che nel dorato mondo 2.0 dovrebbe (doveva) salvaguardare gli utenti dai contenuti stessi, rilevando castronerie e mettendo in luce le falle. Il wisdom of crowds oggi non esiste più. Nel momento esatto in cui l’accesso alla rete è diventato prima interstiziale e poi totale, si può parlare soltanto di herd attitude.
Voi, nel vostro business, non potete non tener conto che la maggior parte degli utenti non ha (più?) gli strumenti, critici o tecnici, per valutare correttamente i contenuti.
E no, non mi riferisco a vostre ipotetiche responsabilità legali, come dici nel tuo commento: “Non è una nostra opinione o filosofia, è la legge.
Ci mancherebbe altro, perchè all’interno di una società qualsiasi non è soltanto la giurisprudenza a dettare le norme comportamentali.
C’è la morale.
C’è l’etica.
Voi avete la responsabilità morale di quello che ospitate sulla vostra piattaforma. è una responsabilità della quale nessuno vi verrà mai chieder conto in un tribunale, ma l’avete eccome.
Quando parlo delle “ferite ontiche” che avete inferto alla nostra società mi riferisco proprio alla vostra diffusione di contenuti che minano l’essenza stessa dell’essere, dell’esser-ci e della realtà stessa in cui vivono le persone.
Nei casi più innocui ci sono i terrapiattisti, nei casi più pericolosi ci sono i siti di pseudomedicina.
La responsabilità morale c’è, anche perchè c’è il vostro cazzo di nome alla fine dell’URL.
Quindi, per favore, non nascondetevi dietro le leggi vigenti, le regolette automagiche di questa montagna di cartapesta del Web 2.0 che appena la sfiori si sgretola.


Tutto Il Resto, WEB

La lettera del papà che non ha fatto fare i compiti al figlio è lo specchio dei tempi di merda in cui viviamo.

15 settembre 2016 • By

halloween

In questi giorni è diventata virale la letterina di un papà varesotto che comunicava ai docenti di non aver fatto fare i compiti estivi a suo figlio.
Pubblicata e rimbalzata in ogni dove, metti che te la sei persa, la puoi trovare cliccando qui.
A prima vista, come tutte le cose che diventano virali, sembra una cosina divertente. E come tutte le “cosine a prima vista divertenti”, il dito indice scatta in automatico, condividendo, mettendo like, viralizzando il contenuto.
Ti ricordi quando è successa una cosa simile?
No?
Eppure delle conseguenze di quel tipo di viralità si sta discutendo proprio in questi giorni.
La viralità del “bravoh” e delle vite che si spengono.
Quella lettera è dettata dello stesso tipo di bullismo individualista, è figlia dei tempi in cui viviamo, cresce e prende la sua forza dal tremendo abisso in cui è finita l’esistenza digitale degli individui.
Basta leggerla, con attenzione, per capire la matrice di un modus pensandi davvero pericoloso, che la rete alimenta e amplifica a dismisura. È diventata virale perchè ha trovato un terreno fertile, concimato con il relativismo e l’ignoranza.
Le parole non si usano a caso, anche quando si crede di usarle a caso.

compiti-per-le-vacanze-567073

Non starò qui ad analizzare il tono passivo-aggressivo e l’assoluta autoreferenzialità egoriferita che ti investe riga dopo riga.
Lascio perdere. Quello che conta è il distacco da un lavoro comune, la giustificazione individualista a non seguire le logiche di una comunità (la classe, la scuola) in virtù di esigenze personali, perchè io sono io, noi siamo noi. Noi i compiti non li facciamo, voi sì perchè siete parte di un branco dal quale noi ci distacchiamo.
Quelli che hanno fatto i compiti?
Dei coglioni. Cazzi loro.
Si perde, in maniera assoluta e violenta, l’importanza di fare parte di un gruppo per il quale valgono per tutti le stesse regole.
Da un punto di vista educativo e sociale questo è devastante. È lo stesso tipo di atteggiamento che mi porta a non pagare il biglietto dei mezzi pubblici, o a fottermene delle regole se quelle regole non si incastrano perfettamente con i miei desideri personali.
Svilisce, annulla, azzera il ruolo dell’autorità. Qualunque essa sia. Oggi sono gli insegnanti che ti assegnano un compito, domani? Domani cosa sarà?
Siamo di fronte alla negazione frontale e compiaciuta del riconoscimento di un establishment, qualunque esso sia.
Compiaciuta perchè prima di consegnare la letterina la fotografo, in modo che possa essere trasferita in Rete e venga diffusa. In Rete, dove oggi è tutto relativo, contestabile, dalla sfericità del pianeta Terra alla medicina tradizionale. Il tutto in una costante lotta percettivo/cognitiva contro ogni genere di forma di potere costituito, scienza compresa.
Il nocciolo è tutto qui. La lettera diventa virale perchè si infila nelle ferite ontiche che la diffusione delle Bufale hanno aperto nella nostra società, del grillinismo d’accatto, del disinfo-controinfo-stocazzinfo fuffologico dei siti su Altervista.
Ci sono dei passaggi, che è bene evidenziare per mettere in luce i significanti di una semantica socialmente pericolosa, ancor di più quando vengono usati in modo inconsapevole.
“insegnarli nozioni”
E no, ciccio. Le nozioni sono quelle che si trovano smanettando su Google, forti della propria laurea all’università della vita. Quello che si insegna a scuola non sono nozioni, si chiama percorso didattico.
“ho tre mesi per insegnargli a vivere”
Scuola e vita non sono elementi separati. Si intrecciano, sia negli affetti, sia nel proprio percorso culturale personale.
Nel favoloso mondo dei due torti che fanno una ragione, possiamo anche dire che la scuola è una merda, ma sono certo che la fuori ci siano degli insegnanti meravigliosi che, alla fine, quello che fanno è proprio insegnare a vivere, nel senso più cartesiano del termine, ovvero: insegnano a pensare.
“diversi docenti, psicologi e avvocati condividono il mio pensiero”
Quali?
Fonti?
Nomi?
Chiusura tipica della comunicazione Web da Bufala, patrimonio nazionale di questi tempi.
“avvocati”
All’appello mancavano solo loro. Sottintende una minaccia? Fa riferimento allo studente bocciato tre volte e al titanico ricorso al Tar?
“sono comunque”
La forma concessiva modale sta a dire che mi non mi devi rompere i coglioni, ma siccome sono buono, ti concedo il lusso di una mia eventuale risposta alle tue perplessità.
Ho fatto un giretto sulla pagina Facebook del genitore in questione. A parte la solita, ovvia vista le posizioni, simpatia per una certa forza politica, ho visto la condivisione a pioggia dei link ai quotidiani hanno diffuso la letterina.
Ma come? I media tradizionali, i giornali di regime, non erano il male assoluto al servizio dei potenti?
Ora, tirando le somme.
Può darsi che questo mio post scateni dibattito, nel caso in cui venga coinvolto il padre del ragazzo in questione io non gli risponderò.
Dopo vent’anni di presenza in Rete ho capito un unica cosa importante: l’inutilità del confronto.