Diegozillab_Fase 1_ Scrivere_Lezione3

In pratica, oggi è un corso serale.
Dato che siete dei bambini svegli, vi siete accorti che nell’esempio di righello su Sabrina c’è un passaggio che non era indicato nel righello “puro” che vi ho fornito: il movimento.
Il motivo è semplice, quello era un esempio vecchio. Il manuale non lo sto finendo perché è costantemente in progress. Ovvero, nel vecchio righello c’era “il movimento”, in quello nuovo l’ho tolto e ho unito tutto sotto la voce “sviluppo”.
Bene. Ora iniziamo. A bomba.
Che cosa ti serve per raccontare una storia di genere?
Ti serve un protagonista.
Di solito, a questo punto, succede che Mario Moore si alza, si sistema la chioma riccia, mi punta addosso i suoi occhi di bragia e mi dice:
– Nunnèvero! Nunserve un protagonista! Io sto facendo una storia e il protagonista, come lo chiami tu, non c’è. O meglio, c’è ma non è un uomo, è un lampione!
Al che, generalmente rispondo:
– Io a volte mangio i ravioli senza cuocerli.
– Eh?
– Tanto hanno quasi sempre lo stesso sapore.
– Che cosa?
– Il fatto che si possa fare, non significa necessariamente che sia una norma da adottare universalmente e come regola di vita.
Per cui, per quanto Mario Moore abbia una sua capziosa ragione, facciamo finta che stiamo scrivendo una brutta storia normalissima, che magari verrà pubblicata e non un inarrivabile capolavoro assoluto che fodererà un cassetto. Sì? Facciamo finta, perlomeno.
A una storia serve un veicolo narrativo per essere raccontata, e quel veicolo è il protagonista.
E’ il personaggio principale, lui, quello che sta vivendo la storia. Quello con cui simpatizziamo, quello con cui soffriamo o ci divertiamo.
E ora, come in un libro game, partono le biforcazioni.
Prima biforcazione: Ci sono due vie per concepire un racconto.
Per semplificare le chiamo: La via eroica e la via prosaica.
Nella via eroica si lavora sull’extra-ordinario. Arrivano gli alieni. Rapiniamo una banca mascherati da ex presidenti. Esploriamo le galassie. Portiamo un anello in fonderia. Pazuzu possiede mia cugina. Indaghiamo sul santo Graal. Io so il nome della tomba e tu quello del cimitero. Faccio il drift con la Panda. Ci imbarchiamo sul Titanic. Divento Dio per una settimana. Cose così.
Nella via prosaica si lavora sulla pura quotidianità. I miei si trasferiscono a Roma. Tu e la tua vicina carina siete gli unici rimasti nel palazzo e poi vi baciate in terrazza stendendo i panni. La storia della mia vita. La storia della sua vita. La storia nella nostra vita. La notte prima degli esami. Caro diario. Vasche in piscina. Cose così.
A volte le due strade si intersecano, altre volte no. Però è chiaro che in base alla via che decidi di scegliere le caratteristiche del protagonista cambieranno. Per forza.
Però, attenzione, in entrambi i casi, i protagonisti avranno delle caratteristiche che li renderanno unici, non comuni. Devono meritarsi di essere i protagonisti di una storia.
Nel contesto eroico è facile. Le qualità non comuni del protagonista sono piuttosto esplicite, sia che si tratti di doti fisiche, sia che si tratti di doti legate al suo carattere.
Nel contesto prosaico le qualità del protagonista sono raccontate in un modo meno diretto, ma sono comunque presenti. Per essere protagonisti di una storia quotidiana di solito, si fa leva su caratteristiche uniche legate alla psicologia, o al modo di vedere il modo, o all’acume delle osservazioni in un racconto minimalista in prima persona.
Occhio che dal punto di vista dello scrittore, per caratteristiche uniche, non si intendono solo quelle positive. Se uno è il più sfigato del mondo, merita di essere un protagonista al pari dell’uomo più fortunato del mondo.
Quello che ti rende unico, ti rende protagonista.
E, giusto per rimanere nel territorio dei paradossi, l’unicità che cerchiamo può essere solamente nella voce dell’autore che ti racconta la storia.
La via eroica presenta un’altra biforcazione. Il tipo di eroe.
Io distinguo tra eroi di stampo classico ed eroi moderni.
Formula per un eroe classico: C’è una situazione di calma iniziale. Come ho già detto questa “calma” è relativa al genere narrativo che stiamo usando.
Inseriamo un disordine. Un conflitto, senza il quale non andiamo da nessuna parte.
L’eroe classico, che rappresenta il meglio del meglio del meglio del meglio che l’umanità può offrire, è legittimato ad intervenire per riportare tutto il più vicino possibile alla situazione di ordine che c’era in partenza.
L’eroe classico agisce. Perché può farlo, perché deve farlo, perché si sente di farlo.
Formula per un eroe moderno: C’è una situazione di calma iniziale. Come ho già detto questa “calma” è relativa al genere narrativo che stiamo usando.
Inseriamo un disordine. Un conflitto, senza il quale non andiamo da nessuna parte.
L’eroe moderno, che rappresenta in pieno l’umanità, sia nei pregi che nei difetti, non gli interessa di riportare ordine nel disordine, a volte nemmeno lo riconosce il disordine.
Viene costretto ad intervenire.
E’ la situazione che lo costringe a muoversi, o viene colpito sul personale, o interviene per un suo personalissimo tornaconto.
Forse, riuscirà a riportare la situazione il più vicino possibile alla situazione di ordine che c’era in partenza. Oppure no. Chissenefrega.
Se scegli, nel racconto di genere, poi non puoi cambiare le carte in tavola.
Se parti classico non puoi finire moderno e viceversa, a meno che il plot principale non sia proprio quel cambiamento di categoria.
Impara a riconoscere a quale categoria appartengono i tuoi protagonisti preferiti, e prova a immaginare come sarebbero diverse le loro storie se li facessimo passare da una categoria all’altra.
E’ meglio un protagonista prosaico, un eroe classico o un eroe moderno?
Non ho una risposta.

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