Prendere a calci in culo Saolini

Un titolo che è una trollata satirica, una bufferia che piace tanto a noi che amiamo sfottere i disagiati e gli analfabeti funzionali. E si ride, ah, come cazzo si ride.
Sono circondato da articoli e interviste su Gian Marco Saolini, il che, oltre a fanculare l’antica regola del “Don’t Feed the Troll”, ha inondato il mio schermo con uno tsunami di interpretazione fallace della realtà, dei testi e dei metatesti. Gadamer e Heidegger in questo momento, ovunque siano, si stanno comprendo la faccia con un face palm.
Saolini nelle interviste dice cazzate. Sono interviste senza contraddittorio, scritte da stagisti non pagati abbastanza per fermare tutto e dire: ma che cazzo stai dicendo, Saolì?
Di quello che fa quel pupazzo a me non può fregarmene di meno. La società non si può salvare da sé stessa, gli analfabeti funzionali lo sono per scelta, i furiosi dei social network non sono recuperabili, così come non serve a nulla spiegare che una notizia andrebbe verificata prima di essere condivisa. Abbiamo perso, punto. Hanno vinto loro. Ha vinto il disagio. Ha vinto il partito del Caps Lock, dello sdegno, ha vinto la massa manipolabile in modo diretto, con o senza Cambridge Analytica.
In questa desolazione post atomico/digitale, la terra che tremò. L’aria s’incendiò e poi silenzio, non c’è più niente da ridere.
Trollare gli stolti era divertente dieci anni fa, ora è vilipendio di cadavere. L’evoluzione degli ultimi anni ha cambiato completamente i paradigmi del concetto di trolling. Non diverte più nessuno, a parte i trentenni delusi dalla vita che seguono Saolini sulla sua pagina FB.
Quindi tutta la pippa del fare trolling per dimostrare qualcosa a qualcuno, o per evidenziare le falle nel mondo della comunicazione e compagnia bella sono soltanto puttanate. Saolini dovrebbe tirare fuori il suo scrotino e ammettere che lo fa per i soldi e per la sua web reputation.
Inciso: soltanto nella desolante situazione italiana contemporanea può essere definito come “genio della comunicazione” uno che fa un video su Sanremo nella settimana di Sanremo, o un video sulla nave Aquarius nel pieno della crisi della Aquarius. Minchia ci vuole proprio del talento per seguire pedissequamente i trend topic, signora mia.
Nell’intervista su La Stampa, il comunicatore più geniale del suo pianerottolo, definisce quello che fa come satira, o come nuova satira.
Usare la satira come scudo, è l’ultima risorsa dei codardi.
La satira, nella sua accezione reale, e non nell’interpretazione data dalle teste di cazzo, ha sempre il potere costituito come obiettivo. La satira colpisce i forti non i deboli, sia come oggetto, sia come soggetto. La satira tira mazzate al vertice della piramide, non alla base, e lo fa da sempre. Altrimenti, se così non è, non è satira, non è nemmeno un nuovo tipo di satira, è soltanto propaganda a favore del potere.
Il soggetto dei contenuti di Saolini sono i deboli, sono la parte meno forte, slegata dall’attacco al potere istituzionale tipico del contenuto satirico. Saolini fornisce un contenuto gradito alla maggioranza, con una ristretta minoranza come focus.
Lo fa sapendo che non avrà alcuna conseguenza. Altrimenti, se fosse un autore satirico vero e non un codardo, farebbe dei video sui Casamonica, o sugli Spada, o sulla base salviniana. Non lo fa perchè altrimenti prenderebbe tanti di quei calci in culo che lo farebbero guarire dalla sua mitomania.
Mentana sbaglia a definirlo come: “Avvelenatore di pozzi”, perchè parte dal presupposto che ci sia dell’acqua potabile da avvelenare.
Invece no, il pozzo è già pieno di fango, veleni e cinquantenni disagiati con il buongiornissimo caffè carico a pallettoni.
Saolini in quel pozzo ci vive benissimo, fa le bolle, trasformandolo in un pozzo avvelenato con l’idromassaggio.
Quindi che cosa si fa?
Bisogna decidere. Superare la linea del dibattito web, del concetto di trolling, della satira e della comunicazione. Bisogna che qualcuno decida se quello che fa Saolini rientra o meno in questo articolo del codice penale: Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a trecentonove euro.
Considerando la riverberazione sociale, è interessante notare come Kevin Mitnick venne arrestato dall’FBI per molto meno.
Ma, e mi spiace dirtelo amico mio, non succederà nulla. Perchè nel gioco rovesciato, aderente ai tempi debordiani in cui viviamo Saolini al potere serve eccome. Gli è necessario per mantenere lo status quo del pozzo già avvelenato.