Diegozillab: Fase1-Scrivere. Lezione1

Per prima cosa, mettiamo le cose in chiaro. Qui facciamo storie di genere. Raccontiamo storie che possono essere collocate su uno scaffale e divise per generi narrativi.
Poi, è chiaro che i generi non stanno mai fermi e si mescolano. Però è importante capire subito che per fare Alta Letteratura, per vincere i premi della critica, o per imparare a fare l’Autore io non sono quello adatto.
Anzi. Non penso che servano delle lezioni per fare il fumetto d’autore. O li sai fare o non li sai fare. Anzi numero due. Con il tempo e la pratica ho decodificato dei movimenti di genere (poi capirai di che cosa parlo) anche in quel tipo di narrazione.
Tecnicamente, da figlio di puttana, potrei strutturare una graphic novel minimalista, piena di quelle belle menate che analizzano gli ombelichi nel profondo, e per farlo potrei usare uno schema narrativo preciso, identico a quello che si può usare per scrivere un giallo.
Dato che non è una cosa carina da fare, lasciamo questo discorso sul piano del potenziale.
(Parentesi [parentesi nella parentesi: farò un sacco di parentesi] l’anzi numero due contraddice l’anzi numero uno. Abituati, mi contraddico spesso, perché la scrittura non è come la matematica. Qui due più due può fare 8, può fare banane, può fare anche elicottero.)
Veniamo a noi.
Che cosa facciamo qui?
Qui facciamo noir, thriller, fantasy, porno, fantascienza, commedie, western, horror, e tutte quelle robe lì. Storie di genere.
Un’altra doverosa premessa riguarda il mio ruolo. Io posso, con tutti gli sbattimenti del caso, insegnarti a gestire la tua creatività. Non posso in alcun modo insegnarti a essere creativo.
Se qualcuno ti dice che può insegnarti la creatività picchialo. Ti autorizzo a farlo.
In altre parole: Questa è una scuola di guida acrobatica, ma devi venirci con la tua macchina.
Ti insegno a guidare, ma se non hai almeno una Panda non possiamo fare niente.
Questo è per mettere le cose in chiaro subito subito. E anche un po’ per mettere le mani avanti, o in faccia, a seconda. (Nel senso: se qualcuno ti dice che può insegnarti a farti venire delle belle idee narrative… Fai partire due schiaffi. Hai la mia autorizzazione.)
I primi quattro interventi del Lab sono dedicati alla scrittura creativa in generale. Poi andremo nello specifico della scrittura per i fumetti.
Storie di genere dicevamo…
Per far vedere che ho studiato, ti dirò che siamo nel territorio della letteratura formulaica.
In tutti i manuali che ho letto, in molti dei corsi che ho seguito in incognito, di solito si parte analizzando il primo scoglio della scrittura: la pagina bianca.
Sul blocco della pagina bianca sono state scritte intere enciclopedie. Tutte sbagliate.
Il primo passo per scrivere è capire una differenza. Una differenza sottile, forse ovvia, ma spesso sottovalutata.
Non confondere mai l’azione di battere i tuoi ditoni sulla tastiera, o di pasticciare su un foglio con una penna, con l’atto di scrivere.
Azione e atto. Vanno separati.
Per scrivere, qui nel Diegozillab, intendiamo l’elaborazione della storia. La scrittura esercitata come puro pensiero o come film nella testa.
Io scrivo mentre lavo i piatti, o fisso nel vuoto, o guido in autostrada.
Dopo che l’atto è stato compiuto, in modo più o meno approfondito, puoi passare all’azione.
Ovvero: Non metterti mai davanti ad una pagina bianca se non sai prima che cosa scrivere.
Poi. Scrittura e lettura vanno d’accordo e sono amici. Lo sanno tutti.
Però, a livello creativo, è importante non confondere il rapporto con la narrazione che si ha da lettore, con quello che deve avere uno scrittore.
Da lettori, o da spettatori al cinema o alla tele, abbiamo un interazione lineare con il materiale narrativo che stiamo guardando/leggendo.
Iniziamo dall’inizio e finiamo alla fine. Non leggiamo i libri al contrario e non guardiamo i film usando il rewind.
In molti pensano che anche la scrittura proceda allo stesso modo della lettura.
No.
No.
Non è così.
Non bisogna confondere il prodotto finale, che arriverà domani nelle mani dei lettori, con il prodotto in lavorazione, che è nelle tue mani adesso.
Ovvero: Non necessariamente una storia viene scritta nell’ordine in cui il lettore la leggerà.
Per esempio, è possibile partire dal finale. O tornare indietro, aggiungere, correggere e poi proseguire.
Il continuum di una storia in fase di scrittura non è quello di una storia finita che viene letta da qualcuno.
Editing a parte, dove si manifesta il problema di pensare alla scrittura come dei lettori?
Il problema si manifesta nell’intoppo comune a tutti di partire a razzo con un buonissimo inizio, per poi inchiodarsi subito dopo il prologo o a metà.
Quante storie lasciate a metà hai nel cassetto?
Ecco.
Hai la necessità di un qualcosa che ti dia una mano a proseguire in modo tecnico, quando l’impeto narrativo ti abbandona.
Il talento è un omino nudo che corre nudo per i prati con il dindolino in vista.
Mettiamoci perlomeno le mutande.
Io purtroppo, non credo nell’approccio serendipico alla realtà. Io devo capire le cose. E per capirle devo guardarle molto da vicino. Non mi basta dire: le cose mi vengono perché mi vengono. Voglio sapere da dove arrivando, quando citofonano, che cosa devo fare per farle arrivare al momento giusto.
Allora ho tirato fuori un metodo. Il mio metodo, che sicuramente è quello sbagliato, ma per ora sta funzionando. Lo chiamo “Il righello”.
Sai tracciare una perfetta linea dritta senza usare il righello?
Io no.
Per le storie c’è un righello?
Si.

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