Venerdì zombie

Haiti è una splendida isola.
È il posto giusto per il turismo all inclusive: una nazione serena e pacifica, famosa per le rivolte di massa a colpi di machete, le torture dei Ton Ton Macoute, la follia dittatoriale della famiglia Duvalier, e la benevolenza innata della popolazione locale.
Tra le molte cose che Haiti ha esportato nel mondo, spiccano il voodoo e il concetto di “morto vivente”.
Lo zombi “nasce” (si fa per dire) lì, tra le palme e le piantagioni di cotone, in un background estremamente violento.
Uno dei modi di concepire lo zombi è dunque strettamente legato al voodoo. Quello è il modo classico, tipico del buon vecchio horror in bianco e nero di una volta, prima di Gorge Romero.
Lo zombi, in origine, appartiene in un contesto sociale, storico e geografico circoscritto e preciso. Con una spiegazione sovrannaturale altrettanto precisa, legata all’intervento di un “loa” del voodoo.
Ma procediamo con ordine.
Per prima cosa servono un “bokor” o una “mambo”: stregoni voodoo in grado di risvegliare i morti, oppure di rubare l’anima a un vivo, come preferite.
Grazie ai poteri di uno stregone, è possibile evocare un “loa”, cioè un affabile demone haitiano. Con il suo intervento, ci si impadronisce dell’anima del soggetto umano prescelto, trasformandolo, al momento della morte, in uno schiavo fedele, sotto il completo controllo del suo padrone.
Detto questo, che cosa ce ne facciamo di uno zombie, ad Haiti?
Lo usiamo come manodopera a costo zero nelle piantagioni, per esempio.
Oppure non ce ne facciamo niente, e diventa il simbolo della nostra potenza di stregoni. Può essere trasformato per vendetta in seguito a uno sgarro. O, magari, ci piace la moglie di un tizio, ma lei non ci sta, e noi gli zombifichiamo il marito.
Questo morto vivente non ha il morso contagioso, non attacca l’uomo (a meno che non gli venga ordinato) e obbedisce al suo padrone come un cagnolino.
Secondo tradizione, lo zombi non deve mai mangiare cibo contente sale o assaggiare il sapore del sangue umano, altrimenti lo stregone perde il controllo della sua creatura.
Ad Haiti gli zombi ci sono davvero.
Punto.
Nel 1976 gli inviati di una rete televisiva francese intervistarono un certo Narcisse Clovis, un ex zombie, internato in una clinica psichiatrica di Port Au Prince.
Ne seguì un lunghissimo studio scientifico sullo zombie haitiano, che portò a un’interessante conclusione, resa nota al mondo intero, nel 1984, dallo scienziato Wade Davis: l’unico occidentale a possedere la famosa “polvere degli zombie” .
Se per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare uno zombie ci vuole il pesce palla.
Dalle ghiandole del paffuto animaletto, il cui nome scientifico è Tetrodon Cutcutia, si estrae infatti una tossina devastante, nota come Tetradotossina.
Ne basta un milligrammo per uccidere una persona. Ma, seguendo la ricetta segreta del voodoo, con il veleno del pesce palla è possibile realizzare una droga: la polvere degli zombi, che contiene un potentissimo alcaloide allucinogeno. Somministrata a una vittima, la porta a uno stato di morte apparente.
Secondo Davis, il cervello rimane in parte cosciente. La vittima “vive” consapevolmente la propria “morte”. E l’esperienza del proprio funerale e della propria tumulazione conduce alla follia.
Se in più ci aggiungiamo le conseguenze dell’avvelenamento (lo “sballo da pesce palla”), capiamo perché gli zombie sembrano decisamente rincoglioniti e camminano caracollando.
Sono dei tossici.

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