La cosa più brutta di questo referendum sei tu.

 

Ho 45 anni, e da almeno 25 vivo in una costante campagna elettorale.
Mentre qui da noi si va avanti per slogan, provocazioni, arruffamenti di popoli, propaganda, promesse, illusioni, rancori, tifoserie, il resto del Mondo vive la sua vita.
Il resto del Mondo vive il suo presente e prepara il suo futuro.
Qui no. Qui è un passare da un serraglio politico-televisivo all’altro, da una frase fatta all’altra, da cori da stadio di faremo, diremo, vedremo, saremo.
Abbiamo perso treni, torpedoni, filobus, macchinine a pedali e monopattini.
Ma chi se ne frega. L’importante è polemizzare, puntualizzare, discutere, fare i distinguo e i punto a capo.
Con la campagna legata a questo referendum stiamo toccando livelli di bassezza mai visti prima. Non è più un confronto politico, è una rissa ben alimentata e favorita dai social network che, mi preme sottolinearlo, del nostro referendum non gli frega un beneamato cazzo perchè i loro culi stanno in California.
Non ti dirò cosa voterò. Non ti deve importare che cosa voterò. Quello che ti deve importare è la scena di cui stai facendo parte.
Da un lato ci sono gli hooligans del No. Che se vince il No, sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno.
Dall’altro lato ci sono gli ultras del Sì. Che se vince il Sì, diventeremo per magia un Paese civilissimo e modernissimo, tipo meglio della Svezia.
Qualunque sia la tua posizione a riguardo, visti i toni, tu non sei da una parte o dall’altra, tu sei nel mezzo. E ti stanno menando.
Perchè comunque vada, non sarà mai tre volte Natale e non saremo mai la Svezia. Saremo sempre i soliti, usuali, italiani cazzari di sempre.
La cosa più tragica, è stata l’evidente necessità propagandistica tifoseristica, di far comprendere le cose a tutti. Un “a tutti” indistinto, orizzontale e disintermediato, un “a tutti” senza la preparazione per sostenere un qualunque tipo di discussione, anche solo sul tempo che fa, si ritrova così pronto per dire le sue cosine politiche nelle migliaia di discussioni a riguardo. Ripetendo tipo pappagallo gli slogan, le frasi fatte, le provocazioni e tutto il “pacchetto discussione” che gli è stato fornito.
Questa non è politica. Questo non è discutere di politica. Se non hai le basi per parlare di politica, se non hai gli strumenti, prima te li fai. Apri un cazzo di libro, studi la storia del nostro Paese e poi, soltanto poi, vai in giro a dire la tua.
La libertà di espressione funziona come funzionava quando avevi cinque anni. Arrivava un certo punto in cui gli adulti parlavano tra di loro e tu eri libero di esprimerti infilandoti le dita nel naso. Non è la strategia corretta dover portare, sempre e per forza, la discussione a un livello comprensibile per gli idioti.
Mi preoccupa non aver ancora capito come mai, ad alcuni apparati dello Stato, la situazione paralizzante in cui ci troviamo va benissimo.
Non c’è alcun segnale di contrasto, o di semplice attenuazione.
Mi angoscia leggere commenti che parlano di forche per i complici e i collusi, o di passare per le armi i traditori che voteranno “Sì”.
Credo che l’Italia in fatto di stragi abbia già dato. Credo che in un Paese con una storia violenta come la nostra certe frasi non vadano prese alla leggera. Eppure, nel marasma della discussione digitale quel tipo di violenza passa come un inutile brusio di sottofondo.
Sai perchè? Perchè state urlando tutti come se spendessimo le nostre intere esistenze in una curva allo stadio.
Ho 45 anni, da almeno 25 vivo in una costante campagna elettorale, e ti dirò che ne ho un po’ piene le palle.
Ma a te invece piace da matti, a quanto vedo.