Anziane signore sprezzanti del periglio.

L’altro giorno tornavo in studio dopo aver comprato il pane.
Svolgo le mie mansioni da massaio nelle pause tra una vignetta e l’altra. Non pioveva e la passeggiata verso il prestinaio fu piuttosto piacevole. Tra l’altro, dopo aver comprato 6 Maggiolini, mi era venuto in mente come chiudere bene una delle didascalie che stavo scrivendo.
Ero lì, assorto nei miei pensieri, quando dall’altro lato della via che porta allo studio accade qualcosa che attira la mia attenzione.
Una Fiat Uno cinque porte, grigia. Prima rallenta, poi si ferma accanto a una macchina parcheggiata.
Poi riparte. Con uno schianto di lamiere che sferragliano. La Uno sobbalza, come se superasse un dosso. Dosso che lì non c’è.
Poi l’auto sfila, facendomi vedere quello che copriva alla mia vista.
A terra c’è un’anziana.
Una scarpa di qua e una scarpa di là. Polacchine. Marroni. Del mercato. Un piede dell’anziana punta verso Baggio vecchia, l’altro, innaturalmente, indica verso il cielo. Ed è piuttosto strano da un punto di vista anatomico, data la posizione in cui si trova il di lei ginocchio.
È a terra, per strada, con la schiena appoggiata alla macchina parcheggiata e un segno di sgommata sui collant.
La Uno si ferma pochi metri più avanti.
Scendono di corsa tue tipi. Sono il marito della tipa per terra e un loro amico, credo.
Ho la certezza che il tipo alla guida sia il marito della sciura incidentata perché, come nella migliore tradizione maschiale, si avvicina a lei urlando:
– Angela! Ma che cazzo fai?!
Quella è a terra, con negli occhi i riflessi della luce in fondo al tunnel, il battistrada delle Pirelli sui collant, le scarpe sparpagliate, e una caviglia attorcinata. Che cazzo deve fare, secondo te?
La signora non si lamenta. Angela mantiene tutto sotto controllo.
Capisco che Angela prima era seduta sui sedili posteriori della Uno, e aveva deciso di scendere senza avvisare nessuno. Il marito, che aveva rallentato per cercare parcheggio, non si era accorto che la sua dolce metà era scesa.
Hanno sconquassato la loro portiera e la fiancata della macchina parcheggiata, garantendo ad Angela una gita da un ortopedico bravo.
Mi avvicino.
– Chiamo un ambulanza?
Chiedo, con il telefono già in mano.
– No!
Risponde lui.
– Ci pensiamo noi.
A quel punto vorrei chiedere se ci pensano loro anche a curare Angela, ma non me la sento.
Tirano su l’anziana, che in quel momento dice:
– No, ma non mi fa male… Va tutto bene…
– Angela… Ma che cazzo hai fatto!
Ripete lui.
Mentre lei cammina come una étoile sui carboni ardenti verso il tramonto di Baggio.

2 thoughts on “Anziane signore sprezzanti del periglio.

  1. il traffico potrebbe senz’altro darti un sacco di ispirazione per le tue sceneggiature, vi si consumano tragedie, vendette, qualcuno incontra la propria nemesi e qualcuno va verso la luce e – soprattutto – è pieno di psicopatici

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