Gian Marco Saolini e l’intervista alla coreana

Una delle ultime interviste al nostro muppet preferito è apparsa il 12 febbraio su TPI, titola: “Come si crea una fake news”: parla il troll di Sanremo Gian Marco Saolini, autore della bufala su Mahmood, ed è firmata da Simone Zivillica.
Ci puoi arrivare agilmente cliccando qui.

Non conosco Zivillica, le uniche cose che so su di lui le scopro cercandolo on line. Quello è il primo articolo che firma su TPI, in passato ha pubblicato un pezzo per Vice (cough). Se non si tratta di un caso di omonimia, leggo che è nato nel 1992 e si è laureato in Scienze Politiche alla LUISS di Roma. Da quel poco che leggo in giro su di lui mi sembra un tipo a posto, attivo su più fronti, compreso quello sociale. A me dicono sempre, sempre sempre sempre, che le critiche al mio lavoro non sono critiche alla mia persona. Spero che sia così anche per lui, perchè, davvero, questo non è un attacco personale.
Di sicuro, e lo dico con grandissimo affetto, ha bisogno di un editor. Non del Capo Redattore di Satana che ho avuto io, ma perlomeno di un editor materno e capace. (Tra l’altro, in circa ventimila battute ho contato una trentina di avverbi in –mente, eddai, cazzo.)
Simone, le interviste non si fanno via mail. Se non hai altra scelta, non puoi accettare il: “buona la prima”, copiare e incollare le risposte e liberi tutti. Il giornalismo non funziona così, e ci fai una figura di merda tu per primo.
Ma entriamo nello specifico.
Salto l’intro obbligatoria e mi ritrovo a leggere un’intervista dove Saolini viene trattato come Kim Jong-un.
Nessun accenno alle innumerevoli minchiate che dice, nessun faro puntato sugli errori di forma e contenuto. Niente di niente. Zivillica gli lascia dire (o meglio, scrivere nella mail) quello che gli pare e lo pubblica così come gli è arrivato. (sì lo so, non siete abituati ad una critica formale del modo di fare giornalismo e della struttura narrativa dietro a un pezzo giornalistico.) Senza contestazioni o contradditorio, le parole di Saolini diventano un discorso dittatoriale con Katy Perry in sottofondo.
Inciso: il concetto che il giornalista non deve entrare in contradditorio con l’intervistato è una pratica figlia del peggior berlusconismo aziendale. I giornalisti che intervistano non sono Anna Praderio, non stanno facendo un servizio da agenzia stampa tutto sorrisi e panna. Tra l’altro, le forze al governo hanno fatto del “giornalismo sdraiato” una bandiera elettorale. Bandiera riposta nel cassetto appena sono arrivati al potere.

Vediamo un paio di cose nel dettaglio.

Dire che il suo post era soltanto uno dei tanti è una perniciosa modificazione della realtà dei fatti. In nessuno di quei contenuti il protagonista si spacciava per un membro della crew della Aquarius. Questa è la chiave di lettura. Ovvero la costruzione di una narrazione tossica che va a modificare la percezione dell’evento da parte degli utenti. Non viene recepito come opinione, o come reportage, o come presa di posizione, costituisce un vero e proprio falso storico/giornalistico. Una roba che se venisse pubblicata su TPI (per esempio) salterebbero i direttori, i condirettori, la redazione, il portinaio e pure il parcheggiatore giù in strada.
Ma Saolini lo fa per il godere del trolling. Ammesso e non concesso che sia così, come mai non c’è nemmeno un accenno a questioni riguardanti l’etica?
A quanto pare l’unica cosa che conta sono i numeri dei contatti e delle condivisioni e la presunta bravura di Saolini come comunicatore.
Eppure sul rapporto tra media ed etica si sono consumeti oceani di inchiostro. Li archiviamo così?
Non ci poniamo nemmeno un dubbietto?
Oppure non si può controbattere perché Saolini è Kim Jong-un.

Parlo di satira perché è quello che faccio.
E chi lo dice, tu?
Dimenticavo, si tratta di Kim Jong- sao, e non si può contestare.
Quello che avevo da dire sulla satira applicata ai saolini del caso, l’ho già detto nell’articolo che puoi leggere cliccando qui.
Aggiungo che la satira è per definizione irriverente, insolente, anticonvenzionale e non piace alle masse.
Quello che produce Saolini è un contenuto che fomenta sempre il pensiero dominante, non è affatto una nicchia, è una precisa ricerca legata al sentiment analysis del pensiero comune. Nicchia un paio di palle. Quando l’oggetto è una minoranza, non è più satira, è bullismo.
Forse, nella contorta interpretazione della realtà, barbetta separa quelli che capiscono che si tratta di fake da quelli che prendono i suoi video sul serio.
Non ho modo di saperlo perchè Zivillica non glielo chiede, ma ammesso che sia così, c’è un sganciamento cognitivo e interpretativo. Il messaggio non può fare differenze tra i suoi riceventi, è l’autore del messaggio che dovrebbe farle. O perlomeno mettere il ricevente nelle condizioni di ricevere in modo chiaro il contenuto. Se per l’autore quello che fa è finzione e qualcuno la scambia per realtà, allora si tratta di un enorme e pericoloso fallimento. Dovrebbe essere l’autore stesso a correre ai ripari. Cosa che invece Saolini non fa perchè non gli conviene, perchè quei numeri gli piacciono, e gli piace da matti essere al centro dell’attenzione, intervistato da criceti bagnati.
Detesto darmi sempre ragione, ma Saolini dimostra di non capire un cazzo di satira quando aggiunge: la satira secondo me deve innanzitutto far ridere chi la fa.
La satira non fa ridere. Mai. La satira colpisce chi sta in alto e lo disintegra.
Questa è satira

e nessuno ride.

Ma proseguiamo.

Qui, più che un di editor o di un capo redattore, servirebbe un paziente correttore di bozze.
Il paragrafo qui sopra non è nemmeno scritto in italiano. Mancano le maiuscole dove dovrebbero esserci e tutta la spatafiata con le virgole a mitragliatrice è un’arrampicata sugli specchi che può funzionare giusto come soliloquio.
Ci penso da ore, che cosa cazzo è l’educazione sostanziale?
Buttare lì la parola “semiotica” a cazzo, serve solo a confondere le acque, anche perchè in questo caso specifico si tratta di ermeneutica e non di semiotica.
La comprensione dell’ironia e la comprensione del falso non sono sullo stesso piano interpretativo e non sono nemmeno sullo stesso piano dialettico.
Zivillica avrebbe dovuto, perlomeno, insinuare un piccolissimo dubbio.

Vado avanti.

Quindi l’esperto di comunicazione, che ha pontificato sul concetto di viralità fino a poche righe prima, non considera la riverberazione virale, e secondo lui fa fede soltanto la pagina di origine del contenuto?
Questo, anche con altri toni, è quello che avrebbe dovuto aggiungere il nostro amico giornalista.
Ma si sa, in Corea del Nord è difficile fare le domande scomode.
Quelli che ho postato qui sono soltanto alcuni dei passaggi di quell’intervista che comunque ti esorto a leggere. Perchè di elementi da analizzare ce ne sarebbero tantissimi, ma lo faremo a casa ognuno per conto suo.
Mi è stato chiesto, spesso, che cosa possiamo fare per risolvere il problema dei saolini e dei suoi derivati.
La mia risposta è sempre la stessa: niente. Non possiamo fare niente. Forse smettere di nutrire i Troll può essere un inizio, ma per farlo non bisogna mettergli davanti dei criceti bagnati.
Saolini dice di avere un’agenzia di comunicazione che gestisce diversi personaggi. Sarebbe stato bello sapere quali.
Sapere chi. Chi affida la propria comunicazione a un tipo così, giusto per capire se sono d’accordo con lui.

(Sì, ho aggiunto la pubblicità, fammi fare due lire, i primi due libri sono miei, gli altri prodotti sono inerenti al pezzo)

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