Storie di ordinario web_Dalla sovranità individuale al TSO.

Questa è una storia vera.
È un racconto basato su diverse altre storie, unisce e mette assieme una serie di fatti, di teorie, di esperienze che hanno un denominatore comune. Nascono in rete e finiscono per modificare, nel senso più profondo e ampio del termine, la realtà stessa degli individui.
Questa è una storia su come, attraverso la rete, sia possibile alterare in modo irreversibile il proprio Essere, con tutti i danni che ne possono conseguire, quando non si hanno gli strumenti cognitivi o tecnici, per valutare in modo corretto contenuti.
Questa è la storia di Marta.
Marta non è il suo vero nome, ma a me piace chiamarla così.
Marta è una donna attorno ai trent’anni. Una mamma. Abita nel nord d’Italia, e ha un po’ di problemi. Capita. Viviamo in tempi difficili e i casini sono dietro l’angolo per tutti.
Marta però, ha un problema grosso.
Forse ha perso il lavoro, forse soffre un po’ di depressione post parto, forse ha fatto qualche errore, forse ha litigato con il marito e si sono separati. No, per lei non è in un bel momento. Fatto sta che i servizi sociali le hanno portato via la sua bambina.
Io non riesco nemmeno a immaginare il dolore che può provare una madre quando intervengono le istituzioni in questo modo. Deve essere un momento tragico, terribile.
Marta, come farebbe qualsiasi altra madre, cerca il modo di riprendersi la figlia. La rivuole. In qualunque modo, costi quello che costi.
In qualunque modo.
Costi quello che costi.
Vuole informarsi, vuole studiare, vuole capire come funzionano le cose quando nella tua vita irrompono i servizi sociali. Ha bisogno di documentarsi, deve capire le prassi, deve capire che cosa fare. Marta fa quello che facciamo tutti, apre internet e si mette a cercare su Google.
Ti ricordo che Marta sta attraversando un periodo difficile, ti ricordo che Marta ha parecchi problemi in questo momento.
Marta non sta bene.
Forse è per quel motivo che, invece di rivolgersi a un avvocato, si mette davanti allo schermo del suo computer. Notte dopo notte, sito dopo sito, Marta entra in contatto con il mondo della Sovranità Individuale, della Legale Rappresentanza, dell’UCC e del OPPT.
Io, te, e le altre persone con un minimo di equilibrio, sappiamo come verificare i contenuti, sappiamo un pochettino più di lei come usare il Web. Siamo lucidi e logici, sappiamo che quelle sono tutte delle bufale. La Sovranità, la Legale Rappresentanza, e il circo dei clown che si ribellano al sistema a colpi di carte bollate, non sono altro che delle titaniche cazzabubbole legal-fantasy. Noi lo sappiamo.
Ma noi non siamo deboli e nei casini come Marta.
Marta si infila in quel mondo di peracottari e prende per vero tutto quello che legge.
Poi, dopo aver studiato ed essersi preparata per settimane, va ad affrontare il suo nemico.
Le assistenti sociali.
Ci va armata di telefonino e riprende l’incontro, perchè così fanno i paladini di quella gran fesseria della Sovranità Individuale.
Riprende tutto e posta la sua “Applicazione della sovranità individuale” su Youtube.
Il video è questo. E no, non fa ridere. No davvero. È soltanto l’agghiacciante testimonianza del dolore e del disagio profondo di una persona.

(Se il video viene tolto avvisami, l’ho scaricato e ne ho una copia)
Che cosa succede in quella stanza?
Succede che una donna dalla voce tremante, sfinita per una situazione che demolirebbe ognuno di noi, va di fronte a chi deve decidere se ridarle le sue figlie armata di una sequela di balordaggini finto-legali che ha letto su Internet, su siti dove sono spacciate per reali, vere e applicabili in tribunale.
Marta è in buona compagnia, adesso, in questo momento, ci sono migliaia di persone che sguazzano in quel mondo lì. Un paio di loro sono già finiti in TSO, ad altri, dopo raffiche di raccomandate e visite di ufficiali giudiziari, hanno dovuto vendersi pure le scarpe per mettere assieme due lire e pagare i debiti e le spese processuali.
Forse Marta ha visto un video del 2014 messo su YouTube da Salvatore Della Discendenza Idiota, questo video:

Ai tempi fu rimbalzato su molti altri canali, e Salvatore Della Discendenza Idiota venne intervistato da parecchi Idioti suoi simili.
A oggi non se ne sa più nulla, ma è probabile che Salvatore sia stato condannato in contumacia e che ora sia da qualche parte a far rimbalzare una pallina su un muro.
Ma in cosa crede Marta? Di che cosa sta parlando, con voce rotta, alle assistenti sociali?
La teoria-fuffa della Sovranità Individuale nasce all’estero, in ambienti radicali cospirazionisti vicini all’ultradestra antisemita. Arriva da noi circa nel 2013, e da allora, mano a mano che la teoria veniva smontata pezzo dopo pezzo, ha assunto aspetti diversi, evolvendo e adattandosi ai tempi. Oggi ci sono almeno tre gruppi di “pensiero”, in lotta tra loro, che portano avanti gli stessi concetti in modi paralleli.
Su tutto l’impianto para-fanta-legale sovranista pesano enormi errori di fondo, errori che anche uno studente bocciato in diritto potrebbe evidenziare in tempo zero. Vengono mescolati i diversi tipi di Diritto, vengono interpretati alla lettera leggi e codici, ignorando il linguaggio specifico della giurisprudenza, viene fatto un calderone unico dove si mescolano la Civil Law con la Common Law. Ci sono richiami al NWO, alle Scie Chimiche, al Grande Complotto delle Banche, all’antivaccinismo e gli Illuminati. Tutte queste teorie trovano un terreno fertilissimo in questi tempi di Relativismo Assoluto. (di Relativismo Assoluto ne parlo qui)
L’assunto iniziale è che l’Italia, essendo iscritta al SEC come Republic Of Italy, sia in realtà una SPA e non uno stato, ed essendo un organo commerciale deve rispondere alle regole dell’UCC.
Il SEC è il registro degli operatori della borsa americana, e l’Italia, che in quella borsa vende i suoi titoli di stato, deve esserci per forza. Ma non come SPA. Se si va a controllare, il nostro Paese è registrato come Governo Estero, e non come Corporation.
La Corea Del Nord, non avendo alcun rapporto commerciale con gli Stati Uniti, non è nemmeno presente in quel registro. (Nel mondo ribaltato dei Sovranisti, questa invece è la conferma del loro pensiero)
L’UCC è l’Uniform Commercial Code, ovvero l’insieme delle leggi che regola il commercio negli Stati Uniti. Come è ovvio che sia ha valore solo e soltanto negli Stati Uniti.
Ma qui arriva il bello. Siccome i Sovranisti italiani parlano lo stesso inglese di Celentano in Prisencolinensinainciusol, hanno tradotto “States” come Stati, estendendo, nella loro mente, la giurisdizione dell’UCC a tutto il mondo. Poco importa far notare che c’è una differenza abissale tra States (Interni All’Unione) e Countries (Paesi Esteri).
Ci sono anche mille altre amenità, che vengono usate da Marta in quel video, come la Firma in Umido e la costituzione dei trust, magari ne parleremo una prossima volta.
Cosa sostiene Marta?
Porta avanti la teoria che, seguendo le regole autoavveranti del silenzio-assenso, una banda di cialtroni che ora sono in galera o si sono dati alla macchia, ha depositato all’UCC un atto che sentenzia l’illegalità e l’assenza di potere degli stati, delle banche e di tutti i tribunali.
“Siete stati pignorati”, che in italiano, messa così, non significa nulla, è la cattiva traduzione da un inglese fanta-legalese. Ci sono un paio di punti chiave che Marta rispetta alla perfezione. Per esempio la “fede” nel numero di protocollo.
Per gli abbindolati dal sovranismo, ottenere il numero di protocollo per un’autodichiarazione è il punto di svolta. In realtà il numero di protocollo è soltanto una banalissima ricevuta che registra il fatto che tizio a quell’ora e quel giorno ha depositato un documento.
Il protocollo non dona alcun valore giuridico al documento che è stato depositato.
Io posso farmi protocollare una dichiarazione dove mi autoincorono Imperatore dell’Acqua Tonica, ma ciò non mi rende automaticamente padrone della Schweppes.
Spesso, ça va sans dire, il documento protocollato finisce in un cassetto e non lo vede più nessuno.
Però, per funzionare, la cazzabubbola sovranista doveva spingere il più possibile sul pensiero magico e sulle profezie autoavveranti. Infatti, tutto il protocollo operativo dei sovranisti e similari si basa su un principio che alcuni di loro chiamano NAC: Notifica di Accettazione Condizionata.
Quando un qualsiasi organo istituzionale riceve e protocolla una loro dichiarazione, il ricevente ha un tot di giorni per smentire o chiedere chiarimenti. Altrimenti, se l’istituzione non risponde, vale la legge del silenzio-assenso e ciò che è scritto nel documento protocollato assume il valore legale di contratto.
Immagino le risate che si fanno nelle procure, all’agenzia delle entrate e nelle banche quando ricevono documenti di quel tipo.
C’è gente che è stata portata via a forza da infermieri grossi in camicie bianco. E, davvero, l’unica cosa che mi fa girare i coglioni a mille è che le spese per il loro TSO le pago io con le mie tasse.
Marta.
Devo rimanere su Marta. Non devo dire parolacce e devo raccontarti di Marta.
Intorno al minuto 5:30, una delle assistenti sociali, tra il perplesso, lo sbigottito e a un passo da chiamare la neuro, sfogliando le carte, più o meno dice a Marta:
– Qui c’è tanto lavoro, lei ci ha perso tantissimo tempo…
– Dopo il parto, invece di impazzire, mi sono messa a studiare.
Così risponde lei.
E secondo te, dove ha studiato Marta?
Ci sono tantissimi siti che trattano dell’argomento, tutti quanti attendibili come un baro professionista in un saloon di Kansas City. Oltre a loro c’è una vasta serie di blog che rimbalza, crea, diffonde contenuti simili.
I blog sono hostati su diverse piattaforme, ma un servizio di hosting vince su tutti. Vediamo un po’ dove sono la maggior parte dei blog che parlano di sovranismo e altre stronzate.

Ho messo i nomi dei siti come immagine e non come testo, per evitare di far aumentare il traffico verso di loro.
L’elenco parla chiaro.
Quando io e il tizio di Altervista ci siamo scambiati un paio di messaggi (li trovi qui) lui si è detto orgoglioso di lavorare per Altervista e che non sentiva alcuna responsabilità morale nei confronti di quello che veniva pubblicato dagli utenti che si appoggiano al loro servizio di hosting.
Io e Marta ne prendiamo atto.
Ti chiedo un favore, adesso non andare a fare casino sul canale YouTube di Marta. Non sta bene, è inutile prenderla per il culo o cercare di farla ragionare.
Non è il momento.
Così non è ancora il momento di assumersi le responsabilità del proprio traffico, o per garantire un traffico di qualità sul quale veicolare la pubblicità.

Se vuoi approfondire il tema cazzabubbolistico della sovranità, ecco un paio di link:

Il manuale di Pontilex per smontare tutta la bufala

Storia dell’OPPT

Un caso simile a quello di Marta.

Tutti gli articoli sui sovranisti su BuTac

12 thoughts on “Storie di ordinario web_Dalla sovranità individuale al TSO.

  1. Ciao Diè,
    Ho letto i tuoi scambi con il tizio di Altervista in maniera molto appassionata. Chiariamoci, penso anch’io come te che ormai loro si reggano sul clickbait di questi siti di merda (si, ho scritto merda), e penso che in ogni caso sia moralmente errato che loro si riparino dietro questo muro di belle parole senza minimamente dare cenno di voler affrontare la questione, pur rispondendo a una persona come te che li stigmatizza di una loro, se vogliamo, reale mancanza. E fin qua spero tutto bene.

    Ora, se non sbaglio io ho letto un bel po’ dei tuoi scritti e per quanto mi piaccia l’atteggiamento genuinamente sincero e accusatorio, non mi pare che tu abbia proposto una soluzione a tutto ciò. Quello che ti chiedo quindi è proprio questo: come pensi che Altervista possa porre rimedio a questa situazione incresciosa?

    Sai quale è un altro sito che è stato lanciato su Altervista? Lercio. A livello di contenuti, la differenza tra Lercio e un altro sito di questi tipo il iltiziochecaga dot altervista dot org è nulla: entrambi pubblicano sesquipedali castronerie facendole passare per vere.

    A livello di libertà d’espressione dell’individuo, tu come configureresti un intervento di un service provider in tale senso? Hai ideato un sistema per cui un provider sia legittimato a chiudere tiziochecaga e non Lercio, pensi che debbano chiudere entrambi? Sono sinceramente curiosissimo, perché da quello che hai scritto emerge solo che (a me pare) tu non voglia che un sito tipo Lercio subisca un atto di questo tipo, mentre tiziochecaga si. Oppure, se non ho capito, scusami.

    1. Da qualche parte l’ho detto, ma nel marasma di commenti si è perso…
      🙂
      La prima idea che ho, è un investimento in formazione.
      Considero “persa” questa generazione, ma si può lavorare per fornire gli strumenti critici alle successive.
      L’ora di internet, per dire, pagata e finanziata da chi fa soldi con la fuffa.
      Questa è una mia primissima idea.

      1. Non mi va tantissimo di iniziare coi luoghi comuni di “il popolo ignorante conviene ai padroni” – ma il popolo ignorante conviene ai padroni 😀

        Detta la sequela di cose becere e populiste: si, è una buona soluzione, sul lungo termine. In realtà gli strumenti secondo me già li abbiamo, visto che mi sono fatto cinque anni di liceo classico in cui ogni cazzarola di anno ci scassavano i cabasisi con il lavoro di selezione delle fonti per il nostro mentula di saggio breve. Purtroppo, se questo ha contribuito a rendere la mia mente già “discriminante” per sé solo più adatta alla scrittura, e penso che qualcosa di simile sia successo anche a te, pare non avere effetto sul resto della popolazione terrestre, che si appresta ad eleggere governanti di stampo estremista nazionalista in ogni area del globo, mentre condivide immagini di bambini raggianti, caffè con le roselline intorno e articoli da siti di dubbia provenienza.

        È ora di guardare la realtà per quella che è: l’internet è suddivisa in chi compra droga e prestazioni di assassini su silkroad/babylon, “buongiornissimoooo, kondividi se sei indignato”, e noi normodotati che, in minoranza, scuotiamo la testa. E quella dei buongiornissimi non è una generazione, è e resterà così, secondo me sono percentuali immutabili.

        Possiamo solo sperare 😛

    2. La principale differenza tra Lercio ed ad esempio unicouniverso, è che Lercio usa un modo di espirmersi che grida allo scherzo. Descrizioni assurde degli autori, titoli senza testo o con testo assurdo (basti pensare a quanto sono spesso assurdi i luoghi delle “notizie”). Già il nome del sito e il suo sottotitolo ti mettono in guardia. Lo stesso modo di fare di Ermes Maiolica, che offre sempre al lettore la possibilità di capire che le sue sono bufale (ad esempio l’uso di foto storiche di repertorio o mettere la propria immagine sulla bufala).
      Ad esempio: http://www.lercio.it/respiriana-fa-un-giro-in-cabrio-e-muore-di-indigestione/

      TV2000 con il programma Revolution ha invitato sia la redazione di Lercio sia Ermes per parlare di questo fenomeno. Se riesco a ritrovare la puntata passo il link.

      Ora per mitigare il problema si deve agire su due fronti: creare un sistema di istruzione che da alle persone gli strumenti necessari per sviluppare un senso critico, ed aiutarlo in questo percorso, anche attraverso lo studio della logica (Infatti penso che alle elementari dovrebbero ridurre il tempo dedicato alle nozioni (perchè a mio avviso non ha senso fare un programma 3 volte, ad esempio quello di storia che si fa sia alle elementari, sia alle medie sia alle superiori) e reintrodurre ed aumentare questa benedetta ora di educazione civica, complementata da un ora di educazione logica.), senso critico che deve essere allenato per tutto il sistema scolastico. Altro fronte è quello di iniziare apunire seriamente quei giornalisti (come Gioia Locati) che diffondono su testate importanti contenuto non verificato (bufale, non notizie (es: http://www.butac.it/iphone-non-primo-aprile/)), falso (come ad esempio la locati che difende a spada tratta metodo di bella, intervistando un tizio, che afferma di essere medico quando non lo è) o gossip.
      Oltre a far uscire completamente la pseudoscienza e la pseudogiursiprudenza dalla politica.

  2. Perfetto! Cioè la storia è agghiacciante ma immagino dovesse essere cosi.

    Mi ha colpito come il botta e risposta sul primo commento (sabrunobia vs. l’autrice del post) mostri come su internet a volte ci sentiamo abbastanza distanti da poter dire cattiverie ignobili che non diremmo mai in faccia a uno sconosiuto per strada, a volte cosi vicini da chiedere scusa con empatia come non faremmo mai con uno sconosciuto per strada. Durante la stessa conversazione, nel giro magari di pochi minuti.
    Non ho capito bene che vuol dire, ma nel dubbio l’ho presa come una speranza.

  3. Ho sempre guardato ad Altervista, come anche Facebook e tutti i social vari come a dei mezzi. Sono strumenti, esattamente come un coltello: questo lo puoi usare per tagliare il pane, sbucciare la frutta ecc., ma lo puoi anche piantare nella pancia di qualcuno. O tagliargli un dito, o sgozzarlo.
    Ecco, il problema allora, mi sembra marginale relativamente alle piattaforme che ospitano i contenuti. Oddio, marginale per modo di dire… ma la loro responsabilità sarebbe tutt’al più etica. Come quella dei produttori di coltelli (sembra che voglia difendere Altervista… cerco solo di mettermi nei loro panni per provare a capire quali sarebbero le loro responsabilità e i loro doveri).
    Il problema, IMHO, sono le persone che li usano. Così come esistono i finti carabinieri che entrano in casa degli anziani e si fanno consegnare in mano tutto l’oro, senza minacce, ci sarà sempre qualcuno che sul web cercherà di convincerti di qualche stronzata e troverà sempre qualcuno disposto a credergli. Tutti i corsi e i messaggi agli anziani, sul “non fatevi fregare” arginano il problema, forse, ma non lo risolvono.
    Il nuovo internet degli smartphone ha sicuramente amplificato questa tendenza, ma c’è sempre stata, tu dovresti saperlo bene, se ricordo alcuni vecchi post. Gli smartphone hanno scoperto un buco che era già enorme. Dico scoperto, perché non penso sia nato con l’internet: probabilmente chi crede a queste cose in internet è disposto a crederci anche nella vita reale. Conosco gente che pensa che Le Iene facciano informazione seria, per dire, al punto che probabilmente loro la ritengono l’unica fonte affidabile (non ci ho tenuto ad approfondire l’argomento). Per questo, sono abbastanza convinto che per quanto si cercherà di arginare il fenomeno, non funzionerà mai. Si troverà sempre qualcuno che lucra sulla credulità della povera gente, perché è così dall’inizio del mondo. E troverà sempre qualcuno disposto a credergli, perché, la maggior parte della gente ha bisogno di credere in qualcosa. Posso immaginare come si sia sentita la povera ragazza qui sopra: si è sentita tradita dal potere costituito, perché mai avrebbe dovuto far valere le sue ragioni seguendo le sue regole?

    1. Vedila da un altro punto di vista: io ho una ferramenta.
      Mi è arrivata una vecchia torda, tremolante, di quelle vecchie convinte di sapere tutto e di fare tutto benissimo.
      Voleva una motosega.
      Che, al pari del coltello della tua spiegazione, è un utensile degno, onesto ed onorevole: neutro.
      Il problema è che la vecchia scema voleva comprare la motosega perché c’era l’albero del condominio che sbidiguglia la randa, e il nipote non glielo taglia, e l’amministratore di condominio confadina il confine come fussa il geometra Antani: un quarto d’ora di spiegone confusionale.
      Si intravedeva, nella nebbia, che nessuno va a tagliare l’albero perché l’albero è sul terreno altrui e sta bene dove sta.
      Ma il succo era che la Vecchia scema voleva giustiziare quell’albero perché lei “aveva diritto” e quindi voleva imbracciare la motosega in persona ed eliminare il problema.

      Avrei potuto orgogliosamente vendere una ottima motosega ed essere soddisfatto dell’efficienza Altervistiana del mio negozio.
      Io ho menato il can per l’aia, gli ho detto che erano finite, che se aspettava un mese c’era lo sconto e tarapia tapioca se vuole a destra per due.

      Perché se gli davo in mano una motosega, questa si sbrindellava.

  4. Ho visto il video (e letto gli ultimi articoli).
    Ho visto il video e mi viene da piangere per questa signora (o ragazza) completamente fuori dal mondo che si aggrappa a cose fuori dal mondo portate avanti da disonesti criminali.

    Sicuramente una formazione sul mondo del web nelle scuole sarebbe utile ma non necessaria. La scuola funzionerebbe così com’è se TUTTI i cittadini frequentassero presenti a se stessi tutti gli anni obbligatori.
    Quelli che oggi hanno difficoltà a distinguere le amenità palesemente false (occhio perché ci sono anche bufale sottili in cui al primo impatto e forse al secondo rischio di cascare anche io che mi reputo abbastanza scafato) sono quelli che si sono barcamenati a scuola per TOT anni con gran fatica a cui se avessi aggiunto un’ora di logica/internet/quellochevuoi sarebbe passata sotto il naso senza sortire effetti.

    Andrebbe fatto un investimento sulla qualità della scuola (insegnanti e la loro formazione, edifici, materiali, rapporto con la società e le famiglie) in toto per ridurre il numero di quelli che vivono gli anni dell’obbligo parcheggiati nell’insofferenza e destinati all’ignoranza (e qualcuno anche alla criminalità); questi finiranno sia per non avere fiducia nel sistema scolastico sia per vedere il sistema (o lo stato) in generale come un nemico oppressore e riporranno il loro bisogno di fiducia in altro che “””combatte””” lo stato oppressore.

    Questi avendo la fiducia riposta male sono semi-impossibili da convincere a tornare verso la realtà delle cose, noi ce la stiamo suonando e cantando ma è un cerchio chiuso che non ha bisogno di illuminazioni particolari e questi fuori dal mondo senza fiducia tutta questa roba lunga non la leggeranno mai.

    Riprendere alla vita questi sciagurati è molto difficile a volte ci riescono le persone che li circondano nella realtà.
    L’ invito che faccio a chiunque legga questo commento dalla punteggiatura e grammatica traballante è prima di pensare a programmi utopistici o a cosa Altervista dovrebbe fare è guardarsi intorno e parlare ai propri cari che sono partiti per la tangente complottistica.
    La soluzione sta nell’evangelizzazione verso i cari e verso quelli che ci ascoltano, è un dovere morale e vi stupirete dei risultati ottenuti (se lo fare portate pazienza e non incazzatevi).
    Poi alle elezioni comunali/provinciali/ditutto scegliere i candidati che nel programma hanno le manovre migliori per il sistema scolastico (che poi il programma non venga mai rispettato o spesso non esista proprio è un altro discorso).
    Eventualmente a inserirsi candidandosi nel comune (ecc…) cercando di fare qualcosa di buono.

    Non dico che le discussioni qui non servano a nulla ma secondo me se si vogliono veramente cambiare le cose devono essere l’inizio verso qualcosa di reale e concreto (altrimenti le cose rimangono sempre così di merda e non cambia nulla).

    Aggiungo su Altervista che purtroppo è un’azienda che risponde solo al suono dei dollari tonanti quindi tutto ciò che non ne genera e non è obbligo di legge è giusto che non lo facciano (per i propri conti). Penso siano parte del problema (così come un giornale cartaceo non pubblica annunci “A.A.A. cerco assassino per mia moglie” e fa un controllo dovrebbero fare loro) e intervenire nei commenti per autoassolversi su come è bella la NON censura è ridicolo dato che come dimostrato qui e in altre sedi non c’è bisogno di un tribunale, un semplice controllo (soft e silenzioso) umano farebbe grandi risultati. D’altronde se uno mi caga in salotto ma nel contempo mi allunga 5 euro io lo caccio di casa comunque, lui, la sua merda e i suoi 5 euro.

    (Scusate per tutta questa lungaggine)

  5. Ciao Diego.
    Ho conosciuto il tuo blog da poco – da alcuni link messi sull’account del sito BUTAC, di cui sono lettrice da diversi anni.
    Io provo molta rabbia quando leggo storie come quella della signora Marta, o altre similari; situazioni drammatiche che, già cattive di suo, tramite un uso smodato della rete, arrivano a far toccare il fondo a chi le vive; partendo da questi delle “sovranità individuali”, fino ad arrivare a chi si affida a cure improbabili per poi morire rabbioso di dolori anche in quadri clinici in cui le percentuali di salvezza sarebbero molto alte.
    Certe situazioni, razionalmente, non me le spiego e non riesco, sinceramente, a giustificarle con il banale “sono persone disperate, si aggrappano a tutto”.
    Anche i miei familiari quando sono nata io e si è capito che non ci vedevo, erano disperati… eppure si sono attaccati alla scienza, alla medicina, e quando fior fiore di medici gli hanno detto che “per la bambina non c’era niente da fare”, si sono fatti un mazzo tanto, per potermi garantire una vita più autonoma possibile.
    E avanti coi computer, sintesi vocali, e roba varia. E alla fine, adesso ho un lavoro che mi piace, proprio nel settore ICT.
    Non spiego qui cosa è uno screen reader, perché non è il posto adatto, chi vuole può tranquillamente digitare su Google “apple accessibility”, “iphone accessibility”, oppure Windows “non visual desktop access” e similari.
    Però il primo approccio con l’internet, ancora in un’era pre-social e pre-instant messenger, quando erano in voga i canali IRC e le web chat, dire in rete “sono donna” equivaleva -ed equivale tutt’ora- a messaggi espliciti e molestie, per fortuna non son tutti così ma una buona parte che si fa notare; aggiungerci “sono non vedente”, cosa che magari accadeva perché per qualcuno il primo approccio con l’utente nuova era mandar la foto… era un’accozzaglia di messaggi di cui il più gentile era “non può essere, fai troppo pochi errori di scrittura”.
    Succede tutt’ora ma il massimo di risposta che do adesso, è “se tu hai bisogno di guardare la tastiera e scrivi con un dito invece di 10, l’handicappata non sono io” ma all’epoca -1998-, mi faceva star parecchio male.
    Per cui le mie cazzate compreso far finta di essere un’altra persona, pensando che fosse l’unica strada possibile per non incontrare i leoni da tastiera, le ho fatte pure io, per la serie: se dico la verità mi considerate un fake, bene, divento un fake sul serio. E almeno così mi considerate una persona vera. 🙂
    Atteggiamento sbagliatissimo da cui per fortuna sono riuscita col tempo a tirarmi fuori, però, quello che non capirò mai, è: perché cavolo la gente è pronta a bersi tutto quello che gli viene detto, salvo poi tirare fuori le teorie del complotto di fronte alle cose vere?
    Se io gli dico che sono una persona non vedente e utilizzo un lettore di schermo, loro invece di chiedersi cosa sia il lettore di schermo e approfondire, mi accusano di essere una falsa invalida… o di dire così “per attirare l’attenzione”.
    Se invece gli racconto di fare lo stesso lavoro -quindi consultant in un’azienda ICT- ma di essere uomo senza dare alcun dettaglio ulteriore, senza parlare di disabilità e magari mandandogli una foto fornitami preventivamente da qualche amico sfogliando i siti degli attori o gli sportivi… cascavano come delle pere mature.
    Io oramai ho smesso di pensare a eventuali soluzioni per risolvere il problema del clickbaiting, avendo capito che a chi lo sponsorizza, non interessa di danneggiare le persone.
    Anch’io sono stata danneggiata da chi aveva fame di clickbaiting
    http://www.butac.it/giornale-canone-rai-ai-ciechi/
    ho tentato pure di utilizzare i metodi legali per far valere le mie ragioni… non è servito a niente e l’articolo dannoso è ancora là.
    A chi dice delle generazioni che potrebbero essere educate dalla scuola, sì, è vero; però continuo a non capire: mi si spieghi come mai siamo in diverse persone -non sono l’unica- con una o più disabilità, che ci teniamo alla verifica delle fonti e buttiamo letteralmente all’aria le bufale e chi le condivide
    eppure non abbiamo ricevuto qualsivoglia educazione “speciale” alla verifica delle fonti
    Invece c’è gente, che in teoria dovrebbe avere tutti e 5 i sensi funzionanti, a cui il cervello funziona solo a metà.
    Credo che dire a un complottaro che ha torto, sia equivalente a insegnarmi ad appaiare per colore tutta una serie di calzini uguali identici al tatto
    Una perdita di tempo

  6. Rileggendo il post scritto ieri, mi sono resa conto di un mezzo equivoco
    Parlavo del fatto di essere stata danneggiata dal clickbaiting – messa così, pareva quasi che “l’articolo dannoso è ancora là”, si riferisse al link di butac, postato poco sopra.
    No, invece, “l’articolo dannoso” si riferisce ovviamente a un articolo de ilgiornale, intitolato “la rai fa pagare il canone pure ai ciechi”, in cui il giornalista sostiene di avermi intervistato sull’argomento, intervista ovviamente mai avvenuta, con cose messe in bocca a me che non sono mai state dette e che sono, tra l’altro, contrarie in tutto e per tutto alle mie modalità di pensiero -mai penserei che il televisore sia un soprammobile per esempio-.
    Per quanto riguarda invece situazioni simili a quella della signora Marta,
    anche quando si tratta di malasanità c’è troppa gente che ci marcia sopra, e questo sia in internet sia in reale.
    Gente che si traveste da giustiziere delle vittime della malasanità, proponendoti di seguirti e chiedere risarcimenti milionari contro chi è stato cattivo cattivo, a loro dire sostengono i disabili, con il cuore…
    E poi, in quali parcheggi mettono il loro cayenne secondo te?

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