Diegozillab_Fase 1_ Scrivere_Lezione 4

Siamo all’ultima parte sulla “scrittura creativa” in termini generali, poi si passerà alla sceneggiatura vera e propria. Per cui, ricapitolando:
Ci sono stati dei consigli spiccioli. Ti ho fatto vedere i punti attraverso i quali passa una storia di genere. L’ultima volta il discorso era sulle differenze tra i protagonisti.
Ci sarebbero ancora un casino di cose da dire, ma per forma mentis preferisco chiudere i capitoli, piuttosto che aprire innumerevoli approfondimenti.
Ora, sempre in termini di “scrittura creativa generica”, ho un paio di cose da dire su come inizia e su come finisce una storia. Prologo ed epilogo.
Così come per il righello, sperimentato sul campo, ci terrei a dirti che una storia comincia e finisce in un numero limitato di modi. Per la precisione, può cominciare in 6 maniere diverse, e può finire in 6 modi differenti. Non di più, non di meno.
Anche qui, ti esorto a sperimentare sul campo. Vai. Controlla. Studia. Smentiscimi.
Iniziamo dall’inizio.
Tieni conto che il concetto di Prologo io lo intendo in modo allargato. Può comprendere non soltanto una breve sequenzina iniziale, ma può comporre tutta la prima parte della narrazione, diciamo tutto il primo atto.
Sei modi di iniziare, dicevo. Eccoli:
Uno: Prologo Ambientale.
Apertura sull’ambiente inteso come geografico e storico, si apre raccontando in quale luogo e in quale tempo la storia è raccontata. Serve per calare lo spettatore in un ambiente preciso. Più l’ambiente non è comune, più ha bisogno di tempo narrativo. Fantasy, Fantascienza ambientale. Le aperture di questi generi sono un lungo spiegotto su dove siamo e quando siamo. Oppure, se l’ambente è noto, è una “cartolina” in modo da far capire subito dove ci troviamo.
Due: Identificativo.
Si riassumono, si spiegano, si introducono le caratteristiche dei personaggi, indipendentemente dal plot principale. L’interesse primario è sulla caratterizzazione dei protagonisti.
Oppure, identifica l’intreccio. Si apre subito sul plot principale, presentandolo come sarà e come verrà sviluppato nella narrazione successiva. Spesso è fatto in maniera esplicita, diretta, come nelle commedie.
Tre: Fusista.
Scherzo. Facciamo vedere che siamo persone serie e chiamiamolo: Apertura su una figura transitoria di caratterizzazione dell’antagonista.
Che cos’è? E’ un prologo estremamente abusato nell’horror e nel thriller. E’ la prima vittima del mostro, è quello destinato a morire, che serve unicamente a evidenziare le caratteristiche del cattivo. Lo chiamo fusista per via dell’omino con la pila nei film di fantascienza anni 50. Quello che ispezionava da solo, nella notte con la piletta, una recinzione nel deserto e poi veniva fuso dal mostro alieno dallo spazio profondo.
E’ per dire, anche il tizio con la giacca rossa di Star Trek che arriva assieme agli altri su Deneva 2.
Il fusista è una figura così radicata nell’immaginario collettivo che con lui e la sua percezione da parte del pubblico si può giocare un casino.
Comunque, tutti gli horror elementari iniziano con un fusista.
Quattro: In medias res.
In pratica, il prologo non c’è. Si inizia al culmine del culmine dell’azione. Una botta di tensione e di “non capisco che cazzo sta succedendo”. Ti verrà spiegato dopo, in flashback.
Cinque: Fine episodio precedente.
Può essere sul serio un episodio precedente, se siamo su un seriale, oppure può anche essere un episodio precedente generico. Apriamo assistendo alla conclusione di un avventura a noi non nota, ma che non sarà quella della storia che ci racconteranno poi.
E’ tipico di 007, per dire. Serve a ricordare le qualità del protagonista.
Sei: Ospite.
Una figura esterna agli eventi narrativi che introduce la storia. Se apri con un ospite, poi devi anche chiudere con un ospite. L’importante è che questo presentatore non sia collegato agli eventi che verranno narrati poi. Un personaggio esterno, una figura morale che introduce gli eventi. Hitchcock, Zio Tibia, tipi di questo tipo.
Fine degli inizi.
E’ possibile, e lo puoi anche provare con un esperimento sul campo, che alcune narrazioni abbiano una maxi sequenza iniziale. La madre dei prologhi, con quasi tutti i prologhi visti qui sopra messi uno in fila all’altro.
Sei modi per finire, eccoli:
Uno: Finale Esaustivo.
E’ il finale più ambito nella produzione commerciale . E’ il “vissero tutti felici e contenti” o il “vissero male, pochissimo e nella merda”. E’ il finale definitivo, e prescinde dal fatto che sia lieto o tristo, prevede che tutto venga spiegato alla perfezione fino all’ultimo dettaglio di ogni sottotrama inserita. E’ il finale dove tutti i nodi vengono al pettine. Spesso è dialettico, verbosetto, spiegottesco. Direi obbligatorio per molti tipi di generi, tipo il legal thriller o il giallo classico.
E’ il finale più difficile da fare in maniera non stupida, richiederebbe un approccio più intelligente di un lungo monologo.
Due: Finale Aperto.
E’ quando decidi di non raccontare il finale dialetticamente, e di non rivelare ogni cosa. Lasci aperto qualcosa. Alcuni aspetti della storia che hai raccontato rimarranno ignoti.
Oppure, succede quando sposti un colpo di scena alla fine, ottieni un Turn. La storia si ribalta su se stessa a la chiudi con una domanda e non con una risposta.
Tre: Doppio finale a codino.
E’ un finale esaustivo parziale. Dai una spiegazione numero 1, alla quale fai seguire poco tempo dopo una spiegazione numero 2 che nega in parte la prima. Spesso la 1 è razionale, e la 2 è irrazionale, ma plausibile. Un esempio sono alcuni finali di X-Files. E’ un vampiro? No, è un povero pazzo. Scully Win. Stacco, manicomio, esami del sangue, il pazzo ha trecento anni. Mulder Win.
Quattro: Finale Circolare.
Il finale corrisponde al ricominciare delle vicende. Può essere un ricominciare legato alla forma del racconto e al montaggio. Oppure, è un nuovo inizio a livello di contenuto narrativo.
E’ un tipo di racconto extra-ordinario con un colpo di scena fortissimo che riporta tutto all’inizio. E’ un finale buddista, karmico. E’ una ruota, un cerchio, non è il finale rettilineo cristiano.
Esempio di tipo 1: Pulp Fiction. Esempio di tipo 2: L’avvocato del Diavolo.
Cinque: Tagliato.
E’ il bizzarro finale interrotto tipico di alcuni film degli anni 70. Oggi quasi inaccettabile e pericoloso. E’ un tipo di finale in cui la storia arriva al suo apice, sei al culmine degli eventi, al massimo del massimo della narrazione, e la molli lì. Fine. Taglio. Sospendo.
A volte taglio e sospendo in modo tragicissimo, tipo il finale di Easy Rider.
Farlo oggi a fumetti vorrebbe dire trovarsi sotto casa una pattuglia di nerd armati di motoseghe e assetati di spiegotti esaustivi.
Sei: Ospite.
Se apri con un ospite, devi anche chiudere con un ospite. Vorrai mica lasciare sfuggire al testimonial la possibilità di farci la morale?

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