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Fumetto, Tutto Il Resto

Claudio da Barcellona.

7 marzo 2013 • By

Nuova puntata di Valido per l’espatrio!
Questa volta tocca a Claudio. Ci conosciamo da un bel po’, anche se le sua Palermo era piuttosto lontana dalla mia Milano.
Cintura nera di biliardino, disegnatore, per ora non abbiamo mai lavorato assieme, poi si vedrà.

Ciao sono Claudio e vivo a Barcellona

Che cosa facevi qui prima di partire?
Stavo lavorando ad una graphic novel per Casterman e avevo da poco iniziato la mia collaborazione con “Il Giornalino”, lo storico settimanale della San Paolo.

Conoscevi qualcuno laggiù?
Conoscevo Giovanni, che si era stabilito in Catalunya da qualche anno ed ero già andato a trovarlo tre volte.
L’ultima volta ci andai con la mia compagna (adesso moglie) e quella volta decidemmo di fare armi e bagagli e trasferirci a Barcellona.

Che cosa fai adesso in Spagna?
Sto lavorando per Bonelli, dopo una breve storia disegnata sul Dylan Dog Gigante 21 sono passato alla testata Dampyr dove sto disegnando una storia proprio ambientata in terra catalana. Continuo la mia collaborazione con Il Giornalino, ho iniziato un nuovo fumetto su sceneggiatura di Carlos Sampayo che pubblicherà Ankama in Francia. Collaboro anche con Norma Ed. in varie forme, non solo come autore, ma anche come editor e hunter per il mercato italiano.

È difficile lavorare per l’Italia vivendo fuori?
Grazie a internet potresti vivere anche al polo nord e lavorare con un editore al polo sud e non ci sarebbero problemi…

Dove hai dormito la prima notte?
A casa di Giovanni. Partii a Luglio per andare a cercare casa. Ci misi tre settimane più o meno a trovarla.

Conoscevi bene lo spagnolo?
Si, dodici anni fa avevo partecipato al “Progetto Erasmus” e vinsi la borsa di studi in Belle Arti a Valencia. Restai lì un anno e in quel frangente imparai lo spagnolo. A Barcellona però più che il Castellano, da noi chiamato spagnolo, bisogna imparare il Català, lingua ufficiale e principale della Catalunya.

L’hai imparato sul posto?
Ci sono dei corsi gratuiti organizzati dal Comune. Due volte la settimana, corsi serali, organizzati nelle scuole pubbliche. L’ho studiato per quasi un anno e lo capisco bene, però continuo a preferire il castellano.

Ora lo parli un po’ meglio?
Parlo abbastanza bene il castellano, così così il catalano.

Quanto ci hai messo a fare i documenti per vivere lì?
Una mattina. Vai alla polizia, fai una denuncia con il tuo passaporto e loro ti rilasciano il NIE (numero di identificazione dello straniero). Se parliamo invece d’iscrizione all’AIRE, ecco quello è un delirio, incompetenza, perdite di tempo, pressappochismo, sono soltanto alcuni degli aggettivi che gli italiani che vivono qui esprimono sul Consolato Italiano.

Per prendere i mezzi pubblici c’è un biglietto cartaceo o una tessera?
Un biglietto cartaceo. Ce ne sono di diversi tipi. Singolo, da dieci corse, per tutto il mese, per 50 corse, per tutto l’anno.

Se devi andare in posta o in banca, i moduli per le raccomandate o simili, sono anche lì allo sportello? Anche lì devi superare tutta la fila e chiedere quello che ti serve?
No. I moduli sono sui banconi e ognuno può prendere quelli che gli serve. Ma la cosa allucinante è che non ci sono file. Ho provato cinque poste differenti e non ho mai aspettato più di dieci minuti per fare un’operazione.

Sei alla cassa del supermercato, in coda. Aprono la cassa di fianco.
Che cosa succede?
Generalmente la cassiera indica una persona che sta a metà coda e gli chiede di spostarsi nell’altra cassa, tutti quelli che stanno dietro si spostano, mantenendo la fila.

In Spagna come è stato risolto il problema dei mendicanti ai semafori?
Non esistono e neanche posteggiatori abusivi (però al sud della Spagna qualcuno l’ho visto)

Posso bere alcolici nei giardinetti?
Assolutamente si. Puoi fare anche pic-nic nei parchi che sono sparpagliati per tutta la città. D’estate è una meraviglia.

Se non si può e io lo faccio lo stesso, che cosa mi succede?
Quello che non si può fare è stare a petto nudo prendendo il sole nei parchi, ma soltanto da un paio d’anni c’è questa legge, prima si poteva girare nudi per la città (il nudismo era consentito)

Pausa pranzo al lavoro.
Quanta ressa c’è nel bar per prendere il panino?
Qui non c’è l’abitudine del panino. Qui si va al ristorante/bar/trattoria e con 10 euro mangi un primo, un secondo e un dolce (o un caffè) e una bella cerveza. I tempi di attesa sono ragionevoli, nella maggior parte dei casi arrivi e ti siedi.

C’è un quartiere famoso per i locali e la vita notturna, tipo i Navigli qui a Milano?
C’è il Born che è il quartiere vecchio della città, il Raval che è il più bohémien, la Rambla tra le strade più popolate della città e poi c’è la Barceloneta, il quartiere dei “pescatori”, splendido d’estate e affascinante d’inverno.

Anche lì i venditori di rose sono piuttosto insistenti?
I venditori di rose ci sono, chiedono una volta, tu dici no e se ne vanno.

Agosto.
Anche in Spagna “esodo” e “controesodo” sono termini di uso comune nei periodi di ferie?
Per quanto le strade e le autostrade sono ben fatte e ben gestite anche qui a volte capita. Ma soltanto a volte e deve esserci qualche particolare motivo. A me una volta è capitato di stare più di un ora bloccato nel traffico d’estate al ritorno da Figueras, ma il blocco era dovuto ad un incidente stradale.

Quanto costa un caffè?
80 centesimi, ma anche 1,20 dipende dai posti. ovviamente non è buono come il caffè italiano, ma in alcuni posti trovi l’Illy e il morettino.

Quanto costano le sigarette?
Non lo so, non fumo. Ma in cambio ti dico quanto costa la benzina 1,38 la verde e 1,34 il diesel.

Si trova facilmente un parcheggio lì dove vivi?
Ho il posto macchina, ma in tutta la città non è facilissimo trovare posto, per questo motivo hanno creato parecchi parcheggi sotterranei a pagamento. Ma sono molto cari. Barcellona è una città che si gira benissimo in bicicletta o con i mezzi pubblici. Il comune anni a dietro ha creato il progetto Bicing che funziona benissimo in tutta la città. Ci feci un post una volta: http://stassiclaudio.blogspot.com.es/2009/09/bicing.html era il 2009, adesso il prezzo è di 45 euro ma il servizio è migliorato moltissimo.

Quant’è la multa per sosta vietata?
Credo una cinquantina di euro

E se lascio la macchina in seconda fila?
Mai vista una macchina in doppia fila da quando vivo qui.

La cosa che ti manca di più dell’Italia?
Tante cose. La famiglia e gli amici prima di tutto.

La cosa che ti manca di meno.
Anche lì tante cose. L’arroganza e la presunzione, il malaffare, l’immondizia per le strade, le canzoni napoletane sparate a tutto volume alle otto di mattina, la rabbia della gente, la maleducazione e sopra tutto immobilità del “tanto è sempre stato così”.

Pregi e difetti degli spagnoli.
I Catalani sono testoni, tirchi e eccessivamente legati alle loro radici Catalaniste. Radici che se innaffiate con slogan populisti e secessionisti come quelle del nuovo presidente della Catalunya potrebbero far nascere sentimenti di divisione dalla Spagna. Sentimenti che negli ultimi mesi stanno crescendo per effetto della crisi.
I Pregi invece sono tantissimi. Sono ospitali, gentili, cortesi, allegri, curiosi, attivi sempre a preparare nuove attività.

Come ti vedono gli spagnoli?
Gli Spagnoli adorano gli italiani. Conoscono bene la cultura e la storia italiana e poi la cucina italiana è tra le più apprezzate in terra Iberica.

Loro lo sanno di essere in “crisi”?
Si, eccome. Il Governo Rajoy ha fatto più o meno gli stessi interventi che ha fatto in Italia Monti. L’IVA è stata aumentata di 11 punti, fino al 2010 era all’8% , adesso è al 21% acqua, luce e gas sono aumentati, anche la benzina che quando siamo arrivati qui nel 2009 era a 1,18. La disoccupazione è aumentata parecchio. La Catalunya però ne soffre meno. Considera che è come la Lombardia per l’Italia e poi qui il turismo la fa da padrone tutto l’anno. Quindi si c’è la crisi, ma le infrastrutture continuano ad andare avanti, le strade non vengono abbandonate, la raccolta differenziata è al 54%, si restaurano monumenti, si promuovono attività e si creano ogni giorno cose nuove.

Un consiglio per chi se ne vuole andare dall’Italia.
Nessun consiglio. È una scelta troppo personale. L’unica cosa che mi sento di dire è che nulla è per sempre, si può fare una prova di un anno, poi puoi decidere di tornare in Italia o di restare, in ogni caso avrai fatto un’esperienza nuova che ti avrà arricchito personalmente e culturalmente. Io ho fatto così e sono rimasto, almeno finora, dopo chissà.

Valido per l’espatrio va in pausa per un paio di settimane. Nei prossimi giorni ci sarà la convention fumettosa Cartoomics qui a Milano. Credo proprio che il blog sarà Long Wei oriented per un po’.
Nel frattempo sto raccogliendo altre interviste. Se qualcuno vuole proporsi, può mandarmi una mail all’indirizzo del blog, è lì, sulla colonna di destra!


Tutto Il Resto

Rico da Dresda.

28 febbraio 2013 • By


Dopo il periodo di pausa forzata, riprendo il giro di interviste di Valido per l’espatrio. La rubrica diegozilliana dedicata a chi ci ha detto: ciao, belli!
Oggi è il turno di Rico. Mi scuso per tutto il tempo che l’ho fatto aspettare.
Rico non lo conosco “live in person”. Quando ho iniziato a pubblicare le prime interviste, mi ha scritto chiedendomi se volevo sentire anche la sua esperienza.
Eccome no!

Mi chiamo Rico e vivo a Dresda.
Pare di presentarsi a una riunione degli alcolisti anonimi…

Mi hai detto che sei un biologo molecolare. Scusa, ma che cosa fa di preciso un biologo molecolare? (A parte dare il via all’apocalisse zombie che distruggerà la razza umana, ovviamente)
Versione corta: gioco con le provette.
Versione lunga: un biologo molecolare è uno scienziato che si pone di fronte alla materia vivente con particolare interesse riguardo ai meccanismi molecolari che il funzionamento fisiologico e patologico ai vari livelli di organizzazione: cellule, tessuti, organi, organismi. In particolare sono quello che viene definito biologo cellulare: cerco di capire come funzionano i vari componenti che definiscono una cellula. Una volta ci si metteva di fronte a un microscopio e si disegnava quello che si vedeva (grandissima tradizione italiana tra l’altro: basti pensare a Camillo Golgi). Adesso esistono microscopi controllati da computer e software complessi di analisi di immagine, ma il principio è sempre quello: prendere una cellula, fare una foto (o una sequenza di foto) di un processo interessante e cercare di capirlo sia nei suoi principi base, sia in caso di alterazioni controllate , ad esempio un farmaco, che in processi patologici.
Ok la pianto qua: spero di aver dato l’idea.
In merito all’invasione Zombie, son puttanate: sicuramente però creerò la madre di tutte i super-soldati combinando i geni di un uomo con quelli di un axolotl, che sarà in grado di avere un fattore di rigenerazione che al confronto Wolverine è una mezzasega…

E quel lavoro non lo potevi fare qui?
Diobono, si. Potevo anche fare l’astronauta, lo spazzino , il geometra. Forse più’ realisticamente avrei finito per andare a fare le analisi in un laboratorio, oppure aprire un piccolo bes ad breakfast con una piccola cucina dove far finta di fare il cuoco, altra mia grande passione.
Ma per quello che riguarda la ricerca di base, ovvero il campo in cui lavoro, secondo me è fondamentale prendere armi e bagagli e fare un periodo all’estero. Quello che poi succede all’estero è altro discorso: per me ha voluto dire entrare in contatto con una realtà estremamente stimolante per quel che riguarda il lavoro, ma soprattutto in una
condizione ambientale che mi ha permesso di costruirmi una famiglia in tranquillità. Altri avranno altre esperienze: difficile fare generalizzazioni

Andiamo con ordine.
Prima di partire per Dresano dove vivevi?
Originario di Livorno, ho fatto l’università a Pisa (cosa non si fa per campare), poi ho vissuto per 4 anni a Milano per il dottorato al san Raffaele (cosi’ capite perché’ è fallito). Poi borsa di postdata per Dresda

Quando ti sei laureato?
Nel 97 mi pare.

E i tuoi compagni di corso adesso che cosa fanno?
Dipende: il mio compagno diretto di corso fa il barista, alcuni sono rimasti in ricerca barcamenandosi tra borse, qualcuno lavora in un call center (pero’ a tempo indeterminato), un altro per un po ‘di tempo ha aperto un diving club in Indonesia, ma poi è toranto e ora fa il biologo marino…

Quanti di loro mi rispondono quando chiamo il call center di Sky?
Di Sky nessuno, una mia amica forse a quello Vodafone. Ma mica è un problema lavorare in un call center, o no?

Dresda. Germania Est.
Quando l’Est è stato incluso nell’Ovest?
Nell’ 89, qualche anno prima che arrivassi (nel 2003).

Come stavano messi i tedeschi dell’Est rispetto a quelli dell’ovest?
Eh, malino. Mi raccontano storie di macchine (rigorosamente Trabanti ) che arrivavano dopo anni di attesa e venivano consegnate… senza volante, per il quale dovevano aspettare per altri sei mesi. Presente Goodbie Lenin? Ecco, tutti mi dicono che si tratta di un ritratto veritiero della vita all’est.

Azzardiamo un parallelismo?
Lo sapevo 🙂

Erano messi meglio o peggio rispetto a chi abita nel nostro meridione?
Disclaimer: tutto quel che diro’ è basato su impressioni personali, e non ha alcun valore obiettivo. Ma so che ho ragione 🙂
Dura a dirsi: per quanto le condizioni di vita nella Germania est fossero obiettivamente inferiori a quelle dell’ovest (e non voglio entrare in considerazioni politiche), certi indicatori erano sicuramente positivi.
Parlo di educazione e di assistenza sanitaria o familiare oppure di un apparato burocratico elefantiaco da una parte, ma funzionante.
Le infrastrutture generali non erano a livello dell’ovest: autostrade pessime, collegamenti in treno piuttosto penosi, aeroporti… cosa?
Le industrie dell’est erano completamente irrilevanti in confronto a quelle dell’ovest,

Possiamo fare un paragone di massima tra il “mezzogiorno” per un italiano del nord e l’ “l’est” per un tedesco dell’ovest?
Per il tedesco dell’ovest l’est era più’ o meno l’inferno: ricordo che già’ nel 2003, quando decisi di venir su, dissi a un mio ex collega tedesco che appunto avevo l’intenzione di venire a Dresda e lui prima svenne, poi chiamo la neuro per farmi rinchiudere. Secondo me pero’ il divario che c’è tra Nord e Sud Italia è molto più’ marcato, di quello che
in realtà era il divario Ovest -EST.
Fatto sta che pero’ il muro è caduto nel’89 e dall’oggi al domani una nazione si è sobbarcata circa 17 milioni di persone in regioni dalle infrastrutture praticamente inesistenti.

In sostanza. I tedeschi, in quanti anni hanno risolto il problema del loro “mezzogiorno”?
In una ventina d’anni.

Continuando il mio parallelismo: la cassa del mezzogiorno è stata fondata nel 1950, e fantatedescamente, già negli anni 70 il divario nord/sud poteva essere risolto.
Continuano a esserci disequilibri tra est e ovest, e molti tedeschi dell’ovest vedono l’est come arretrato. In realtà le differenze a oggi sono molto sfumate, e lo erano già’ quando arrivai io nel 2003.
Solo per parlare di Dresda, da non avere collegamenti, a avere una rete autostradale , un aeroporto, centrali ferroviarie ricostruite, centri storici rifatti a nuovo in circa dieci anni.
Chi abbia visto Berlino nell’89 e ci sia tornato 15 anni dopo avrebbe visto una città che in certe zone era totalmente cambiata, pur mantenendo una atmosfera molto forte di “passaggio”.
Son tedeschi. Le robe funzionano.

Chi ha pagato?
L’ovest. O meglio: il governo federale. E’ stimato che il costo della riunificazione sia stato di 1500 miliardi di euro. Non ne sono sicuro se continui, ma fino a pochi anni fa son sicuro che ogni anno venisse versato nel territorio dell’est qualcosa tipo 100 miliardi di euro all’anno.
Ovviamente la differenza rispetto al buco nero meridionale, è che quei soldi si vedono tutti: e oggi a Lipsia, Dresda e Berlino ci sono le stesse infrastrutture che a Monaco o Stoccarda. Il processo non è stato ne è indolore, visto che il tasso di disoccupazione nelle aree intorno a Dresda è attorno al 20%, e la zona è particolarmente ricca di simpatici neo-nazi al cui confronto Forza Nuova è un partito moderato.
Tornando al mio lavoro non è un caso se la Max Planck Society abbia aperto un istituto qua , con l’intenzione di farlo diventare un centro di caratura internazionale, in grado di raccattare 400 persone da 45 nazioni diverse. Il risultato è che adesso Dresda ha appena vinto un riconoscimento come cluster di eccellenza, reclutando tra Max Planck e altri istituti scienziati di livello mondiale, come Marino Zerial (il mio capo) o Gene Myers (per capirci, il tipo che ha scritto gli algoritmi usati per sequenziare il genoma umano)…

E ora lavori a Dresda.
Sei arrivato lì e appena hai messo giù il piede dall’aereo ti hanno offerto quel posto?
No, la trafila è stata diversa: in previsione della fine del dottorato, io e la mia compagna di allora (che poi qua in Germania è diventata mogghie) abbiamo mandato il CV, con pubblicazioni, a diversi posti nel mondo. Mia moglie ha deciso di venire qua, e io allora mi son concentrato a trovare un laboratorio qua in cui fare un post doc.

Quali lavori hai fatto laggiù?
Ho fatto 4 anni di post doc con l’idea di diventare uno scienziato, poi per varie ragioni ho deciso che la carriera puramente accademica non faceva per me, e allora ho cambiato lavoro all’interno dell’istituto e mi sono unito a una facility di high throuput screening, ovvero un laboratorio che si occupa di fare esperimenti su larga scala, usando
piattaforme robotiche e microscopi automatici. Siamo una delle poche realtà del genere in ambito accademico

Conoscevi qualcuno da quelle parti?
Si, colleghi di università di mia moglie. Ma in generale l’accoglienza qua è stata davvero senza problemi: l’istituto ha aiutato mia moglie (che si era trasferita 6 mesi prima di me)a trovare casa, a fare tutti i documenti e a districarsi nella burocrazia tedesca, che riesce essere decisamente snervante vista la flessibilità tipica dei tedeschi

Dove hai dormito la prima notte?
In un letto.

Parlavi il tedesco?
No. ma la cosa non era ne è importante visto che la lingua che utilizzo in istituto è l’inglese. Nel frattempo diciamo che ho maturato una conoscenza scolastica del tedesco che mi permette di non morir di fame. Ma fortunatamente adesso ho una bimba di 7 anni (nata qua , sia lei che il fratellino più’ piccolo) che va a scuola, e che mi fa da traduttrice.

E adesso?
E adesso stiamo qua: abbiamo comprato casa approfittando dei prezzi bassi e di un mutuo agevolato al 2.5% ( la casa che avevamo scelto era costruita con materiali ecologici e avevamo diritot a un mutuo agevolato.) La bimba va a scuola, ed è integrata benissimo; l’altro bimbo va all’asilo. Usciamo di casa alle 7.30 e riandiamo a prendere i bimbi alle 17.30 dall’asilo…
Una differenza mortificante con l’Italia è stata per l’appunto la questione asilo: senza alcun problema, ci hanno preso la prima bimba a 12 settimane, cosicché mia moglie è tornata par time al lavoro dopo 4 mesi, e dopo 6-7 mesi full time. Costo dell’asilo circa 250 euro a testa per un full time dalle 7.30 alle 17,30.
Guadagniamo relativamente bene per il posto in cui siamo. Abbiamo una casa in riva all’Elba. Respiro aria buona.

Dai, dimmi qualcosa di negativo!
Adesso fuori c’è -9 e rimarrà’ cosi’ per un discreto lasso di tempo.
La cucina fa schifo: ma tanto visto che mi piace cucinare non mi pesa.
Il rapporto con gli autoctoni, vista sia la situazione familiare (i bimbi piccoli tendono a annullare la vita sociale) e il tipo di lavoro abbastanza totalizzante, è insufficiente. A questo si aggiunge che l’istituto dove lavoro ha una intensa vita sociale visto che è composto da almeno il 60% di stranieri lontani da centinaia a migliaia di km da casa si crea un effetto bolla, con party fantasmagorici in cui i direttori fanno a gara nell’umiliarsi il più’ possibile.
Di problemi ce ne sono, come in ogni società: ma la cosa fondamentale è che questa è una società che funziona, con un rispetto della cosa pubblica che noi ci sogniamo.

Quando ti capita di tornare qui, che effetto ti fa?
La sensazione di straniamento che provo ogni volta che torno in Italia è sempre più’ forte: non riesco mai a capacitarmi di quanto ci siamo accontentati di vivere in città sporche, malfunzionanti e con un rispetto reciproco spesso davvero inesistente. Almeno per il paragone che posso fare tra le città in cui ho vissuto in Italia e Dresda….

Settimana prossima ce ne andiamo in Spagna! Chine e paella, movida e matite, indignados e olè!
Tutte le altre interviste di Valido per l’espatrio, le trovi cliccando qui.


Kazak
Tutto Il Resto

Destinazione Atyrau!

12 febbraio 2013 • By

Supplemento a Valido per l’espatrio!
Invece di fare due chiacchiere con quelli che sono già all’estero, ma tu guarda le coincidenze, ho un amico che sta per partire. Va a lavorare in Kazakhistan.
Il mio amico si chiama Stefano, ed è avvezzo ad avventure di questo tipo, non è certo uno che si spaventa ad andare da solo in Kazakhistan… E’ andato a piedi a Ciudad Juarez.

Come hai fatto a finire laggiù?
Sono stato contattato via mail da una società di recruitment di Londra. Mi hanno scritto se ero interessato alla posizione e io, senza crederci più di tanto, ho risposto: “sì, sono interessato”.
Questi inglesi hanno girato il mio nominativo a una società di recruitment kazaka. Quelli mi hanno contattato - sempre via mail - per chiedermi la scansione di tutte le mie qualifiche/titoli (laurea, master, ecc…). E io diligentemente ho scansionato e inviato.
A dicembre mi arriva una telefonata dal Kazakhistan. Mi si chiedeva la disponibilità per un colloquio telefonico.
Un lunedì mattina alle ore 10:00, mi sono sparato una conference call di un ora tutta in inglese dove ho dovuto sostenere il fuoco di fila di due selezionatori. Mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere. Lì ho capito che il gioco si faceva serio e ho iniziato a crederci.
“Entro Natale le faremo sapere” mi dissero. Arriva il Natale e questi non chiamano, quando ormai ero rassegnato all’idea di aver perso l’ennesima occasione, la mattina di Santo Stefano ricevo la bella notizia!

Come ti stai preparando?
Da quel giorno è iniziata la mia battaglia con la burocrazia nazionale e internazionale. Un periodo davvero difficile dove sensazioni diverse e contraddittorie si alternavano senza sosta. Dall’euforia al panico più nero. Per i documenti ho dovuto fare di tutto e di più: casellario giudiziario, carichi pendenti, lettere di referenze, visto di affari presso l’ambasciata Kazaka a Roma, certificato antidroga e HIV, documentazione anagrafica di vario genere, documentazione clinico-sanitaria (audiometria, spirometria, elettrocardiogramma, esami del sangue, esami delle urine, schede anamnestiche, ecc…). Insomma un delirio di carta e valori bollati, timbri e firme. Per non parlare dei costi…

Che aspettative hai?
Sono dominato da due diverse sensazioni. Prima euforia e incredulità, poi paura e insicurezza. Insomma non è facile lasciare la propria casa, la propria famiglia, il proprio paese, il lavoro, gli amici… In una parola la tua vita e le tue certezze!
Per cosa? Bho! Il mistero… La paura dell’ignoto… Mi dicevo: “ma che cazzo di posto è il Kazakhistan? Freddo, lontano, arretrato e ostile… Il buco del culo del mondo… Sto tanto bene a casa, che cazzo ci vado a fare laggiù?
Mi rapiranno i terroristi? Morirò per l’inquinamento causato dai giacimenti di idrocarburi e dalle raffinerie? Morirò di freddo dato che in inverno ci sono 25 gradi sotto lo zero?
Mi utilizzeranno come cavia umana per degli esperimenti in un acceleratore di particelle?
Cose così, paure e inquietudini irrazionali.
Poi però a furia di cogitare e analizzare le cose, piano piano, mi sono reso conto di quale esperienza straordinaria possa essere per me.
Il posto di lavoro è fantastico: lavorerò per la più grande e più importante multinazionale italiana al mondo, si tratta di un progetto internazionale dove dovrò collaborare con tutte le più grandi Oil Company.
Parlerò inglese dalla sera alla mattina, conoscerò una marea di professionisti, mi si spalancheranno le porte di Tannhauser, lo stipendio è stratosferico, il ruolo è importantissimo.
Penso che a livello di curriculum non potevo sognare di meglio. Anzi, nemmeno nei miei sogni più arditi potevo immaginarmi una carriera di proporzioni simili!
E allora tutte le paure di prima come per incanto sono sparite. Ora la mia preoccupazione maggiore non è l’ostilità dell’ambiente circostante o della vita “noiosa” che potrei condurre laggiù, soprattutto la sera. Ora la mia preoccupazione più grande è quella di essere in grado di svolgere il mio ruolo secondo le aspettative di questa gente. Spero davvero di essere all’altezza del compito.
Ma sai cosa ti dico? Vado giù duro e incazzato, determinato più che mai a riuscire, anche se questo dovesse costarmi 12 ore di lavoro al giorno. Non me ne frega un cazzo. Come diceva John Rambo: “Mi avete cercato? Mi avete cercato? Mi avete trovato!”.
Sono anni che combatto per un’opportunità di simile un centimetro alla volta. Certo sono stato fortunato, ma la fortuna va cercata.
Tante volte ho bussato a porte che poi sono rimaste chiuse. Non sei sconfitto quando perdi, ma quando desisti.
Chiudo con un ultima citazione: “il destino non è scritto, lo costruiamo noi” John Connor.

Giovedì invece, consueta puntata di valido per l’espatrio. L’ospite è uno scienzato.
Sul serio.


Hol2
Tutto Il Resto

Cristina da Haarlem.

7 febbraio 2013 • By

Cristina è la ragazza di un mio amico, non la conosco benissimo perchè ci siamo visti poche volte a dir la verità, però a livello empatico mi è stata simpatica al volo. Una tipa in gamba. Fa parte di quel gruppo di persone che non vedo spesso, ma che vorrei frequentare di più.
Il mio amico fa fumetti, lei no, coppia mista, direbbe qualcuno. Il fare-fumetti, ha consentito al mio amichetto di seguirla in giro per il mondo.
Infatti, questa intervista è un po’ diversa dalle altre. Si parte dall’Olanda, ma poi si va, letteralmente, a zonzo per tutto i globo.
Ho cambiato un po’ le domande, perchè mi interessava analizzare la sua esperienza come lavoratrice, visto che qui da noi si parla tanto di quote rosa e di pari opportunità.
Se ne parla. Parla. Parla…

Ciao mi chiamo Cristina e vivo ad Haarlem con due A, Paesi Bassi.

Prima dove vivevi?
Allora definiamo vivere: dichiaro di aver vissuto in un posto se ho avuto un contratto di affitto stabile per almeno 6 mesi. Quindi, con questa regola prima di Haarlem viene un ameno paesello della Svizzera tedesca che si chiama Wholen, vista Alpi dall’angolo del Canton Aargau.
(Non è quello dove si paga il 2% di tasse, per togliere subito il dubbio)

E prima ancora?
Nella terra di Tony Soprano, Lyndhurst, New Jersey.

E prima ancora ancora?
Vicino a Imola, al confine tra Emilia e Romagna che per me è casa, e prima ancora a Roma per quasi sette anni.

Cambi casa di lavoro?
No, ho solo un lavoro e una situazione personale che mi permettono di viaggiare parecchio (senza la condizione del contratto di affitto fisso, alla lista si aggiungerebbero anche Libano, Ungheria, Russia e Ucraina…)

Che lavoro fai esattamente?
La mia famiglia crede che faccia la spia, in realtà lavoro da quattordici anni nel mondo dell’ Information Technology.
Sono alla mia quarta azienda e dopo tanti anni di progetti che mi hanno portato in giro per il mondo, adesso lavoro per una multinazionale olandese che fa vernici e prodotti chimici.
Per farla molto corta, ho la responsabilità del gruppo IT in una delle unità produttive. All’atto pratico sono trentacinque persone distribuite dall’Australia agli Stati Uniti passando per tutto quello che c’è nel mezzo.
Io devo assicurare che sappiano cosa devono fare, che i 2500 impiegati della mia unità produttiva abbiano computer, connessioni e sistemi funzionanti, mentre con l’altra metà del gruppo si lavora su progetti. Se non si è capito assolutamente nulla, niente di grave, è un altro motivo per pensare che io sia una spia!

E lo fai all’estero perchè qui in Italia ci sono troppe donne a ricoprire il tuo ruolo e tutti i posti erano occupati?
Ovviamente! Oltre a quello, anche perchè ho avuto la fortuna di un compagno con un lavoro flessibile che mi ha permesso di potermi muovere e soprattutto perché, ma magari non ne sono al corrente io, non mi risultano molte aziende italiane che durante il colloquio di assunzione ti rivoltano come un calzino per scoprire se puoi essere il futuro CIO dell’azienda.

Ho le ignoranze, che cos’è un CIO?
Ops gli acronimi, la dannazione dell’era moderna…
CIO sta per: Chief Information Officer, ovvero grande capo megadirettore generale dei servizi IT.

In sostanza, al momento del colloquio, quelli volevano capire se potevi o meno ricoprire un ruolo dirigenziale in futuro?
Esatto, quello che conta è non solo (o non tanto) quali grane puoi risolvere all’azienda oggi, ma quali casini peggiori eviterai in futuro se la compagnia dovesse investire nella tua crescita professionale.

Okay. Hai fatto il colloquio e…
In pratica, l’assunzione è in funzione di quello che puoi diventare grazie a quello che sai e che hai fatto, ma molto di più grazie a quello che puoi imparare. In realtà sono all’estero perché nonostante un buon lavoro e un ruolo globale gestito dall’Italia, le possibilità di crescita all’interno dell’organizzazione italiana erano poche o nulle e il motivo più frequente che mi sentivo ripetere era “eh ma tanto tu sei giovane, che fretta hai?”.
Beh io avevo fretta, mi sembrava che in giro ci fossero troppe cose interessanti che mi stavo perdendo. Ci abbiamo fatto un bel pensiero e alla prima opportunità abbiamo deciso di andare.

Che cosa hai studiato per ricoprire oggi quel ruolo?
Sono ingegnere delle telecomunicazioni, ma la sola antenna su cui abbia mai messo le mani era quella della parabola in balcone.

Le tue compagne di università, oggi che cosa fanno?
Allora ti tocca l’aneddoto: il giorno della laurea la mamma di un mio compagno di corso mi disse che ero la più elegante del gruppo e io le feci notare che ero pure l’unica e che quindi era statisticamente abbastanza ovvio.
Si lo so, gli ingegneri e il loro humor…
Quello che ho di più vicino a una compagna di università, quella con cui ho condiviso il triennio,
è ingegnere biomedico e ha da poco ottenuto un contratto da ricercatrice all’università di Bologna.

Ovviamente, siccome sei anche tu una privilegiata, ti sei alzata una mattina scoprendo di avere quel posto di lavoro per grazia divina, giusto?
Io lo chiamavo “farsi un mazzo tanto”, ma è da un po’ che sono fuori dall’Italia e mi sono persa le nuove tendenze linguistiche! Io direi una serie di opportunità accolte a braccia aperte, qualche scelta giusta (la laurea in ingegneria, l’inglese imparato di corsa nonostante a scuola si facesse francese, il curriculum visibile in posti come Linkedin) e anche qualche decisione difficile alla fine hanno pagato.

Esistono decisioni importanti facili?
A pensarci bene forse no, magari esistono decisioni importanti meno dolorose o meno radicali di altre… tipo sposarsi è una decisione importante, ma non dovrebbe essere dolorosa per quanto difficile.

Dato che lavori in giro per il mondo, come viene percepito il collega italiano dai locali?
Come quello da mettere subito ai fornelli quando si organizza una cena in compagnia!
In molti fanno fatica a capire come mai si possa scegliere consapevolmente di andarsene dal paese più bello del mondo per andare in un posto dove piove tantissimo, ma mediamente basta descrivere per cinque minuti burocrazia, opportunità di crescita e livelli dei salari per convincere anche i più dubbiosi. Tutto sommato i colleghi stranieri, se hanno un’opinione derivante dalla tua nazionalità se la tengono finchè non te ne possono parlare scherzandoci sopra e dopo averti visto all’opera. Di certo la fama dei latini estroversi e chiacchieroni non ce la leviamo di dosso, per cui quando c’è da scegliere a chi far presentare qualcosa finisce sempre che sono un italiano o uno spagnolo.

E’ vero che in alcuni posti fanno dei “corsi” per insegnare agli autoctoni come relazionarsi con un italiano su lavoro?
Assolutamente! Ma anche con un tedesco e con un cinese e con un americano! La diversità culturale in ambito di lavoro è una delle cose più belle e complicate che mi sia capitato di affrontare. Quando sono andata in Corea del Sud per la prima volta, mi hanno chiesto cortesemente di non mettere scarpe con i tacchi, perché già il fatto che ero una donna in una posizione manageriale per i colleghi coreani era già sufficientemente complicato anche senza essere più bassi di me. Uno dei momenti più terrificanti della mia carriera è stato quando il mio capo, un tedesco di nome Sven, ha cominciato a fare commenti positivi sul mio lavoro e a rispondere a tutte le mie mail.
Ho onestamente pensato che volesse rifilarmi un trappolone di lavoro clamoroso, salvo poi scoprire che aveva fatto un corso sulla diversità culturale durante il quale gli avevano spiegato che per un tedesco “no comment” significa “tutto ok”, mentre invece un latino ha bisogno di riscontri e “coccole” più frequenti per sentirsi tranquillo. Uno spavento assurdo, per fortuna dopo tre giorni ci siamo chiariti e ha smesso!

Ho visto un film dove una grande azienda aveva un asilo aziendale.
Lo metto nella stessa categoria del teletrasporto e della tipa bruttina che quando si leva gli occhiali diventa una modella? Cioè, robe da film, giusto?
Mica troppo…dove lavoro adesso abbiamo un medico, un fisioterapista specializzato in problemi posturali sia per chi lavora in produzione che per chi lavora in ufficio, una palestra e in quartier generale ad Amsterdam anche biblioteca e galleria d’arte. L’aspetto migliore e’ che si cerca di offrire in ogni sede quello che più si avvicina alla cultura del paese, per cui per esempio in Cina e in Corea ci sono sale per il pisolino dopo pranzo.
Da quelle parti pensano che sia inutile opporsi al fatto che dopo pranzo ti viene l’abbiocco, per cui è del tutto normale vedere colleghi con la testa appoggiata ad un cuscino speciale sulla scrivania o appunto in saletta belli rilassati.
Niente di drammatico, 20 minuti e via!

Sei stata in New Jersey. Dato che a me danno del fazioso, ma al tempo stesso sono tutti degli espertoni di sanità americana perchè hanno visto Sicko, è vero che se ti viene mal di testa da quelle parti muori?
Per un mal di testa no di sicuro, non dimenticare che stai parlando del posto dove al supermercato puoi comprare medicinali che qui da noi non trovi (che poi questo abbia generato una nazione di ipocondiraci temo sia piuttosto vero). Ci sono ospedali pubblici il cui livello dipende molto da dove sei e da quanti soldi ha da investire lo stato in cui risiedi (ma se cambi stato con regione questo dovrebbe suonare familiare anche in Italia).
Se poi ci vai da straniero e senza una residenza fissa, un’assicurazione di viaggio è meglio se te la fai. Se ci vai a vivere il discorso è diverso e qualche aspetto davvero poco piacevole lo puoi scoprire.
Per esempio il fatto che le assicurazioni hanno il diritto di rifiutare di assicurare qualcuno per motivi di età e storia medica, ma spero proprio che Obama riesca a finire quello che ha cominciato in questo campo. Il suggerimento da expat è non solo di verificare le condizioni di assicurazione personale e per la famiglia offerte dal datore di lavoro, ma di metterle proprio sul piatto della bilancia in fase di discussione del contratto (tipo, se non mi dai la copertura medica allora lo stipendio deve essere del 5% maggiore). Noi siamo spesso timidi su questo tipo di negoziazioni, all’estero si aspettano che se per te qualcosa e’ importante sia tu a farlo presente e a discuterlo.

Olanda: esci la sera e devi parcheggiare la macchina. Quanto devi dare al parcheggiatore abusivo per ritorvarla integra quando torni?
Intendevi dire Olanda: quando esci la sera e devi parcheggiare la bicicletta, vero?
Specialmente in città ad Amsterdam la macchina è un lusso, ci sono aree in cui il permesso residenti richiede tre anni di lista d’attesa, ma non è che sia per una questione di inefficienza, semplicemente perchè i canali tendono ad occupare un bel po’ di spazio e muoversi in bici è comunque molto molto meglio!

Che cosa ti manca di più dell’Italia?
La mia famiglia di sicuro, e per quanto ovvio il clima: in Olanda puoi avere letteralmente quattro stagioni in un giorno e ci sono cieli con nuvole che sono un incanto (e cosi si spiegano la scuola fiamminga e pure i mulini a vento) ma avere quindici gradi a Ferragosto ancora non me lo spiego.
Ci si abitua però, per ora il mio record è l’essere andata in bici con meno quattordici gradi, qui impari che le cose si fanno a prescindere dalle condizioni meteo, ma appena c’è il sole: big party!

Che cosa ti manca di meno?
La sensazione di dover sempre stare attenta a non essere fregata.
Qui non succede, ed è talmente facile che ti viene lo sconforto. Un esempio pratico: assicurazione per la moto, il call center (in inglese ovviamente, con l’olandese proprio non ce la possiamo fare) spiega che ci sono varie opzioni di pagamento, annuale, trimestrale e mensile. Mik chiede quale sia la maggiorazione di costo per l’opzione mensile e dall’altra parte cade il silenzio, seguito da una richiesta di ulteriore spiegazione. Quando viene fatto presente che in Italia è possibile un pagamento semestrale con una maggiorazione del costo, la risposta è che questo in Olanda questo è del tutto incomprensibile perchè il servizio offerto è lo stesso e quindi la differenza di costo non spiegabile. Niente di trascendentale, ma ti cascano le braccia a vedere quante cose piccole concorrono a fare la differenza.

Giovedì prossimo si torna in Germania. Dove conosco uno che lavora lì, in un laboratorio, e sta per scatenare l’apocalisse zombi.


Hol1
Tutto Il Resto

Antonio da Zeist.

31 gennaio 2013 • By

Nuova puntata di Valido Per L’Espatrio, nuova intervista.
Antonio è uno degli amici di Ladyzilla che anni fa si sono mischiati con i miei, in quel gran intreccione di giri e giri che si chiama vita.
Un tempo collezionava minerali, siamo andati al suo matrimonio in quel di Amsterdam, quando viene qui passa a trovarci. Sempre per via di quel giro di giri che si chiama vita, adesso è amico di un mio amico disegnatore romano.
Ma tu pensa, alle volte…

Ciao, mi chiamo Antonio e vivo a Zeist, in Olanda.

Allora vai in giro con gli zoccoli di legno!
Esatto, qua vedi ogni tanto gli operai che rifanno le strade con addosso gli zoccoli, anche mio cognato e mio suocero li infilano per farsi un giretto fuori!

Com’è Zeist?
E’ un paesotto grande come Pavia, però è tra i boschi.

Non ho soltanto amici tamarri che rubano autoradio, tu hai studiato. In che cosa ti sei laureato?
In scienze Agrarie, sono Agronomo.

Che cosa facevi qui, con quella laurea in tasca?
Tutt’altro! Ho fatto tre anni come coordinatore per progetti interuniversitari che partecipavano a bandi di ricerca del Ministero dell’Agricoltura. Altri quattro anni come consulente per aziende che volevano partecipare ad appalti pubblici (case, strade, impianti tecnologici, restauro di chiese, poco verde pubblico purtroppo)

Quelli che si sono laureati con te adesso che fanno?
Un paio fanno gli Agronomi, un altro paio sono rimasti in Università, un altro paio sono liberi professionisti che fanno consulenza nell’alimentare/verde. Un altro ha fatto carriera nelle guardie giurate. Nessuno ha scelto di diventare prof.
La mia ex collega preferita ha aperto un’agenzia di viaggi tutta sua, sotto casa dei miei genitori.

Che cosa fai ora in Olanda?
Cose che voi italici-senza raccomandazione non potreste neanche immaginare. Faccio il Finance Controller per un gasdotto gestito da ENI e da Gazprom.

Nel senso che per quel posto ti hanno raccomandato Putin e il fantasma di Mattei?
No. Ai colloqui hanno valutato il mio curriculum e la mia persona. Ero al momento giusto nel posto giusto, questa era la mia raccomandazione. 

Andiamo con ordine.
Sei arrivato in Olanda e appena hai messo giù il piede dall’aereo ti hanno offerto quel lavoro?
Magari! Sono arrivato in Olanda perchè là mi aspettava la mia olandesina che era stufa della relazione a distanza.

Lo sai che per la mentalità italiana dominante, raggiungere “la ragazza all’estero” è come aver barato?
Anzi no, perchè barare e vincere noi lo vediamo come una dote. Per cui, diciamo che raggiungere “la ragazza all’estero” è visto come un pappaprontismo, privilegio, tutta-fortuna-la-tua.
Si, hai ragione. Casco sempre in piedi! Anche quando molli tutto quello che conosci per andare verso una nuova vita. Barare? Non credo.
Chi le decide le regole?
Comunque sia, ho fatto la mia valigia di cartone e anziché caricarla sul treno, l’ho messa nel bagagliaio della mia auto. Viaggio di sola andata senza rimpianto e senza uno straccio di sicurezza, solo dieci kg d’ammmore. C’ho messo diciotto ore anziché undici perchè c’era una tempesta di neve in Svizzera e tutta la Germania era bloccata da uno strato di freddo e ghiaccio che neanche la piscia riusciva a scioglierlo.

Quali lavori hai fatto laggiù?
Ho iniziato con magazziniere per un’industria di abbigliamento. Poi ho fatto il lavapiatti per un centro conferenze. Poi il biscottaio, in un posto dove facevano i biscotti tipo gli Oro Saiwa.

Conoscevi qualcuno da quelle parti?
Si l’ammooore mio. Di fronte a quello, non c’è ostacolo che tenga.
Comunque, appena ho scoperto che una segretaria in Olanda prendeva 1500 euro al mese netti, ero pronto a fare qualsiasi lavoro.

Dove hai dormito la prima notte?
Rischiavo di dormire in auto perchè mi ero perso nella tangenziale di Utrecht e nessuno sapeva darmi indicazione dell’uscita giusta da prendere per arrivare a Zeist.
Il mio angelo custode mi ha ispirato dopo due o tre giri completi della città.

Parlavi l’olandese?
Sapevo dire patatine fritte con maionese: “patat met”.

E adesso?
Mi diverto a provare a comunicare con tutti: meccanico, dentista, fornitori. Ho un affascinante e fortissimo accento italiano, di fronte al quale mi perdonano le castronerie più assurde.
Ieri un bambino di otto anni mi ha fatto notare che pronuncio “lui” e “uovo” alla stessa maniera.

Come ci si regola in Olanda con i bambini?
(A parte quando salvano il regno mettendo il dito nella falla della diga, ovviamente)
I bambini sono tirati sù in maniera diversissima rispetto all’Italia.
In Italia il pargolo è al centro dell’universo, iperprotetto e coccolato all’inverosimile.
Qua sono molto più autonomi e indipendenti, mamma e papà li guardano da lontano e stanno attenti che non gli succeda niente di male.

Hai una famiglia allargata e figli di età diverse.
Sì. Il più grande ha tredici anni e va al primo anno delle superiori: entriamo nell’adolescenza!
Il secondo ha undici anni ed è la colonna portante della famiglia.
La terza ha quasi cinque anni ed è in piena fase del rifiuto.
Il più piccolo ha un anno e mezzo e si diverte un mondo con la casa piena di caos!

Asilo.
Devo iscrivermi alle liste al momento del parto, includendo la denuncia dei redditi e attendere il mio posto in graduatoria?
No, ti informi all’asilo privato un annetto prima e scopri quanto è lunga la lista d attesa.
Poi dipende se il bimbo ha sei mesi o tre anni. In Olanda è obbligatorio a partire dai quattro anni.
Con il codice fiscale ti connetti al sito web dell’agenzia delle entrate e chiedi il rimborso anticipato della retta mensile dell’asilo, lo stato ti rimborsa l’80% della retta.

A scuola c’è uno standard di insegnamento comune e condiviso, magari con dei parametri di “qualità” che i docenti devono rispettare, oppure ce ne sbattiamo le palle, e contiamo sulla bravura del singolo insegnante?
Ci sono tantissime scuole private in Olanda. Quasi tutti vanno lì. Le scuole private hanno visite ispettive del Ministero dell’istruzione, se non superano l’audit, hanno tot mesi per risolvere
l’outstanding point. In questo modo chi esce dalla maturità ha un bagaglio culturale che rispetta determinati e precisi standard di insegnamento.
Le scuole private costano poco. Tom il figlio più grande, ha ricevuto all’iscrizione del primo anno di Liceo Scientifico un Macbook: I prof hanno tanti libri in versione software, parte dei compiti si fanno con il Mac, un sacco della gestione e fatta su supporto informatico.

L’insegnante di Inglese quando arriva?
Alle elementari. Poi cresci con un sacco di telefilm in tv in lingua originale con i sottotitoli in olandese, quindi tutti parlano l’inglese.

Mi viene mal di testa in Olanda. Mi curano nei coffee shop di Amsterdam?
Si, se ti vedono conciato male, ti regalano un lecca lecca alla marijuana.

Okay, ero sarcastico…
In realtà volevo sapere se anche lì c’è ma mutua.

In Olanda l’assistenza medica è in mano alle compagnie private d’assicurazione. Ogni cittadino maggiorenne paga 100 euro al mese per avere quello che in Italia avevamo gratis. Il medico di base è collegato con farmacia e ospedale via internet. Tu ti presenti dal medico e su sua indicazione ricevi i medicinali che lui ha ordinato alla tua farmacia di riferimento, così la tua compagnia assicurativa sa quanto spendi in cure mediche. Questo è il concetto base. Idem con dentista: lui ti fattura e l’assicurazione privata ti rimborsa i costi che sono standard per tutti i dentisti.

Vado ad Amsterdam, a farmi il revival dei miei vent’anni. Fatto sta che mi devasto di Amaro Lucano e inizio a girare per le strade importunando i passanti con la mia scortesia.
Quanto ci mette la SWAT ad arrestarmi?
Gli olandesi non si fanno di Amaro Lucano ma di birra, la swat identifica I soggetti potenzialmente pericolosi come in minority report e …

Okay, anche qui ero sarcastico…
In realtà volevo sapere se ci sono problemi a livello di scurezza pubblica.

Gli olandesi sono un popolo che beve parecchio, sono tolleranti verso chi alza il gomito, ma che non importuna gli altri. In tal caso la polizia interviene e ti invita a farti passare la sbornia senza romper
l’anima agli altri. Mi sento piu sicuro in Olanda che in Italia.

Quanto ci hai messo a fare i documenti per vivere lì?
Un giorno sono andato in Comune e ho dichiarato dove abitavo, poi ho preso appuntamento con
l’agenzia delle entrate e dopo un paio di giorni mi hanno dato il codice fiscale. Con quello puoi aprire un conto in banca e iniziare a cercarti un lavoro. Se fossi cittadino Extra-UE, sarebbe tutto molto più complicato.
Hanno chiuso le frontiere e fanno di tutto per tenerle chiuse a chi non ha motivi seri per venire qua.
Per dire, fanno dei controlli nei luoghi di lavoro per verificare che non ci siano lavoratori in nero.

Per prendere i mezzi pubblici c’è un biglietto cartaceo o una tessera?
Se si smagnetizza la tessera, anche lì devi andare all’ATM Point di piazza Duomo?
C’è la tessera magnetica come a Milano, e fai check-in e check-out. Paghi i chilometri che percorri.
Se si smagnetizza vai al primo centro e te la cambiano. C’è l’abitudine che il datore di lavoro paghi la strada che il dipendente deve fare per andare a lavorare. Io ho abbonamento annuale treno più autobus. Faccio 60+60 km al giorno pagati non da me. Ci metto quasi lo stesso tempo che impiegavo per attraversare Milano quando lavoravo là.

Come è stato risolto il problema dei mendicanti ai semafori?
Quali mendicanti?
In compenso, alcuni semafori hanno il sensore sotto l’asfalto della pista ciclabile, per dare sempre la precedenza alla bici che arriva. Tutti i semafori hanno il sensore per i mezzi pubblici e ci sono parecchie corsie preferenziali.

Pausa pranzo al lavoro.
Quanta ressa c’è nel bar per prendere il panino?
Gli olandesi sono piuttosto tirchi, e si portano il panino da casa.

Agosto.
Anche in Olanda “esodo” e “controesodo” sono termini di uso comune nei periodi di ferie?
Gli olandesi ci sono sempre e dappertutto quando vai in vacanza, dovunque tu vada, c’e sempre un olandese con la roulotte e le sue bici. Le scuole d’estate chiudono sei settimane e ricominciano scaglionate di una settimana tra sud, centro e nord. Così si tenta di sbloccare le autostrade invase da km di roulotte con bici attaccate sul retro.
Con la nevicata di ieri si e stabilito il nuovo record di code: ben 1000 km! il record precedente risaliva al 1999 con 975 km… Io viaggio in treno e questi problemi non li ho!

Si trova facilmente un parcheggio lì dove vivi?
Uso l’auto una volta al mese. Si fa tutto in bici.

Quant’è la multa per sosta vietata?
Non lo so.
Però ti becchi 40 euro di multa se superi di 5 km orari il limite di velocità.

La cosa che ti manca di più dell’Italia?
Gli amici e poter parlare nella mia lingua.

La cosa che ti manca di meno.
Dover lottare per difendere coi denti i tuoi diritti. Qui e tutto più easy, relax. Hai più tempo e energie per goderti la vita. Sai quali sono le regole e tutti le rispettano. A Zeist dove abito, quando sali e scendi dall’autobus saluti il conducente e lui ricambia il tuo saluto. C’e spazio per una dimensione più umana nei rapporti.

Pregi e difetti degli olandesi.
Li definiscono i napoletani del nord Europa. Hanno le regole come i tedeschi, ma sanno inventarsi un modo per trovare sempre una soluzione creativa in caso di problemi. E’ un popolo di commercianti.
In un certo senso, sono eccessivamente democratici: tutti hanno diritto di dire la propria e il capo non è un capo come in Italia, ma solo un supervisore.

Come ti vedono loro?
Un italiano. Sarai sempre un italiano. Parliamo di due mondi e culture diversissime. Loro apprezzano la diversità e io sono sempre stimolato nel confrontarmi con loro.

Un consiglio per chi se ne vuole andare dall’Italia.
Basta farsi seghe mentali sull’opportunità-codardia nel lasciare il caro paese natio.
In Italia vivevo con pochi euro al mese e non avevo opportunità di essere gratificato, qua guadagni più del doppio se dimostri che vali. All’inizio avevo una sensazione di ricchezza nella testa: sai che puoi andare al cinema o farti l’uscita extra quanto vuoi, senza dover pensare di farti sempre i conti in tasca. E così guardi il mondo con le lenti rosa.
In Italia non avrei mai fatto figli perchè non avrei avuto certezze, qua ci sono parecchie famiglie numerose ed entrambi i genitori possono lavorare part time per stare coi figli e risparmiare.
Hai nostalgia del buon mangiare e degli amici? Cos’è la vita se non l’espressione di un eterna insoddisfazione verso ciò che hai e che non ti godi?
Vivi qui e ora!

Tutte le altre interviste le trovi cliccando qui.
La prossima sarà on line tra una settimana, e sarà un’intervista atipica, si rimane in Olanda, ma poi si gira attorno a tutto il mondo.