Sono un uomo di sostanza.

Devo andare in un certo posto elegante, e mi devo vestire in un certo modo: elegante.
Niente di che, sia chiaro. Mi servono una giacca, dei pantaloni da signorino, una camicia e una cravatta. Le scarpe me le prestano.
Posseggo un unica camicia. Quella che ho usato per mangiare il budino al durian. Però pare che non sia adatta per il posto in cui devo andare.
Ho delle giacche e dei vestiti, ma sono abiti che ho comprato un po’ di tempo fa e non ho scaricato l’aggiornamento per la mia stazza attuale. O mi vanno stretti, o mi sono larghi.
Allora, con incoscienza, mi sono detto: vabbè, mi compro un vestito.
Ho girato un po’ di posti e ho scoperto che un ciccione come me no può vestirsi elegante.
E’ impossibile.
O meglio: un magnifico quarantenne in sovrappeso come il sottoscritto, non può vestirsi elegante senza spendere cifre vicine al mercato delle auto usate.
Un pomeriggio di shopping senza risultati ha esacerbato il mio lato femminile, rovesciandomi addosso frustrazione, invidia per la magrezza, progetti inconsulti di dieta, appelli a Carla e Enzo, depressione.
Per prima cosa, i negozi dovrebbero mettersi d’accordo sulle taglie. Che non è possibile che la 54 di un posto mi vada abbastanza bene, e la 54 di un altro posto non mi si chiuda nemmeno.
Cazzo li metti a fare quei numeri se poi ogni negozio fa le misure sue?
Poi sono entrato in un posto in via Torino, che mi piacevano i vestiti in vetrina.
Il proprietario mi ha guardato con lo stesso sguardo di un Ufficiale della Marina Britannica del 1744, anoressico, che vede per la prima volta un samoano e mi ha detto:
Qui abbiamo solo taglie slim.
Volevo dirgli che Slim è nel vicolo assieme a Lefty e stanno dando una lezione a Fat Tony, ma ero troppo depresso.
In un negozio da sciuri, coadiuvato da un alacre commesso, ho scoperto che vesto una 53 Drop 4.
Però quel completo costava quanto un mese di affitto per un monolocale in centro.
Ormai manca poco alla mia serata elegante.
Ma non c’è problema. Ho ordinato via internet un’Agbada da cerimonia.
Sarò un figurino.

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