Ti piace come è diventato il web?

Questo è un articolo lungo, quindi fuorimoda. Riprende le mie riflessioni sul web contemporaneo. Qualcosa ho già detto qui. Poi ho cambiato idea, poi ci ho pensato ancora, poi vado avanti a pensarci.

Un milione di anni fa accedere a internet aveva dei costi altissimi. Pagavi l’abbonamento al provider che ti forniva il servizio web, poteva essere una formula settimanale, mensile, a ore… E pagavi anche la telefonata per connetterti che facevi via modem. Non esistevano tariffe diverse per il traffico dati, era una chiamata al costo pieno di una normalissima telefonata urbana.

L’abbonamento web aveva in genere un prezzo accettabile, la vera legnata nei denti arrivava con la bolletta telefonica.
Nel marzo del 1999 Tiscali, per primo, decise di fornire gratis l’accesso al word wide web.
Soru venne accolto come un salvatore. Dovevi sempre sostenere i costi della telefonata, ma almeno potevi rimanere connesso per tutto il tempo che volevi. A quel punto la “legnata nei denti” della bolletta telefonica divenne un Kurgan che ti apriva in due con una motosega. Anche perché, capirai, nel giugno dello stesso anno arrivò Napster.
Comunque, ai tempi, non tutti accolsero Tiscali Free Net in modo positivo.
Ricordo una discussione su Usenet dove qualcuno sosteneva che quello era il primo passo verso la fine di internet. Il ragionamento suonava così: Con l’internet free arriveranno qui un sacco di imbecilli e rovineranno tutto.
All’epoca non ero per niente d’accordo e non lo sono tutt’ora. Anche se faccio molta fatica a digerire le dinamiche del web attuale, l’accesso alla rete deve essere libero.
Ma, in un certo senso, quella discussione preistorica aveva già messo in luce i problemi relativi alla rete-di-massa. Dove il problema è tutto nella massa e non nella rete.
Il web diventa per-tutti nel 2011, quando le vendite degli smartphone e dei device portatili superano quelle dei computer da scrivania.
Doveva essere l’inizio di una nuova favolosa era digitale, invece ha soltanto aperto le gabbie, in un modo repentino e irreparabile.
Tutto cambia quando in rete ci arrivi con quel coso che ti porti in tasca, e non più attraverso un monolite statico appoggiato su un tavolino.
Il cambiamento inizia da lì. Dall’avere il web in tasca.
O meglio: il cambiamento arriva con l’accesso al web e la digitalizzazione dei contenuti tramite un dispositivo portatile che non stai pagando, ma che ti ha offerto, agevolato, proposto, comodato, dato a rate il tuo gestore telefonico.
Il vuoto pneumatico del populismo un tanto al chilo sostiene che i contenuti non devono essere a pagamento perché: ho già speso parecchi soldi per il supporto, e allora devo avere tutto aggratis. Minchiata. La percentuale di quelli che hanno comprato il loro device in contanti è irrisoria rispetto ai comodati, ai rateizzati, agli agevolati. Quindi il problema è di origine prettamente culturale. Lo Italiano vuole le robe aggratis e basta. Il costo del device è soltanto una scusa, una tipicità italica, come la macchina in seconda fila o la furbizia nel saltare la fila.
Con il web in tasca arrivano davvero tutti. Soprattutto quelli che non hanno mai usato un computer. Compresi quelli che non hanno mai aperto un libro, quelli ad alfabetizzazione minima, quelli che nella loro vita hanno sempre e soltanto guardato la televisione. E che cosa guardavano in televisione?
Lo dicono i numeri.
Guardavano la peggio-merda e la guardavano gratis.
Davvero pensavamo che i peggio-merda dipendenti, con un device qualsiasi in mano si sarebbero comportati in modo diverso?
Davvero pensavamo di fornir loro dei contenuti, magari anche a pagamento?
I cotechini digitali hanno in tasca un coso che usano come fosse una “televisione”. Una televisione per leggere e vedere la medesima peggio-merda che guardavano in salotto.
In più è una “televisione” attiva e non passiva, dove possono condividere, diffondere e commentare, usando l’unico linguaggio che conoscono: quello televisivo. Quello dei tormentoni. Quello delle frasi fatte nate nei talk show.
L’analfabetismo funzionale rimane un gap insormontabile, anche se tra di loro si capiscono, il problema si manifesta quando incontrano te. Perché con il web in tasca possono, oh cacchio, interagire con tutti.
Prima erano lì, a guardare il TG4 o Amici di Marrria ed erano soli. Al limite entravano in relazione con le persone che avevano attorno. Ma adesso no. Adesso possono condividere i loro pensierini con chiunque, perché la struttura del web è orizzontale per definizione.
L’aggravante rispetto alla TV “ordinaria” è che per ragioni di palinsesto i programmi hanno per forza un termine. Con il web in tasca invece, questi hanno a disposizione una peggio-merda infinita. Di sito in sito, di link in link, hanno di fronte una cloaca illimitata dentro la quale ravanare con le loro manine.
L’unico che ha capito al volo come monetizzare lo tsunami di cotechini che si stava riversando in rete è stato Casaleggio. Lo ha previsto e ha iniziato a sfruttarli ancora prima che scrivessero i primi otto esclamativi in un commento.
Casaleggio è stato così geniale, che a momenti mi diventa imperatore.
L’arrivo della mandria sul web, congiunta a una situazione politica, economica, sociale, storica, culturale completamente devastata ha provocato una serie di mutamenti irreversibili. La tempesta perfetta.
Quelli ancora in grado opporre il pollice, e con dei minimi segni vitali, hanno smesso di guardare la televisione generalista.
L’editoria cartacea, in un paese dove già prima non si leggeva una mazza, ha registrato nel 2013 una perdita complessiva di circa 700 milioni di euro.
Sono saltati completamente tutte le abitudini legate ai tempi interstiziali. Quelli che prima in tram o in treno avevano un giornale in mano, anche free press, adesso stanno giocando con il livello gratis di un giochino qualsiasi. Lo finiscono e ne scaricano un altro, purché sia gratis. Oppure stanno scrivendo tutto maiuscolo su un social network e al posto del caffè bevono le bufale.
Noi siamo ancora più coglioni di loro. Ci chiediamo: ma perché non risalgono alla fonte di quello che condividono?!
Questi non hanno la minima idea di come si faccia a “risalire a una fonte”, e anche nel caso ci riuscissero, non è detto che siano in grado di comprenderla.
Noi, con un comportamento tipico del web 1.0, che cosa abbiamo fatto? Li abbiamo presi per il culo e trollati come se non ci fosse un domani. Loro non se ne sono nemmeno accorti e sono andati avanti a parlare di scie chimiche e proclamare la pena di morte per chi lascia l’auto in divieto di sosta.
Il fallimento personale, formulata e fomentata la teoria del: non è colpa tua, è colpa della Kasta, è diventato il dogma di un partito che affonda le sue radici proprio in questa nuova versione del web.
Casaleggio è stato capace di trasformare l’indignazione e la rabbia in un contenuto vendibile. Ha eliminato ogni possibile concorrenza, iniettando il concetto che se sei un professionista di qualunque settore, allora sei un venduto/raccomandato di merda e non meriti di esistere.

Si crea così un circuito chiuso, dove l’unica comunicazione possibile è legata a regole interne. O con loro, o contro di loro. E nella bestialità belluina del web contemporaneo basta un aggettivo in più per essere catalogati come nemici.
Casaleggio ha creato un modello di business unico nel suo genere, dove si fanno palate di soldi agitando e sobillando i cotechini che scorrazzano liberi sul web.
È come se, negli anni 40, Hitler avesse fatto i suoi discorsi con alle spalle un banner pubblicitario della Volkswagen. Oggi di “Hitler” non c’è n’è soltanto uno. Ce ne sono tanti quanti ne concede il web 2.0. Quindi sono infiniti. Si clonano, si replicano tra loro, e contano sulla diffusione massiccia dei contenuti da parte dei cotechini. Il “banner” oggi non è una cosa evidente, è legato ai click sulla pagina, al page rank e ai contatti che quel contenuto genera.
I soldi, tanti, arrivano tutti da lì.
Gli spazi pubblicitari sui periodici hanno raggiunto quasi lo stesso prezzo di una capra Montenegro. Vale per i periodici che non hanno ancora chiuso, le riviste che puoi comprare nelle quattro edicole che sono sopravvissute alla Peste dei Chioschi del 2013.
Quei pochi che hanno ancora del denaro da investire si sono spostati sul web, dove hanno applicato lo stesso principio che ha distrutto i contenuti della televisione generalista.
L’unità di misura è basata solamente sui numeri. Sugli accessi pagina, sul numero di click.
Capirai, in una rete di cefali, il click-baiting non viene nemmeno percepito come click-baiting, anzi, i cefali sono ben felici di avere un amo piantato nella guancia.
Per correre ai ripari, per avere due lire di pubblicità, i siti ordinari si sono livellati sul minimo dei minimi possibili. Cercano di accalappiare i cotechini con delle gallery e delle news per bimbiminkia e altre cosine del genere. Facendo ancora più danni.
Avremmo dovuto trasformare il web in un habitat del tutto inadatto allo sviluppo e al proliferare di quella gente, e invece… Invece no. Li abbiamo fatti entrare e ci siamo adattati noi a loro. Proponiamo l’educazione al web come rimedio. Ma ti pare? Quelli si sono comprati la patente di guida, che cazzo gli frega di imparare a usare la rete?
Qualche idea per correre ai ripari c’è. E giustamente scavalca l’utente, come l’algoritmo di Facebook che punisce il click-baiting o tagga in automatico le notizie bufala spacciate per satira.
Ma non basta. Bisogna rivedere completamente i parametri con cui le agenzie pubblicitarie determinano il successo, e di conseguenza il profitto, di un contenuto sul web.
Stabilita una soglia di accessi minima che identifica un sito come “vivo”, sotto la quale è soltanto l’equivalente di uno che parla da solo mentre guida, deve essere la qualità del contenuto a fare la differenza, non il numero di visitatori. Bisogna arrivare al punto che non te ne deve fregare più un cazzo di quanti contatti fai, quanti like hai, o quanti follower ti pedinano. Quello che conta è il contenuto.
Soprattutto ora, adesso che siamo circondati da cotechini.
Dammi retta, account dell’agenzia X… Tanto quelli non comprano un cazzo comunque.
– Vendiamo scarpe!
– Coi lacci?
– Sì.
– Potrebbe essere un problema per il target medio che abbiamo su: Tutti i crimini degli immigrati e Informare per resistere.

42 thoughts on “Ti piace come è diventato il web?

  1. Grazie Diego per entrarmi nel cervello, prendere quello che ho in mente, ripulirlo da parolacce ed esempi strampalati e poi scriverlo in maniera intelligente e discorsiva così che possa essere letto, capito e digerito da tutti.
    Grazie anche a nome dei tanti che pensano e-s-a-t-t-a-m-e-n-t-e ciò che hai scritto e che ogni mattina, all’ingresso in rete, avrebbero voglia di sfracellarsi il cranio sul primo muro che passa da quelle parti.

    1. SOPRATUTTO per averlo ripulito da insulti.
      Che se uno ad una certa smadonna è anche comprensibile, ma finisce comunque per sembrare quello che ha torto :/

  2. Detto che non ho capito forse in toto l’obiettivo del post (credo in realtà ce ne sia più d’uno), e quindi ?
    Il mondo è popolato da stupidi. Prima lo si pensava e ora ne abbiamo le prove empiriche. La massa ha un’intelligenza medio bassa, interessi popolari e si esprime con un linguaggio popolare. Il web 2.0 ha solo fornito un mezzo con cui la massa non è più solo ricevente ma è anche emittente.
    Le regole del gioco alla fine non sono cambiate: non dare retta agli sconosciuti, “se uno ti dice di buttarti giù dal palazzo che fai lo segui ?”, “uno al bar mi ha detto che “, “lo dice il giornale”, “lo dice la tv”. Era fondamentale e lo è ancora adesso sviluppare un proprio senso critico. Paradossalmente il web 2.0 fornisce all’uomo medio che vuole crescere molteplici occasioni per svilupare un proprio senso critico, una propria identità e non farsi influenzare in modo negativo dagli impulsi esterni.
    Sabato un mio caro amico demonizzava gli smartphone perchè rubano tempo e li incolpava della rottura con la propria ex che passava più tempo attaccata al cellulare a fare selphie, taggarsi, fare foto a quello che mangiava e scrivere con gli amici e cazzate varie piuttosto che godersi le vacanze con lui. Ora se una è stronza (giudizio politico su chiunque molli un mio amico) è colpa dello smartphone o è il mio amico che acuto come una vanga (va bene la solidarietà ma ci vuole anche un po’ di obiettività) e nonostante i molteplici indizi non aveva realizzato di star sprecando il proprio tempo con quella ragazza ?
    E’ un po’ come la questione social network, devi avere tutti i social network, e devi avere tutte le notifiche sempre attive perchè non puoi essere sconnesso. E’ necessario ? E’ utile? Boh, sì, no, in realtà dipende, varia da persona a persona, sono solo uno strumento. Si può vivere con tutte le notifiche sempre accese o tute spente, isolato o iperconnesso.
    In sintesi il problema è il web 2.0 in sè per sè o lo è solo perchè ci ha permesso di scoprire cosa pensano le persone comuni intorno a noi e non solo quelle che per poter esprimere il proprio pensiero dovevano passare attraverso il vaglio critico altrui, tv, radio, giornali, libri ?
    E’ così strano che di conseguenza il marketing si sia evoluto in questa direzione ?
    Ha senso lamentarsi che uno strumento come il web si sia evoluto/cambiato e non sia rimasto statico ?

      1. mmm, ok, iniziamo a focalizzarci su un punto. Quando si crea un nuovo media i proventi si ridistribuiscono inevitabilmente.
        Per la sua struttura era facile immaginare che il web avrebbe spostato un sacco di equilibri, a partire dal mondo delle notizie che già con i 56 k iniziò a preoccuparsi sulla circolazione delle notizie, al mondo dell’entertainment con la banda larga e il problema della circolazione dei prodotti multimediali.
        Il web 2.0 ha dato sicuramente un accelarata ma l’ha data a problemi già conosciuti.
        La carta stampata sta morendo perchè ha capito troppo lentamente, o ha fatto finta di non capire, che il profitto non si sarebbe più realizzato sulla diffusione delle notizie. La notizia ormai è gratis, quando succede qualcosa nel mondo entro un’ora tutti l’avranno riportata e/o commentata.
        La differenza avrebbe dovuto essere nella qualità del corredo alla notizia. Un commento di qualità sia nella forma sia nei contenuti tale per cui il consumatore avrebbe voluto continuare a pagare il giornale.
        Se per l’uomo comune leggere un articolo di giornale equivale a leggere il commento alla notizia su facebook forse è perchè non ne percepisce la differenza, ma in questo caso il problema è il web che ha creato un’alternativa gratuita o del quotidiano che non ha saputo rendersi un’alternativa di qualità per la quale il consumatore sarebbe stato disposto a spendere?
        Credo che lo stesso possa dirsi per libri e fumetti, al netto della pirateria, se il consumatore preferisce leggere webcomic e ebook gratuiti scritti da dilettanti allo sbaraglio piuttosto che un prodotto edito e curato credo ci sia comunque da interrogarsi sulla qualità dello stesso no?
        Imho questo discorso sul web è semplicemente ciclico e si ripete storicamente per ogni media, salvo per due differenze fondamentali, che dirò in seguito.
        Il cinema nasce come mezzo artistico, diventa popolare e finisce addirittura per influenzare il successo di supporti hardware come betamax o hd dvd nella sua declinazione più bassa. Più il cinema si diffonde più diventa facile farlo, più ci si domanda perchè i prodotti di qualità ottengano meno rispetto ai film prodotti per le masse.
        Per i libri e la musica è successa la stessa identica cosa.
        Ha senso lamentarsi sull’apertura alle masse del web quando fin dall’inizio è “sempre” stato open. Il web è sempre stato aperto alle masse, non solo a livello di destinatario ma anche a livello di emittenza.
        E questa sua caratteristica altera lo schema dei proventi. Nel web non c’è distribuzione. Gli altri media per produrre utili devono essere distribuiti e portati al consumatore ed è principalmente attraverso la distribuzione che si creano i proventi. Nel web questo non è necessario (o almeno è questa la profonda differenza). E da questo discende il problema della distribuzione dei proventi di cui tu oggi parli.
        La natura del web rende inapplicabil i vecchi modelli economici e rende necessario la creazione di nuovi. Solo questo. Ma come detto che il web fosse open lo si sapeva fin dall’inizio.

    1. Amen. La penso esattamente in questo modo. Sti articoli sensazionalisti fanno solo snobismo e niente piu’. Si stava meglio quando si stava peggio, e bla bla bla. E’ tutto vero quello che c’e’ scritto nell’articolo ma la domanda che faccio io è: perchè stupirsi e lamentarsnene?

  3. Avere comprato tanti, troppi anni fa un librettino di citazioni di Andrea Pazienza con la copertina rossa perchè il ragazzo che te lo ha venduto era l’autore e ti piaceva un casino come parlava, come pensava, come ERA. Avere letto qua e là negli anni le cose che questo non più ragazzo ha scritto (non tutte, Diego, perdonami ma ho avuto i miei buchi d’informazione come tutti) fino all’ultimo Long Wei. Realizzare che questa cosa che trovi in rete e che ti è piaciuta un sacco l’ha scritta lui. E sorridere.

    Alla prossima e grazie di tutto.

  4. Tutti pensano di aver ragione, e lo vogliono urlare agli altri. Ora è tutto più facile. C’è pure chi si crea un sito per farlo.
    E poi è tutto uno stare da una barricata o l’altra. Ragione o torto a seconda del proprio sentire, della propria cultura.
    Difficile dare le colpe, difficile prendersele. Beato chi se la sente.
    La colpa è nella vanità dell’uomo, forse.
    Sta cambiando il mondo e il mercato, la cecità dei consumatori non viene davvero meno perché c’è bidirezionalità.
    La storia la fanno i vincitori, probabilmente chi ha perso(soldi, visibilità, tutte quelle cose che denotano potere) non ha fatto bene i suoi conti.
    E non è detto che chi vince lo fa in modo corretto e onesto ma alla fine è lui che vince. E al perdente rancori, desiderio di rivalsa e dubbi.
    Pure nei fumetti va così, brutta storia, ma quella c’è.

    1. il colpetto ai 5 stelle è sempre obbligatorio, ultimamente. l’esuberanza un po’ caotica di Grillo aiuta, in effetti… riesce a dire cose sensatissime per 30 minuti e smerdare tutto in mezzo secondo infilando nel discorso una qualche cagata che non c’entra niente ma che attira un boato di applausi. è troppo tarato sullo showman per fare l’ideologo con coerenza.
      però il colpetto ci va per contratto, facciamocene una ragione.

    2. non proprio: già solo per il fatto di credere a quanto dice Peppe (dalla possibilità del moto perpetuo al gomblotto globale totale), si deve essere un po’ più decerebrati degli altri. Che è, in sostanza, ciò che si lamenta su questo articolo: i decerebrati c’erano anche prima, ma è il signor Casaleggio che ne ha fatto una forza politica attiva e concentrata in un unico partito, oltre che totalmente infestante dell’Internet: non tutti i cretini sono grillini, ma tutti i grillini sono cretini.
      Ma poi, decerebrati… carenti, via: di informazione, di preparazione utile a comprendere l’informazione, di tante cose per cui la vita di molti galleggia in una mediocrità che fino a qualche tempo fa non aveva sfogo. Peppe vi ha dato la stura raccontandovi delle belle favolette in cui VOI potevate diventare i padroni del vostro destino, e per farlo non ha nemmeno dovuto dirvi come fare: gli è bastato indicarvi il Nemico, quello che vi impediva di essere ricchi, felici e realizzati, fosse questo nemico le banche, le multinazionali, Renzi o la casta. Basta poco, appunto, lo ha scritto anche Diego nell’articolo: un aggettivo sbagliato e sei già il Nemico. Bè, non funziona così: il colpetto ai cinque stelle si dà perchè attualmente sono loro a raccogliere la maggioranza dei minus habens, gente talmente stupida che crede alle puttanate del capocomico e pretende che abbiano lo stesso valore delle cose serie. La libertà di opinione è garantita, ma le opinioni non hanno lo stesso peso perchè la realtà ha il brutto vizio di rendere alcune opinioni irrilevanti. Di questo, e non dei colpetti, mi sa che dovrete farvi una ragione.

  5. (PS alla luce di quanto dici all’inizio del pezzo, immagino che la mossa degli U2 non ti sia piaciuta per niente…)

  6. Allora… temo di appartenere alla categoria dei cotechini, visto che mi sfugge completamente il fine di questo articolo. non il senso, badate. il fine.
    Per quanto possa apprezzare le generiche lamentazioni generazionali di chi ha iniziato a fare le cose “the hard way”, sviluppando quella che si potrebbe definire un’etica della necessità, e adesso si trova circondato da branchi di adolescenti e di sfigati di ogni età che passano le loro giornate a fotografare ogni fetente brioche, foglia di lattuga e panino fiappo del fast food, a contare i like, a fotografarsi nel cesso del treno aggiungendo effetti “dreamy cosmic stoned vintage” per dare l’impressione di essere a stonehenge con la bruma, e più genericamente a brucare merda e a lamentarsi se un’applicazione che usano da due anni sul loro smartphone da 700 euro improvisamente gli chiede 0.89 centesimi per un abbonamento annuale come se gli fosse stato negato uno dei fondamentali diritti del cittadino, trovo che l’argomento – come tutte le lamentazioni generazionali – contenga un sostanziale vizio di fondo.
    Innanzitutto i cazziatoni appena arrivava a casa la bolletta del telefono, la linea perennemente occupata (fino al’arrivo del maligno scatolotto dell’ISDN piantato nel muro coi fischer, bei tempi…) e il fatto che per aprire una pagina fatta di merda col wordpad servivano anche 2-3 minuti se c’erano un paio di foto NON mi hanno dato alcuna etica nell’uso della rete. appena sono comparse le flat mi sono definitivamente trasferito nella matrice, con buona pace di Morpheus e delle sue pilloline rosse. o blu. mi si perdoni l’amnesia ma lo spazio per la memorizzazione totale l’ho esaurito con Star Wars, La Guida Galattica e Fantozzi.
    Il motivo per cui non mi faccio i selfie, non posto il listino del McDonald su Instagram e non pubblico frasi di merda su FB sperando in un’inondazione di like (cioè, le frasi di merda le pubblico anche, ma poi non se le incula nessuno) e uso la rete per nobili attività per lo più a pagamento (tipo cercare i dettagli morfologici di qualche nuovo fossile cambriano appena dissotterrato in Cina, scoprire nuovi gruppi musicali, comprare dischi fisici o compressi, libri, documentari, film, pornografia, giochi etc) e non per vedere i video di adolescenti col ciuffo a pennello che sbucciano gli snack con le ascelle o che so io, non dipende da una nobiltà d’animo acquisita osservando pazientemente il placido dispiegarsi del mondo a 14.4 kb/sec, ma dal fatto che non sono un idiota. E che tutto quello che adesso faccio in rete è più o meno sovrapponibile a quello che facevo nel 93, per dire. solo più agevolmente e velocemente.
    chi fa stronzate con lo smartphone faceva stronzate nel suo squallido mondo offline. solo che adesso le sue stronzate le condivide con sconosciuti. E fin qui ci siamo. Ti do una notizia. La stragrande maggioranza degli esseri umani è stupida. O in mala fede. Internet non amplifica il problema della sciagurata emergenza di Homo Sapiens Sapiens dalle nebbie del paleolitico. Lo rende solo più visibile, a meno di non stare lontano dai luoghi di aggregazione (tipo commenti sui blog o su Youtube).
    Certo, aprire la mia home page di Facebook e trovarla impestata di “link per tutti”, “e adesso fuori dai coglioni”, meme fatti male con la Kjenge e Mussolini, cazzate random sull’indipendenza del veneto e stronzate simili mi disturba, a volte. E quindi? a postarle per lo più è gente che conosco, magari con cui lavoro e con cui faccio discorsi che di solito non virano sulla Kjenge (apro una parentesi: è meraviglioso come la titolare del ministero più inutile, ininfluente e di breve durata della storia repubblicana sia diventata un feticcio del sottobosco reazionario al punto da beccarsi più meme di Goebbels. non ho mai visto un meme con Goebbels, credo. corro a farne uno.), cui non rimprovero l’essere parte del rumore di fondo della cultura popolare, nè il reagire scompostamente al clima da götterdämmerung che caratterizza la nostra epoca.
    Non vorrei però che il fastidio per le modalità sconfortanti che assume la smania di partecipazione (anche in buonissima fede, ma per lo più animata dallo stesso spirito con cui si scrive sui muri. lasciare un segno ed essere molesti in un colpo solo) si risolvesse nell’apologia della reazione in salsa PD (tanto per essere provinciali, ma il riferimento a Casaleggio evoca miseri scenari nostrani) e del buon pensiero liberista, per cui qualsiasi affermazione circa – che ne so – il fatto che gli americani ci pisciano in testa senza nemmeno fare più finta, e si preparano finalmente ad una guerra che cercano da 70 anni mi fa automaticamente diventare un cazzone col cappello di stagnola, o qualsiasi osservazione riguardo l’imminente esaurimento delle riserve energetiche, o sui livelli irreversibili di gas serra o sul fatto che le politiche economiche si basano unicamente sulla produzione rapida di profitto a breve termine, e chi se ne chiava se tra 50 anni non ci sarà più nulla, fa sollevare uno sciame di prese per il culo a base di “ecco, ora parla anche delle sciekimike!1!11!!1!!!”.
    tra l’altro, questo insistere sul definire cotechini e peggio-merda dipendenti tutti i generici appartenenti alla massa dei goyim, degli esclusi dal Sacred Circle of Intellectual Coolness cui – secondo alcuni, però, non noi che per troppo buon cuore siamo ancora democratici – si sarebbe dovuto impedire l’accesso alla rete (come? impiantando dei microchip inibitori alla nascita? dando la password della grande WiFi cosmica solo a pochi selezionati utenti, e su presentazione?) è un modo abbastanza fiacco di essere stronzi-con-il-sorriso, e non definisce affatto i confini del lurido strato di grasso rappreso di cui chiunque potrebbe improvvisamente scoprire di far parte (no, niente, guardo X-Factor, c’è uno veramente bravo che… come? X-Factor è da cotechini? no, scusa, deve essere stato un lapsus, sarà stata la X… intendevo Alexandr Nevskij di Ejzenstejn. Si. No, non per quella cosa di Fantozzi della Corazzata Potemkin, lo conoscevo già da molto prima, io…).
    Scusa la risposta un po’ sconclusionata, ma come accennavo all’inizio non mi è chiaro il punto di quest’articolo. E faccio fatica ad esprimere in modo compiuto il senso di disagio vago che provo quando una cosa non mi piace ma non so esattamente perchè.
    Ah, a proposito. anch’io mi ritengo superiore a un bel po’ di gente, ma non mi sembra un buon pretesto per votare Renzi.

  7. Casomai dovessi tornare a Lucca, uno di questi anni, verrò a cercarti per stringerti la mano per questo pezzo.
    (“Oggi di “Hitler” NON C’È N’È soltanto uno” mi ha fatto sanguinare gli occhi, però.)

    Vasco

  8. Bellissimo pezzo Diego, veramente bello.
    Un commento scherzoso e una domanda seria.
    Personalmente ho realizzato l’ondata di follia del Web e le sue dinamiche paranoiche con le polemiche sul finale di Mass Effect 3, quando milioni di utenti si sono messi a fare post, siti e video per dimostrare la tesi dell’Indottrinamento di Shepard e a minacciare tutti quelli che si azzardavano a dire che magari stavano un po’ esagerando.
    Una domanda seria: ma secondo te come utente del Web che non vuole contribuire a questa follia e magari cercare di raddrizzare un minimo la situazione, cosa si può concretamente fare al di là del proprio utilizzo responsabile del mezzo?

  9. Non ero del tutto d’accordo con alcune delle considerazioni che facevi nei precedenti post legati all’argomento ma questo tuo ultimo intervento lo condivido appieno.

    Anni fa, quando il problema di come le notizie farlocche manipolino i cotechini non sembrava ancora così pressante, mi capitava spesso di parlare di simili argomenti con i miei colleghi, riflettendo su come l’esplosione dei social network stesse creando una sorta di realtà parallela per molti, con risvolti talvolta inquietanti.

    Analizzando il problema venivo spesso accusato di non proporre alcuna soluzione concreta. Ora tu, correggimi se sbaglio, poni l’accento sulla responsabilità di chi fornisce contenuti pubblicitari. Per quanto condivisibile, ho però paura che la tua sia una soluzione utopistica.

    Qualche tempo fa Alan Moore descriveva i pubblicitari come fossero delle versioni moderne e corrotte degli antichi sciamani, vista la loro capacità di manipolare le coscienze di milioni di persone contemporaneamente. Un agente pubblicitario ha quindi tutto l’interesse a trattare con un pubblico di cotechini facilmente manipolabili anche se, come dici tu, alla fine magari non compra nulla. Viene quindi da chiedersi se smetteranno mai d spalleggiare certi spacciatori di bufale con cui hanno molto in comune.

    Spero ovviamente di sbagliarmi, così come spero di non aver frainteso il senso del tuo intervento.

  10. Volevo farti i miei più sinceri complimenti per la tua bellissima analisi dell’universo web. Hai smosso il criceto assopito nella mia testa. Ancora grazie per la bella lettura.

  11. Pensavo fosse un post sul cambiamento del Web… lo era ma in realtà sono rimasta molto delusa quando è virato alla politica. Certo è anche legata, ma non la vedo strettamente necessaria. Peccato.

    Ben scritto l’articolo, ma ha fatto piacere leggerlo.

    Martina

  12. Questo bellissimo pezzo non poteva giungere in un momento piu’ appropriato. Mentre nel mondo si muore di malattie infettive, di incidenti sul lavoro, di limortaccitua, i cotechini made in Italy si infervorano per la morte accidentale di un cazzo di orso.

  13. Credo che la quesstione di Barbie Xanax e Nebo di qualche settimana fa sia in qualchemodo la conferma al tuo articolo: sbaglio?

    Comunque sia, ottima analisi.

  14. “Se non incontri mai qualcosa che ti offende, significa che non vivi in una società libera”. Questa frase l’ho sentita dire per la prima volta da Luttazzi, poi è scoppiata la polemica sul fatto che copiava (non citava, non si ispirava ma COPIAVA) le battute a comici celebri come Billy Hicks o George Carlin e ci sono rimasto di merda. E da questa delusione, da questa perdita di un comico che mi faceva sorridere e pensare sono riuscito ad arrivare ad altri due, di ben più altro livello. Della serie non tutto il male vien per nuocere. Che poi è quello che succede con l’internet solitamente, inizi leggendo le ultime sul tuo fumetto preferito, scopri che si ispira ad un autore russo esistenzialista del tardo ottocento, lo cerchi e scopri che fa parte di una correte culturale letteraria che ti prende e via da link a link. Perché, a voler spiegarlo ad un bambino di 3 anni, la rete è questo: connessioni. Io posso parlare/chattare con un aborigeno australiano che racconta della desertificazione e di quanto sono stronzi i canguri dalle sue parti, il tutto se mi va. Altrimenti faccio altro. Leggo stronzate, rido per i meme, pubblico citazioni perché fanno colto, i selfie con mia suocera e le foto ai piatti preferiti. La relazione tra tutte queste cose è data dal fatto che io sono io e…boh forse ci colpano anche i miei genitori, ma preferisco non farne una questione freudiana. Forse è colpa dell’educazione che riceviamo tutti, il problema non è copiare la relazione da internet, il problema è farlo con il copia incolla, senza alcuna distanza o scetticismo, senza alcun approccio critico o di struttura. Il problema, ritengo, non è di cosa è possibile fruire ma come. Che sicuramente se ho tempo lo trovo in rete qualcuno che questa cosa l’ha già detta meglio di me, con argomentazioni migliori e citazioni colte. Il pezzo scritto da Diego è molto interessante ma non penso che la questione si possa liquidare in poche parole o andare oltre alle opinioni (pur interessanti e argomentate) dei singoli. E’ un problema di tutti e, fino a prova contraria ed oltre i complottismi, le decisioni “per tutti” le prendono i politici. Che poi siano degli idioti è ben altro discorso…

  15. Complimenti per il modo in cui scrivi, elegante e scorrevole.
    Cio’ che mi ha colpito di piu’ del tuo pezzo e un po’ anche dei commenti e’ questa certezza che il mondo sia pieno di stupidi, cosa che mi ha costretto a fermarmi un secondo per pensare, non volevo certo cadere nella categoria! Cosi da prima mi sono detto:”certo, e’ vero! La maggioranza del mondo e’ stupida”. Li vedevo gia’ anche io con i loro iphones e fucili a pompa aggirarsi online e offline a beffarsi di noi nerd cresciuti a fumetti prima e internet poi ma in realta’ noi esseri dall’intelletto superiore sappiamo bene che cosi non e’!
    Infatti pensandoci un po piu’su e sforzandomi sino alla (attenzione volgarita’) cacarella, mi sono detto che se fosse stato cosi mi sarebbe bastato pensare ai miei colleghi di lavoro, passarli in rassegna e ottenere cosi una prova statistica della stupidita’ (Io lavoro come paraolimpico in un grandissimo call center in nord europa) ma in realta’ non l’ho trovata, ho invece trovato voglia di sentirsi accettati,apprezzati e quindi anche una tendere all’omologazione ed effettivamente a ben pensarci nella mia vita ho conosciuto stronzi,papponi,ladri,criminali,madri,lavoratori,zie e sciacalli ma nessuno di loro era stupido tranne rare eccezioni e anche se le zie non mi piacevano molto.

    In ultima analisi se veramente la maggioranza dell’umanita’ fosse completamente idiota, da veri democratici dovremmo arrenderci ed ammettere che il mondo e’ loro e preoccuparci ed attivarci che almeno i nostri diritti di minoranza intelligente non vengano calpestati; credo sia per questa sicurezza (che il mondo e’ degli stupidi) che il partito democratico abbia completamente rinunciato all’intelligenza e si muova come un avanguardia a livello mondiale.

    Grazie per il bell’articolo! (e ad altri per i commenti)
    Lorenzo

  16. Mi piace come pensa l’autore dell’articolo, ovvero che per cambiare le cose è importante seguire i soldi, ma non sono sicuro della soluzione suggerita, né che sia tutta colpa della gggente stupida. Innanzitutto controllare la qualità dei contenuti mi sembra difficile, non si può chiedere ad un pubblicitario di essere un critico. Quello che si è sempre fatto è giudicare la professionalità, ovvero se qualcosa sembra fatto seriamente. Se non altro è una questione di tempo.

    Saro pazzo, ma ho fiducia nell’umanità. Credo che il problema, più che la gente cattiva, sia che ancora non si sono ideati gli strumenti adatti per creare rapporti costruttivi tra le persone. Faccio un piccolo esempio: il filmato più popolare di Youtube è stato visto più di 2 miliardi di volte, ma non è esattamente un orgoglio per l’umanità[1]; su Vimeo invece non esiste nemmeno una lista di filmati più visti. Ora è vero che i due siti puntano a target differenti, ma quante persone sono andate a vedere il video più visto solo perché era il più visto ?
    Il modo in cui vengono progettati questi ambienti virtuali conta ed influenza anche i loro contenuti.

    Penso che dobbiamo imparare a creare strumenti adatti ai “nuovi arrivati”. Non voglio dire che questo accadrà inevitabilmente, ma penso che si debba provare ancora un po’ prima di dichiararsi l’ultimo uomo in Europa.

    [1] https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_most_viewed_YouTube_videos

  17. “Noi, con un comportamento tipico del web 1.0, che cosa abbiamo fatto? Li abbiamo presi per il culo e trollati come se non ci fosse un domani”

    Direi che s’è trattato del tipico caso de “il bue che urla cornuto all’asino”, o no?
    Allora di che vi lamentate?
    Fessi 1.0 contro fessi 2.0.

    Saluti

  18. Penso proprio che ci sia un sottile godimento nel definire coloro che si affacciano negli ultimi anni al web come cotechini e ignoranti. Perché se tutti fossero fighi e bravi, beh… figo e bravo non sarebbe più nessuno. La massa popolare ignorante serve a per fare un distinguo netto tra sé e gli altri, tra noi e loro.
    Invece se c’è un sincero bisogno di cambiare internet per un miglioramento della società, per aumentare la cultura generale è necessario rendere i contenuti di qualità più fruibili ( poi la redistribuzione dei proventi verso i contenuti di qualità avverrà di conseguenza, con un aumento della fruizione di quest’ultimi).
    A gratis? Perché no. Consiglio la lettura di “Content” di Cory Doctorow, non a caso scaricabile gratis online per la stessa volontà dell’autore, il quale ribadisce spesso nei suoi articoli che il fatto di mettere online gratis il proprio romanzo di fantascienza ha portato guarda caso a una maggiore vendita della versione cartacea, superiore a quella dei suoi colleghi che avevano deciso di seguire i canali tradizionali, chiedendo il pagamento per ogni singola copia.

  19. Non mi piace come è diventato il web.
    Ma anche come è cambiata la società e i suoi individui grazie a quest’ultimo.

    Chiudo dicendo: ottima lettura e argomentazione, come nel precedente articolo “56k”

  20. boh a costo di sembrare grillino stai tremendamente sopravvalutando casaleggio.

    I fessi c’erano anche prima: il servizio antibufala di attivissimo nasce ben prima del m5s, così come la prima volta che qualcuno ha portato le scie chimiche in parlamento: http://www.ilpost.it/2013/03/08/interrogazioni-parlamentari-scie-chimiche/ .

    Anche il “con noi o contro di noi” è un adagio che esiste dalla notte dei tempi e che è stato usato “recentemente” dal sig. g.w.bush sulla questione terrorismo a iniziare dal 2001.

    I giornali sono in calo strutturale in tutto il mondo sicuramente a causa anche del web, di certo non a causa dei cotechini che non vogliono leggere o pagare l’euro. se vogliamo dirla tutta i giornali sono in crisi da quando l’euro per comprare la copia serve giusto per coprire le spese di stampa e il resto del fatturato lo fai con le pagine di pubblicità e quindi guai a dire che un inserzionista “ruba”.

    Parliamo poi di questi mitici giornalisti, quelli coi contrattoni fighi non i pezzenti a 3 euro ad articolo eh? bene i gionalisti – della carta stampata – le grandi firme – sono i primi a non saper fare un fact checking uno, citare la propria fonte o girare il link da cui han fatto copia incolla (salvo poche nuove leve che ora – lentamente – iniziano ); veramente vogliamo difenderli e dire che quando c’erano solo loro a far informazione si stava meglio ?

    Sul resto, nulla di nuovo però non capisco dove vuoi arrivare: se ti dan fastidio i cotechini bastan due click per nasconderli su facebook/twitter/gplus/reddit/quellochevuoi . se invece pretendevi che internet avrebbe scatenato una scintilla di intelligenza come il monolito sulle scimmie..beh se vuoi ti racconto anche quella della tipa che s’era addormentata ma un giorno arrivò un principe bellissimo che…

    🙂

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