Star Wars 8, forse dovevate scegliere meglio i vostri idoli.

Mi dispiace deludervi, ma a me “Gli Ultimi Jedi” è piaciuto. Anzi: mi è piaciuto in sacco, svarioni, follie strategiche e sceneggiatura gnecca compresa. Mi è piaciuto a causa della mia iconoclastia, e del mio essere tanto empio da non ver mai trasformato una saga cinematografica in un modello su cui costruire il mio apparato cognitivo comportamentale.
Eppure vi capisco. Capisco che ci siete rimasti male. Capisco la vostra irritazione nel veder traditi i vostri precetti, nel non riconoscere più quella sacralità su cui avete fondato il vostro mito. Ci sta. Ci stanno anche i più che comprensibili tentativi di patteggiamento emotivo: “Questi episodi servono a traghettare il mito e la religione Star Wars alle nuove generazioni”. Se tutto ciò vi consola, buon per voi.
Tra chi si strappa le vesti gridando al sacrilegio, e chi si rende finalmente conto, superati gli anta, che non è più un ragazzino, noto la presenza di un grosso errore di fondo.
Star Wars è, da sempre, un prodotto mainstream. Non è stato concepito come un prodotto di nicchia, come un mistico capolavoro underground per pochi monaci eletti. Star Wars ha da subito impattato sull’immaginario collettivo globale, e per farlo è andato a suonare i tasti di un pianoforte archetipale massificato. Quei tasti non li ha premuti delicatamente.
Li ha percossi con la mazza chiodata del marketing, in modo molto naïf e istintivo all’inizio, poi sempre più preciso e chirurgico via via che la property cresceva diventando il colosso odierno. A me dispiace dirvelo, ma avete caricato di Mito e Significato (per dirla come la direbbe Strauss) il prodotto di punta di una multinazionale. Avete rivestito di significati, significanti, strutture para-religiose, percezione e costruzione del sé, un “oggetto-racconto” che viaggia sulla prima linea dell’immaginario commerciale mondiale.
Un prodotto di moda. L’equivalente nerd di un capo griffato che indossano tutti quanti.
E no, mi dispiace, ma non c’è niente di vostro, non c’è nulla che appartenga a voi in Star Wars, se non la memoria (spesso fallace) della vostra esperienza personale con quel prodotto.
È bellissimo dire: “La mia religione è Star Wars” oppure: “Sono un vero fan di Star Wars”, appunto perchè è di Star Wars che si sta parlando, la saga cinematografica più famosa della galassia. Oggi che la consapevolezza della cultura nerd secerne un bel senso di appartenenza, riconoscersi è sempre utile, soprattutto di fronte al presunto crollo degli idoli. Oltre all’ESSERE utile, la gestione di una categoria FA sempre utile e utili.
Però, vi assicuro che se trasformavate in religione: “I Banditi del Tempo” o le performance live di GG Allin, nessuno si sarebbe mai sognato di rovinarvi nulla.
Ma è difficile celebrare messa con la felpa, lo zaino, i costumi, i pupazzini, i gadget (ho il terrore a immaginare quali possano essere) di GG Allin, semplicemente perchè non ci sono.
La prossima volta, scegliete con cura i vostri idoli, ma soprattutto: scegliete degli idoli che siano davvero vostri e non di una major.

 

 

 

11 thoughts on “Star Wars 8, forse dovevate scegliere meglio i vostri idoli.

  1. (Attenzione: commento lungo) (Attenzione: riflessione indotta dal post qui sopra)
    L’uomo fumetto esce arrabbiatissimo dalla première di Cosmic Wars, dice “Lo guarderò solo altre tre volte, oggi”.
    Una cosa che trovo molto interessante della “cultura nerd” è l’inesistenza pressoché totale di qualsiasi forma di consumo critico e per consumo critico intendo che se una cosa non ti piace smetti di comprarla, se un marchio va contro i tuoi ideali lo boicotti il più possibile evitando come la peste qualsiasi roba abbia quel marchio lì.

    Personalmente ho trovato abbastanza insulsi Episodio I ed Episodio II e quindi non ho mai guardato Episodio III, la cosa non mi ha mai creato troppi problemi e giuro che vivo benissimo lo stesso (almeno così mi sembra).

    Qualche anno fa ero in vacanza in Francia, ci raggiungono una coppia di amici, lei è molto cattolica e di conseguenza la domenica va a messa. Le chiedo che senso ha dato che non conosce il francese, mi risponde con un “non importa”.

    Chi va a messa continuerà ad andarci anche se il prete fa schifo, se la chiesa è brutta e diroccata, se il fedele di fianco a te fa delle puzze tremende. Magari si lamenterà un sacco con gli amici e i parenti ma la domenica successiva sarà sempre lì, a mani giunte ed in ginocchio.

    C’è da dire che se sei il proprietario del franchise ti va proprio di lusso.

    1. Da cattolico ti posso dire che anche io vado sempre a messa quando sono all’estero. Ci sono andato anche in Polonia, Ucraina, India, Malesia e tanti altri peasi la cui lingua non conosco assolutamente. Ma questo per me ha assolutamente senso. Intanto perchè la liturgia è la stessa in tutto il mondo, quindi una volta che la conosci puoi non capire l’omelia del prete (e in certi casi è probabilmente meglio) ma non hai problemi a seguire tutto il resto della celebrazione.
      Ma il punto centrale è un altro: al centro della messa c’è il sacramento, la consacrazione del pane e vino nel corpo e sangue di Cristo, e quello è assolutamente indipendente dalla lingua in cui si celebra. Poi certo, per chi non crede queste sono solo fantasie e andare a messa non ha comunque senso (anche in Italia); ma per un credente (o almeno per uno che non si limita alla forma della fede cattolica) questo un senso ce l’ha eccome.

  2. Questo articolo è il fallimento di una generazione di imbecilli. Guardi le cose cn superficialità e lo dici pure. Star Wars era un prodotto curato, dopo tanti anni non sanno cosa inventarsi. E la colpa nn è dei fan appassionati, ma di chi porta avanti la cosa, senza esserne capace. Sei la conferma che i mezzucci che hanno applicato funzionano eccome e di certo non lo ammetterai, manco te ne accorgi. Accontentati di poco, vivi felice, ma con poco.

    1. AH!AH!AH!AH!AH!AH!AH!AH!AH!
      Era un prodotto talmente curato che Lucas ci metteva delle pezze tutte le volte che poteva.
      “Chi porta avanti la cosa” è capacissimo di portarla avanti, dai un’occhiata agli incassi di Ep8.
      Io ammetto tutto quello che vuoi, ci mancherebbe, ma forse sarebbe meglio che tu ammettessi che non hai capito un cazzo dell’articolo qui sopra. Faremmo prima, vivresti meglio.

  3. L autore dell articolo millatando una indipendenza cognitivo comportamentale dallo pseudo nerdismo di massa si ritrova intrappolato dalle categorie psicologiste altrettanto alla moda oggi. Si ritrova cosi inconsciamente (o forse no) a emettere giudizi preconfezionati, seppur logicamente corretti, perfettamente in linea con il mainstream psicologista razionalista, antimainstream religioso per vocazione che tanto critica.

  4. Che dirti, egregio Cajelli, se non grazie!
    Anche a me il film è piaciuto, e molto, compresi “svarioni, follie strategiche e sceneggiatura gnecca”. E sono uno di quelli abbastanza vecchi da aver visto Guerre Stellari in prima visione al cinema nel ’78 (il primo che dice “ma è del ’77!” ricordi che all’epoca i film uscivano con mesi, a volte anni di ritardo.)
    Eppure non mi sento di criticare il film per lesa maestà. Posso criticare certe scelte stilistiche, una parte centrale abbastanza bruttina, ma nel complesso è un film che fa il suo dovere, visto come se avessi 7 anni. Non siamo noi (intesi come i fan della prima ora, quelli che all’epoca “c’erano”) i destinatari primi di questa nuova trilogia, ma i bambini di oggi, che hanno stimoli visivi e culturali diversi dai nostri. Star Wars lo sento “mio” in quanto fa parte del mio imprinting fanciullesco ed è stato il primo “racconto di formazione” che ho saputo riconoscere come tale e che ha spianato la strada ad altre successive passioni, visioni e letture. Per questo sono legato a questi racconti epici, per affetto e riconoscenza. Senza SW non avrei conosciuto tutti i racconti, i film, le leggende che stanno alla base dell’universo creato da Lucas; questo non vuol dire che SW sia “mio” e che pertanto mi senta tradito dalla modalità attuale con cui il franchise è gestito.

  5. Concordo. Almeno scegliersene uno senza linea comica. Alien per esempio meglio, soprattutto con le ultime uscite prometheus e covenant Scott si è rimesso a fare fantascienza. Per non parlare dei gadget, idolatrare la statua di una regina alien non si può paragonare al giocare con le statuette della guardia imperiale.

    Invece, che ne pensi dell’esperienza della politica attuata da facebook contro le fake news (qui ne parlavamo quando ancora non si chiamavano cosi) fin’ora e del recente, grosso cambio di strategia?

  6. Finalmente! Finalmente il Cajelli ritorna a bloggare e finalmente qualcuno a cui è piaciuto il film! Io sono un semplice spettatore, non ho la capacità di analisi di uno sceneggiatore di professione, ma alla fine sono uscito dal cinema con una buona sensazione, ed è questo che conta per me. Difetti del film ne posso elencare fino a domani mattina, ma il modo in cui ha spiazzato alcune mie aspettative mi è piaciuto e alla fine mi son divertito. I fondamentalisti della religione jedi mi mettono tristezza, mi piacciono le discussioni nerd sulla verosimiglianza o coerenza interna di certi film, ma quando vedo/leggo gente che si infuria perché a qualcuno è piaciuto un film e a loro no, mi viene in mente la famosa battuta di William Shatner a un fan di Star Trek che spaccava il capello in quattro: “Get a life!”.

  7. anche a me fanno impressione i fan di qualcosa e quindi anche quelli di star wars. è come se uno dicesse sono un fan di sanremo o di montalbano… una cosa che riguarda la metà dei telespettatori, quindi non spiega niente se non il fatto che nessuno direbbe di essere un *fan* di sanremo o di montalbano. ma in realtà mi frega poco di star wars e dei suoi fan delusi, lascio il commento solo perchè sono contento di leggerti di nuovo

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