Il problema di non chiamarsi Brambilla.

Aspettavo un pacco. Il gentiluomo che me lo ha spedito, mi ha anche fornito il numerino di spedizione. Digiti il numerino sul portale delle poste e sai dove si trova in quel momento la tua raccomandata.
Non ne capisco l’utilità, visto che devi comunque aspettare il postino o l’avviso, ma fa niente.
Trovo il talloncino nella casella e mi presento per il ritiro.
Prendo il mio numerino. Ci sono solo 40 persone prima di me.
Fortunello.
Sono aperti solo due sportelli su quattro.
La gente inizia a sclerare.
Dopo un ora arriva il mio turno.
Sorrido e consegno il mio talloncino. Scopro di essere tornato indietro nel tempo. Qui funziona tutto come nei monasteri del medioevo. E’ scritto tutto a mano, a penna, a matita. Ci sono fogli da sfogliare, nomi e numeri da abbinare.
Non voglio pensare alle probabilità di un errore umano. Un numerino scritto sbagliato, due cifre invertite. Non ci penso. Non ci penso.
La tizia molla il mio talloncino in mano a un altra. Questa sparisce.
Mi dicono di farmi da parte che intanto cercano il mio pacco.
Passa mezz’ora.
Arriva la tipa e mi dice:
– il suo pacco non si trova.
Si fa lasciare il mio numero di telefono, mi avviseranno quando lo troveranno.
Scivolo via, e mi trascino fino a casa.
Poi mi chiamano. Torni lunedì, mi dicono.
Vado questa mattina.
Un altra ora in attesa.
Altra gente che sclera.
Arriva il mio turno.
Vedo il mio pacchetto appoggiato alle spalle della tizia. E’ appoggiato su un mobiletto basso, riesco a leggere il mio nome e il mio indirizzo.
Consegno il talloncino. Lei inizia a cercarlo, non lo trova.
– Guardi è quello laggiù!
– Ah, ecco!
Lo prende e me lo consegna.
– E’ per via del suo cognome…
– Che cosa?
– Vede, il postino ha scritto Caselli, mentre sul pacco c’è scritto Cajelli.
– Chi me lo ha spedito lo ha scritto giusto.
– Eh, si… Ci sono sempre dei problemi con i cognomi stranieri.

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