Il fantastico integralismo dell’italiano a tavola.

Girava su Facebook. Lo sapevo che non dovevo leggere, sapevo che poi mi sarebbero ronzati i cosìddetti. Invece. Ho cliccato e letto.
È un’articolo/gallery, pubblicato su D di Repubblica. Titolo: L’arte della cucina italiana: i 10 errori da non commettere. Clicca qui, se vuoi, che ci arrivi.
Il sottotitolo introduttivo è già favoloso:

“Basta fare un viaggio negli States (ma anche solo in Germania) per vedere stravolti i nostri rituali culinari. Dal ketchup usato come passata di pomodoro al cappuccino a ogni ora. Ecco allora le 10 le regole che demoliscono i luoghi comuni sul cibo di casa nostra più diffusi all’estero. Per insegnare agli stranieri come evitare orrori culinari al momento di mettere in tavola o degustare una specialità italiana. Un tormentone in dieci punti che gira in Rete già da un po’, ideato dall’Academia Barilla, che fa sempre sorridere. Condividilo con gli amici!”

Ne consegue che, per demolire “i luoghi comuni sul cibo di casa nostra” bisogna bombardare il lettore con un fuoco di sbarramento composto da luoghi comuni ancora più agghiaccianti e colossali.
Il punto di partenza, sempre e comunque, è che noi italiani siamo i più fighi dell’universo.
Noi siamo i meglio, siamo quelli che viviamo meglio, mangiamo meglio, abbiamo il governo meglio, l’economia meglio, il futuro meglio. Coglioni tutto il resto del mondo.
Infatti è proprio così. I risultati del nostro essere i migliori li vediamo tutti i giorni, giusto?
Ne consegue che a tavola siamo dei fantastici talebani all’amatriciana. La concezione della cucina italiana è legata al ricordo, alla famiglia. Siamo negli infiniti e continui anni 50, dove a cucinare era la mamma, e papà tornava a casa dall’ufficio per pranzo.
Non è contemplata nessuna evoluzione, nessuna commistione, pena la morte.
O peggio: il pubblico ludibrio.
Perché noi siamo bravissimi a pigliare per il culo gli altri, gli stranieri, che per definizione non sanno e non capiscono un cazzo.
Perché i meglio siamo noi, mica loro.
Il decalogo dell’articolo di Repubblica è il manifesto di quanto e come sguazziamo felici nelle nostre convinzioni, solo e soltanto nostre, ma appunto per questo devono essere riconosciute come universali.
Copio e incollo (in corsivo) le illuminanti didascalie della gallery che, come dicono loro, fa sempre sorridere.

1 – Mai e poi mai sorseggiare un cappuccino durante i pasti
Caffè e cappuccino sono l’orgoglio italiano nel mondo, ma il primo viene consumato alla fine del pasto e il cappuccino per colazione, accompagnato da un dolce (meglio un cornetto, o brioche che dir si voglia, aggiungiamo noi). Se vuoi, puoi ordinare un cappuccino a fine pasto, ma sappi che un italiano non lo farebbe mai.

Quello che bevo io durante i pasti sono cazzi miei.
A parte che, in alcuni tipi di cucina, bere latticini è l’unico modo per attenuare l’esplosione della piccantezza. Penso, per esempio allo stile indiano Vindaloo.
Oddio! La cucina indiana! Oddio!
Latte e caffè, meglio se freddi, si abbinano alla perfezione con alcuni piatti in cui è forte la presenza del cioccolato, o della frutta secca.
Certo, sono cose un po’ diverse dalle lasagne della nonna Rosa, ma esistono nel mondo reale.

2 – Risotto e pasta non sono un contorno
L’organizzazione delle portate nella cucina italiana è unica, e prevede che pasta e risotto vengano serviti come portata singola e unica (eccezion fatta per specialità come l’Ossobuco alla milanese). Servire la pasta accanto a un altro cibo è un errore che viene commesso in molti paesi, ma in Italia è considerato sacrilegio.

Aspetta, te lo scrivo bene:
DOVE
CAZZO
VIVI?
Non hai mai preso un piatto unico, uno di quelli che molti ristoranti qui in Italia e non su Marte, servono a mezzogiorno?
C’è un po’ di pasta, della verdura e della carne. Dai, lo servono anche nei bar Atlantic dell’Esselunga.
Capisco che, in un’ottica anni cinquanta, non esista il concetto del piatto unico di mezzogiorno.
I dinosauri pensavano la stessa cosa, sai?

3 – Non versare olio nell’acqua della pasta
Tutti i condimenti, incluso l’olio, devono essere aggiunti solo un volta che la pasta è scolata e servita in un piatto, assolutamente mai aggiunti nell’acqua di cottura.

Ne consegue che, in questo menù del luogo comune, le linguine all’astice bollite nel fumetto di pesce non esistono.

4 – Ketchup sulla pasta: vi prego, non si può…
Questa è una combinazione che shocca gli italiani: anche se il ketchup ha affinità con la salsa di pomodoro, aggiungerlo sulla pasta è considerato un vero reato culinario. Tienilo per le tue patatine fritte o hot dog, per favore.

Quella del ketchup sulla pasta è una leggenda urbana. Capita sempre all’amico di un amico in viaggio in Olanda. Non esistono prove reali.
È altrettanto notevole l’aria di superiorità xenofoba se si avverte leggendo: “ tienilo per le tue patatine fritte o hot dog, per favore”, manca solo da aggiungere: brutto zulù.

5 – Spaghetti Bolognese? Macché, sono tagliatelle!
È probabilmente il piatto più famoso della cucina italiana, il più esportato, eppure non c’è un ristorante, a Bologna, che lo cucini. Questo perché la ricetta originale prevede che con il sugo bolognese vengano condite le tagliatelle, e non gli spaghetti. Vi sembra un dettaglio di poco conto? Nella cucina italiana azzeccare la giusta combinazione di pasta e condimento è d’obbligo.

Ma sei proprio sicuro sicuro sucuro che nessun ristorante a Bologna serva gli spaghetti con il sugo alla bolognese?
No, perché qui a Milano capita spesso, e non ho mai sentito nessuno urlare leggendolo sul menù.

6 – Pasta con il pollo: mai in Italia
Parlando con americani viene fuori che una delle ricette più conosciute considerata “tipicamente italiana”, è la pasta con il pollo. È imbarazzante: dobbiamo dirvi che in Italia non esiste nessuno che serva una pietanza simile.

Sbagli. Vedi punto 2.
E di nuovo, tanto per dire, in questo menù del luogo comunissimo non esistono le infinite combinazioni dell’insalata di pasta fredda.

7 – “Caesar salad”
Questa insalata, che prende il nome dal suo creatore, Caesar Cardini, fa parte di quel lungo elenco di piatti creati da chef di origine italiana che però in Italia sono sconosciuti.

E dunque?
A mio parere il problema è proprio opposto: possibile che un piatto buono e relativamente economico come la Caesar Salad non sia servito in Italia?

8 – La tovaglia a quadrettoni bianca e rossa non esiste
Per qualche strana ragione questa tovaglia è associata al nostro cibo e allo stereotipo del “mangia-spaghetti”: all’estero tutti i ristoranti italiani la usano. Probabilmente i turisti che visiteranno l’Italia resteranno delusi quando scopriranno che noi, invece, non le usiamo MAI. Eccetto forse qualche ristorante per soli turisti.

Vieni a Baggio (se hai coraggio) e la trattoria con le tovaglie a scacchi te la faccio vedere io. Non è turistica, però è piena di muratori. Come in quel ristorante a Gambara, italo egiziano, anche lui con le tovaglie a quadretti.

9 – Le “Fettuccine Alfredo” sono famose solo oltreoceano
Questo è forse il punto più curioso della nostra top ten. Le fettuccine Alfredo sono il piatto “italiano” più famoso negli Stati Uniti ma totalmente sconosciute in Italia. Questi noodles, conditi con burro e Parmigiano Reggiano, sono infatti stati inventati nel Bel Paese da Alfredo Di Lelio, proprietario di un ristorante a Roma, ma non si sono mai diffusi né tantomeno sono diventati un “piatto tradizionale”. Eppure, oltreoceano sono incredibilmente popolari tanto da diventare un simbolo della Dolce Vita. I turisti americani che arrivano in Italia sperando di degustare fettuccine Alfredo in qualsiasi ristorante della penisola sono guardati con disapprovazione.

Da chi non è dato saperlo.
Comunque. Mi piacerebbe portare un mio amico messicano a mangiare in un ristorante Tex Mex qui in Italia e vedere che cosa ne pensa dei piatti che vengono serviti.

10 – Impara il rispetto della tradizione e i consigli della mamma
Lei, ha imparato a cucinare dalla mamma. Che ha imparato dalla sua mamma, che a sua volta ha imparato dalla sua e così via. È un sistema testato. Ma cosa ogni madre insegna alla propria figlia in fatto di cucina? Che l’amore è al centro di tutto. Il cibo italiano va sempre condiviso con chi ami. L’amore e la famiglia sono tutto.

La Costituzione italiana non prevede che una donna, per giunta madre, non sappia o non abbia il tempo di cucinare.
D di Repubblica, un magazine femminile, chiude una gallery luogocomunistica instillando del senso di colpa rovente in tutte quelle donne che, invece di fare la pasta a mano alzandosi alle cinque del mattino, lavorano per mantenere i figli.
Può una donna, una madre, non essere capace di cucinare, oppure, semplicemente, non averne voglia?
Ah, la tradizione! Ah, il focolare! Ah, le donne in cucina!
Tutte quelle che non sanno cucinare, quelle che dalla propria mamma e dalla propia nonna hanno imparato altro, tipo non essere le schiave del marito e dei figli, evidentemente non sono italiane.
Di nuovo e ancora: tutta la nostra tradizione, tutta la nostra storia, invece di essere usate come dei punti di forza, le abbiamo trasformate nelle sbarre della nostra gabbia mentale.
Evviva.

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