Una che non capisce.

Nel mio palazzo vive una signora che non capisce.
Immagino ci siano altre signore così che vivono in altri palazzi, ma questa è quella che è toccata a me. Lo ha deciso il destino. Non discuto. Fatto sta che questa qui non capisce. Ma proprio niente.
Credo che sia legittimo non capire un cazzo, anzi. Spesso io sono il primo a non capire un cazzo.
La questione non è sulle doti di comprendonio della signora. Liberissima di non capire, ci mancherebbe. Però se non capisci chiedi, ti informi, dialoghi e magari poi ci arrivi.
Il problema della signora è che non capisce un cazzo, però è convinta di capire tutto.
E se ne vanta.
Si muove nell’universo con una spocchia selvaggia e un’idiozia sopraffina. il suo sguardo è annegato in un mare di silicone-di-non-capire. Sessantacinque anni abbondanti, fanali sul naso, capelli cotonati con il 220 volt, vocino stridulo. Un metro e sessanta di ottusità pneumatica.
Nella mediezza assoluta del suo non capire, ogni volta che la incontro si lamenta di qualcosa. Qualunque cosa. Dagli zingari all’allineamento della cintura di Orione, dai mezzi pubblici, al che fa freddo, che fa caldo, che fa medio, che è tutto sporco e che negli angoli ci pisciano.
Poi ti racconta delle robe. Aneddoti caustici su fatti avvenuti in una forbice temporale che può andare dall’altro ieri al 1973. Raccontati comunque come se fossero attuali, contemporanei e per nulla mediati dal tempo, dai ricordi, dalla sua devastante percezione selettiva.
L’altro giorno, appesi ai muri del mio quartiere c’erano dei volantini. Uno era attaccato alla porta di ingresso del mio palazzo. L’ho letto.
Era una cosa simpatica. Un gruppo di anziani ha trovato un posto dove ritrovarsi. Per il tressette immagino. In grosso c’era scritto: A tutti gli anziani del quartiere, e sotto tutto il resto. Il tressette, i numeri di telefono. Gente simpatica, annotazione importante: la merenda si porta a turno.
Arriva quella che non capisce un cazzo. Legge le prime due righe.
– A tutti gli anziani del quartiere…
Dopodichè sostituisce la sua realtà di una che non capisce un cazzo, con la realtà effettiva, scritta nera su bianco poche righe più sotto, e di suo aggiunge:
– Ci sarà scritto di stare attentissimi e di non aprire agli sconosciuti. Ma io lo so già.
Ed entra.
Io sono allibito.
Bene. Ora, nella realtà di quella che non capisce un cazzo, il mio quartiere è stato tappezzato di volantini terroristici che avvertono gli anziani di barricarsi in casa.
L’esatto contrario di quanto c’era scritto nel messaggio divulgato.
Ma anche questo non è il problema.
Il problema è che quella vota.

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