Amore e capoeira, il fascismo delle piccole cose.

Vi ha sorpreso scoprire che l’Italia è fascista, perchè avete smesso di analizzare in modo politico la realtà.
Non lo sto dicendo direttamente a te, lo dico, per esempio, a tutti i radical scicchettosi che si sono svegliati soltanto adesso urlando al ritorno regime fassista.
Ho già detto che il fascismo dalla nostra penisola non se ne era mai andato in questo articolo: clicca qui.
L’italiano in canottiera blu e ciabatte, con il marsupio a tracolla, gli shorts e un brutto tatuaggio sulla spalla sinistra è fascista perchè non sa nemmeno di esserlo.
Ed è proprio questa la vittoria estrema del più puro ideale destrorso.
Siamo sottoposti a contenuti fascisti in maniera costante, senza nessuno che si prenda la briga di far notare che il substrato ideologico di un determinato contenuto è fascismo allo stato puro, criticandolo nel merito.
Quel tipo di analisi della realtà è finito assieme agli anni settanta.
Provare a farlo oggi è anacronistico. Con la parola magica: antipolitica, si è cancellato tutto. Buon senso e analisi del testo compresa.
Senza contare il fatto che oggi, nessuno potrebbe davvero riempire quaranta pagine di comunicato politico-delirante senza mettersi a ridere.
L’estate, in termini di contenutistici dà proprio il meglio di sé.
Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano del concetto di “tormentone estivo” gli Autonomi che processarono sul palco De Gregori durante un concerto a Milano nel 1976.
C’è una canzone che in me richiama lo stato di smarrimento raccontato da James G. Ballard nel non poter distogliere lo sguardo da un incidente in autostrada. Quella canzone è “Amore e capoeira” di Giusy Ferreri.
Non voglio prendere in considerazione il minestrone di frasi fatte e banalità. La ripetizione di una manciata di righe di testo, composto soltanto in virtù della metrica, delle assonanze e delle rime. Non mi importa nemmeno stare qui a parlare di capoeira.

EDIT 13/08/2018
Qui sotto apro una parentesi parlando (male) della capoeira.
Ebbene, è la parte che ha ricevuto più critiche in assoluto. Non pensavo di offendere così tanti i capoeiristi. Tra l’altro il filmato del link è la scena di un film, come in molti mi hanno fatto notare.
Quindi, da ex artista marziale, faccio mea culpa, e chiedo perdono per aver mancato di rispetto ai mena calci avvitati.

Anzì no. Un po’ si.
Apro parentesi.
Conoscevo uno che era un fighissimo della capoeira. Sembrava menare calci non rispettando nemmeno la legge di gravità. Bellissimo a vedersi.
Capoeira, balletto-arte-marziale, guarda come sono bravo a volteggiare.
Questo mio amico lo hanno aggredito in ascensore e ha preso un casino di botte, alla faccia della capoeira.
Se ti interessa, cliccando qui, trovi un video che ti fa vedere quanto è utile sta cazzo di capoeira in un combattimento reale.
Chiudo parentesi.
“Amore e capoeira” è una canzone profondamente fascista. Takagi e Ketra non hanno scritto volutamente, con consapevolezza, una canzone fassista. Avrei avuto molta più stima di loro se il tormentone fosse stato fascio in modo voluto.
La canzone è permeata da un fascismo inconsapevole, ancora più grave e se possibile ancora più disturbante. Quella hit spopola e arriva in un contesto sociale che non ha gli elementi per trarre una qualsiasi analisi, figurati quella politica.
Il fascismo è nelle piccole cose.
Il fascismo arriva quando nessuno si incazza, quando nessuno ha niente da dire sentendo un testo come questo:

Soltanto per stasera
Amore e capoeira
Cachaça e luna piena
Con me in una favela
Con me in una favela

Se Giusy Ferreri entrasse in una favela, credo che sopravvivrebbe dieci minuti, nonostante il training ricevuto come cassiera dell’Esselunga.
Le favelas sono un posto orrendo. Dove si muore. Dove le bambine si prostituiscono e i bambini sniffano colla. Sono ammassi di rottami ai margini della città, dove la polizia entra e ammazza gente a caso. Posti dove le case sono costruite con pezzi di lamiera, e il più fortunato ha una finestrella dove buttare fuori, in strada, il pitale con la merda.
Questa è una favela:

Per vivere devi far parte di una banda. L’alfabetizzazione è al minimo, la gente vive arrangiandosi, raccogliendo  le briciole che i ricchi lasciano cadere dai quartieri alti. (O rubando tutto quello che può, clicca qui una video playlist SFW)
Nessun tipo di welfare, gente che schiatta di malattie orrende, in un contesto così violento da essere inconcepibile per un europeo.
NON ti sto dicendo di andare su Bestgore a guardare i video delle esecuzioni che arrivano delle favelas brasiliane.
Ma tanto, l’italiano medio, quello per cui il pezzo è stato pensato e a cui viene somministrato non solo non ha la minima idea di che cosa sia una favela, ma non gli frega neanche un cazzo saperlo.

Soltanto per stasera
Amore e capoeira
Cachaça e luna piena
Con me in una favela
Con me in una favela

La favela è il prodotto più feroce del neoliberismo, delle diseguaglianze sociali, della più violenta lotta di classe. Alcuni confini sono circondati da mura, in modo che la massa di poveri non possa invadere i quartieri alti. La sorveglianza è armata. Da un lato del muro, gente che campa con meno di un Dollaro al giorno, dall’altra parte élite che detengono il 99% della ricchezza del Paese.
E il testo passa così, come se niente fosse. A Lucio Battisti diedero del fascio per molto, molto meno.
In “Amore e capoeira” l’unica cosa che conta è il punto di vista bianco ed europeo. Il contenuto lavora sul fascino dell’esotico, sul distante, sul paese lontano visitato stando seduti su un divano in un salotto comprato all’Ikea.
È un punto di vista coloniale, irreale, pacificato e disinnescante. Il tormentone estivo perfetto, proprio come un’altra canzone fascista.
Solo che questa, essendo politica, ha proprio l’etichetta di “fascista” ed è più facile da riconoscere.

Faccetta nera, bella abissina, aspetta e spera, che già l´ora si avvicina.

Da un punto di vista formale, è la stessa identica cosa.
L’esotismo razzista rappresentato dalla “bella abissina” è sostituito cone la Cachaça, che non è una donna, ma un liquore, ma tanto lo italiano medio in canotta non lo sa.
E chi se ne fotte dei problemi del Brasile che siamo in estate.
Una canzone estiva non deve avere un testo impegnato, non deve essere un mattone intellettuale, è lecito che sia un’orecchiabile cagata. Discutibile invece è l’uso delle similitudini e dei paragoni, e della leggerezza con cui viene usato un termine/concetto così oscuro come favela.
Eh, ma serve per il ritmo, per le rime e per l’andamento generale della canzone. Per comporre un tormentone estivo di successo possiamo fare a meno del buon gusto, perchè tanto in paese fascista nessuno verrà a contestarti nulla.
Allora vale tutto.

Brucia il celito lindo, grazie a Rosa e Olindo
Un granita alla menta con la Mala del Brenta
Guarda come giochi nella terra dei Fuochi

Ora immagina un pezzo estivo francese, o spagnolo, che ripete una mezza dozzina di volte le tre righe qui sopra.
Te lo vedi Salvini come si incazza?