Diegozillab_Fase 2_Scrivere Fumetti_Lezione 2

Semplifica il tuo pensiero. Apri un fumetto qualsiasi, guardaci dentro, che cosa vedi?
Dopo le varie fasi di assestamento mentale, in molti ci sono andati vicini.
Io l’avevo detto nel commenti. Nelle pagine dei fumetti ci sono:
Quadrati, rettangoli e altre forme.
Sono messi uno accanto all’altro.
Dentro ci sono delle cose.
Ecco.
Quella è la radice del linguaggio del fumetto.
Rettangoli e quadrati con dentro delle cose.
Quelle forme le chiamiamo vignette. Anche solo per sentito dire, sappiamo che le vignette dei fumetti sono giustapposte l’una con l’altra.
Ovvero: accostate non a minchia, ma con una logica. Le vignette giustapposte sono, in pratica, messe: “al posto giusto”.
Anche solo per sentito dire, sappiamo che tra una vignetta e l’altra c’è uno spazio bianco, la closure, ed è importantissimo perché lì dentro succedono cose. Lo dice McCloud.
Non ho capito se lo dice prima di andare al Madison Square Garden a vedere il wrestling, o prima di affrontare il Kurgan. Ma adesso non importa, credo.
Scott McCloud: “Capire il Fumetto”, Vittorio Pavesio Production. Te la racconta a fumetti, in duecentoerottipagine. Siccome “Capire il Fumetto” per un fumettista o un aspirante tale, equivale al Manuale delle Giovani Marmotte per i nipoti pennuti, presumo che tu l’abbia già letto.
[Parentesi. Come per la faccenda de: “Il viaggio dell’eroe” premetto che non ho nulla contro Scott e i suoi libri. Provo un certo fastidio nei confronti di chi, soprattutto in ambito didattico, ha sfogliato “Capire il Fumetto”, ci ha visto la luce, e usa il libro come lo scudo di Capitan America. (Parentesi nella parentesi. A mio avviso, la parte più interessante di “Capire il Fumetto”, è l’analisi dei passaggi tra vignetta e vignetta. Se facciamo un corso avanzato, ne parleremo sicuramente)]
Torniamo davanti alle nostre vignette. Guardale bene. Assapora la loro giustapposizione.
Poche righe fa ho detto che la vignetta è la radice del linguaggio del fumetto.
La vignetta è il nostro mondo, la vignetta è l’unica dimensione che esiste se vuoi raccontare una storia usando il fumetto.
Da scrittore, la vignetta diventa l’unico e il solo spazio mentale dentro al quale ti puoi muovere. Se vuoi scrivere fumetti devi iniziare a ragionare direttamente in vignette.
La storia che vuoi raccontare, che nasce come flusso unico di pensiero narrativo, devi parcellizzarla, giustapporla in immagini singole. Ricordandoti di non perdere mai di vista il senso di quella storia nel insieme.
E’ come spingere un uovo sodo attraverso una zanzariera.
Se prendi un uovo sodo e inizi a premerlo contro la griglia della zanzariera, vedrai che alcune cose passano dall’altro lato, altre no.
Alcune parti dell’uovo non attraversano i piccoli buchi della zanzariera, e ti rimangono in mano.
Quello che passa dall’altro lato, sotto un certo punto di vista, è l’essenziale dell’uovo sodo.
La stessa cosa succede quando, ragionando in vignette, giustapponi e parcellizzi un flusso narrativo.
Devi buttare via qualcosa. O meglio: Come dicevo nell’altra lezione, devi scegliere.
Scrivere fumetti significa scegliere.
Scegliere l’immagine mentale migliore, la scena migliore, il concetto imprescindibile, il momento drammatico fondamentale, la cosa più giusta da mettere in quella vignetta in quel preciso momento della giustapposizione.
Scegliere. Tenendo presente la vignetta precedente, quella successiva, quella sotto, la sequenza, la pagina, e l’intera storia nel suo complesso.
(Mi sono ripetuto. Si. Ma non fa mai male ribadire le cose importanti)
La vignetta determina e condiziona il tuo spazio narrativo. Perché, se l’unico spazio che hai per raccontare le cose che vuoi raccontare è la vignetta, è logico che più elementi hai, più vignette di serviranno. E più vignette ti servono, più lo spazio si dilata, le pagine aumentano, le sequenze si allungano, e via discorrendo.
In un mondo editoriale dove, di norma, se fai fumetti di un certo tipo, hai a disposizione un numero limitato e prestabilito di pagine, lo spazio è una cosa che devi gestire in modo cosciente e razionale.
Soprattutto se hai una formazione letteraria.
Mi spiego meglio. Esempio:

“ Quasi tutti pensavano che l’uomo e il ragazzino fossero padre e figlio.
Attraversavano il paese diretti a sudovest su una vecchia Citroen, tenendosi sulle strade secondarie, sostando spesso. Si fermarono in tre luoghi prima di giungere a destinazione; la prima volta nel Rhode Island, dove l’uomo alto coi capelli neri lavorò in una fabbrica tessile; quindi a Youngstown, nell’Ohio, dove passò tre mesi alla catena di montaggio d’una fabbrica di trattori; e infine in una piccola città californiana vicino al confine con il Messico, dove fece il benzinaio e si mise a riparare le piccole auto europee con un successo che gli riuscì del tutto imprevisto e gradito.”
(Stephen King , Le Notti di Salem, Bompiani)

Una manciata di righe. Le informazioni sono tantissime in pochissimo spazio. Il flusso di pensiero narrativo è ampio e articolato.
E’ una mezza paginetta di un romanzo di oltre quattrocento pagine. E’ “poco” in termini di spazio occupato, ok?
Funziona per immagini evocative, come abbiamo detto. Sono immagini che nella mente di chi legge si formano in movimento, come abbiamo detto.
Che cosa succede quando prendo quella manciata di righe e la trasformo in fumetto?
Per prima cosa succede che cambia il lettore.
A leggere la mia sceneggiatura non sarà “l’utente finale”, il lettore. Il lettore che comprerà il fumetto si leggerà il fumetto completo, quando sarà realizzato, non la mia sceneggiatura.
Lo sceneggiatore quindi, scrive per un lettore intermedio. Anzi due.
L’editor che valuterà la sceneggiatura e il disegnatore che la disegnerà.
Questo cambia un sacco di cose. (Ma le vedremo nella lezione 3)
Poi. Devo trasformare le immagini indirette in immagini dirette.
Poi. Devo parcellizzare, giustapporre, scegliere. Spalmare l’uovo contro la zanzariera.
Devo scegliere.
Come tutte le cose che si scelgono, per qualcun altro le scelte compiute possono essere giuste o sbagliate, e su questo non ci piove.
Per trasformare quel pezzettino di romanzo in un fumetto potrei usare delle belle didascalie giganti, infilandoci il testo così com’è, con un illustrazione generica. Ma a me quel sistema fa cagare, perché non significa sceneggiare.
Sceneggiare equivale a scegliere e a tradurre un linguaggio narrativo in un altro linguaggio narrativo.
Con delle modifiche necessarie.
Quella manciata di righe, probabilmente sbagliando, la sceneggerei così:

Vignetta 1: Vediamo l’interno di un’ officina, un uomo sui 35 anni in tuta blu, sta lavorando, ha le mani nel cofano di una 2 Cavalli, sta trafficando con degli attrezzi.
L’officina è abbastanza ordinata, un po’ buia, con attrezzi e pezzi di ricambio messi su degli scaffali che vediamo sullo sfondo.
Vediamo una donna di spalle, avvicinarsi all’uomo che sta trafficando nel cofano della 2 Cavalli.

Donna: Disturbo?… tuo figlio mi ha detto che eri qua dentro…

Vignetta 2: L’uomo alza la testa e ci guarda, sorride, ha un sorriso aperto e gentile.

Uomo: Non è mio figlio…

Vignetta 3: L’uomo e la donna in piedi, nel centro dell’officina.
L’uomo si pulisce le mani con uno straccio che ha visto tempo migliori, guarda verso la donna, lei si guarda attorno, come se volesse esaminare lo stato di salute dell’officina.

Donna: Credevo lo fosse…
Uomo: Lo pensano in molti… Di che cosa hai bisogno?

Ho usato una zanzariera ipotetica, senza coniugarla a un formato vero ed esistente.
Noti che lo spazio narrativo è aumentato in modo esponenziale?
Non ho ancora raccontato tutto quello che c’era un quelle righe, e non siamo nemmeno vicini ai confini del plot. Spazio. Serve spazio.
Da qui, l’errore comune secondo cui a fumetti puoi raccontare solo minchiate.
Non è vero.
Avendo lo spazio adatto, puoi raccontare tutto quello che vuoi.
E se non hai lo spazio adatto?
BEEEEP!
Errore.
Non è lo spazio ad essere sbagliato, l’errore è nella storia che vuoi raccontare.
Per scrivere fumetti, oltre a pensare in vignette, devi anche pensare alla storia in funzione dello spazio che hai.
Sbagliatissimo infognare e comprimere una storia, in un fumetto che non ci sta.
Partendo da un approccio letterario, spesso è proprio questo il primo errore.
Certo, puoi cambiare le dimensioni dei fori della zanzariera, forzandoli, ottenendo spesso risultati disastrosi. Vignette densissime, dialoghi torrenziali, spiegotti infinti e via discorrendo.
Eppure, attraverso quella zanzariera può passarci una Sequoia, ma devi saperlo prima che l’albero che hai mano devi farlo passare attraverso quei fori.

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