Un certo tipo di fantascienza

 

Lo scorso dicembre, a Piacenza, si è tenuto il Festival del fumetto.
Il tema era la fantascienza, c’era una bella mostra, diversi incontri, ospiti e varie ed eventuali.
Clicca qui per maggiori info, anche se ormai l’evento è passato.
Sul catalogo della mostra c’era un mio articolo sulla fantascienza umoristica.
Lo ripropongo qui. C’è un problema però, il titolo originale incasinerebbe ogni algoritmo del mondo e ogni codice html.
Ecco il titolo originale e, subito sotto, il pezzo in questione.

TUTTO QUELLO CHE AVRESTI SEMPRE VOLUTO SAPERE SU UN “CERTO TIPO” DI FANTASCIENZA, MA TEMEVI LA REAZIONE SCRITERIATA DEI NAZISTI ALIENI VEGANI CHE DALLA LORO BASE SU MARTE CI OSSERVANO IN SILENZIO. SI’, QUESTO TITOLO È LUNGO, MA FA PARTE DEL GIOCO E SPIEGARLO AUMENTA ANCORA LA LUNGHEZZA DEL TITOLO, QUINDI CREDO SIA MEGLIO FINIRLA QUI. CON IL TITOLO. NON CON L’ARTICOLO CHE QUELLO INVECE È QUI SOTTO, ECCOLO.

Di: Diego Cajelli.

La fantascienza, seguendo le definizioni narratologiche del genere, non è soltanto interna o esterna. Non dipinge solamente scenari utopici o distopici, sconfinate metropoli al neon o astronavi in viaggio a velocità curvatura.
Una volta date le basi scientifiche che distinguono la fantascienza dal fantasy, il macro genere fantascientifico diventa un veicolo adattabile a tutte le esigenze narrative, comprese quelle ironiche e surreali.
Qui però serve una doverosa premessa. Se per te la comicità è fare le pernacchiette in televisione, credo che non troverai nulla di divertente nella Fantascienza Umoristica. Però, se ti sollazza il surreale, se apprezzi la satira sociale e politica, se conosci abbastanza bene gli archetipi della Sci-Fi tanto da concederti il lusso di non prenderli troppo sul serio, allora sì. Allora questo tipo di narrazione fa al caso tuo.
La Fantascienza Umoristica, che si distingue dalla parodia fine a sé stessa, e dal vasto panorama trash della comicità involontaria, è un sottogenere dai confini estesi ma precisi. La chiave è quella di raccontare in modo leggero e divertente degli argomenti complessi, sostenuti da una forte plausibilità scientifica, altrimenti non sarebbe Sci-Fi. Le atmosfere spaziano dall’ironico allo stravagante, si prende la grande lezione del racconto Pulp fantascientifico classico, amplificandola fino a raggiungere un altro livello narrativo.
La sua origine letteraria è anglosassone, il suo umorismo è quello tipicamente british e l’esponente più noto a livello globale è il di sicuro lo scrittore Douglas Adams. (Quello che vedi nell’immagine in cima a questo post)
Adams, con le sue serie di romanzi: Guida Galattica per gli Autostoppisti e L’Investigatore olistico Dirk Gently, codifica e pone le basi della Fantascienza Umoristica Surreale contemporanea. Le cinture nere di storia della fantascienza ti diranno che già nella Golden Age del genere, tra gli anni trenta e quaranta del novecento, sulle mitiche riviste di racconti, già comparivano i primi esempi di questo modo di trattare la Sci-Fi. In quel periodo Henry Knutter e Arthur K. Barnes scrivevano racconti che si facevano beffe del modo dominante di concepire il genere.
Successivamente, nel pieno boom della fantascienza sociologica, autori come Fredric Brown e Robert Sheckley, scardinano gli stereotipi della Sci-Fi usando l’arma affilata della satira. Ma è comunque con Douglas Adams che la Fantascienza Umoristica arriva anche fuori dall’ambiente degli appassionati duri e puri.
Il fumetto, da sempre e per sempre gigantesco laboratorio globale dell’immaginario collettivo, sconfinato calderone sperimentale dove nascono, esplodono, si elaborano, si generano archetipi e stilemi narrativi, in un continuo mescolone tra alto e basso, mainstream e underground, letteratura, intrattenimento, archetipi, stereotipi e cliché, non poteva esimersi dal nutrirsi in modo famelico di Fantascienza Umoristica, accompagnata dall’essenza del surreale più puro.
Tornando ad Adams, La Guida Galattica a fumetti è stata pubblicata dalla DC Comics, una serie in tre volumi, con i testi di John Carnell e i disegni da Steve Leialoha. Dirk Gently invece, è stato trasformato in fumetto per la IDW.
(Per ovvie ragioni di spazio in questo articolo non posso dirti tutto, citare tutto, nominare tutti.)
Quando si va nello spazio, troviamo l’interpretazione umoristico/inusuale degli archetipi della fantascienza esterna. A bordo di astronavi o basi spaziali, si incontrano razze aliene, amiche e nemiche, ci sono esploratori, pirati, sbandati spaziali, mercanti, colonie, soldati, robot, e tutto quanto, ma… L’atmosfera è folle, esasperata, comica e sorprendente. Come succede, per esempio in Burton & Cyb di Josè Ortiz e Antonio Segura o in Captain Sternn di Bernie Wrightson e in Storie dello Spazio Profondo di Bonvi e Guccini e anche in Maledetta Galassia, sempre di Bonvi per i disegni di Giorgio Cavazzano.
Se si preferisce rimanere con i piedi per terra, che sia un contesto distopico, utopico, ucronico, cyberpunk o post atomico, che sia il nostro pianeta o un mondo lontano, la Sci-Fi umoristica è pronta a dare il suo meglio. Si calca la mano sulla satira politica, sociale o addirittura antropologica. Si racconta in chiave sarcastica il presente, come nel Giudice Dredd di John Wagner e Carlos Ezquerra, oppure si trova una visione personalissima e unica per raccontare il mondo cyber come in Arthur King di Lorenzo Bartoli e Andrea Domestici.
Negli anni più duri dell’antagonismo italiano, Stefano Tamburini e Tanino Liberatore davano alle stampe Tiamottì, una piccola storia breve, un mini capolavoro della satira sociale. Sempre nello stesso periodo, c’è una scaterva di materiale francese delle stesso tipo, pubblicato sulla rivista Métal Hurlant, che qui non riporto perchè è noto il mio odio verso i cartonati, citerò invece il più recente capolavoro irraggiungibile: Transmetropolitan di Warren Ellis e Darick Robertson.
I tempi post-moderni in cui viviamo sono il brodo primordiale dal quale nasce e cresce la corrente di questo filone legata alla riscrittura dei grandi classici. Opere che sono sia derivative che personali al tempo stesso, dove le invasioni aliene, i cacciatori di mostri spaziali, gli avventurieri, le esplorazioni e tutta la mitologia abusata dalla fantascienza classica, viene raccontata in chiave folle e ironica. Su questa linea troviamo, per esempio: Fear Agent di Rick Remender e Jerome Opena, passando per i Cuccioloidi di Mariano De Biase, arrivando alle figurine di Mars Attacks! o le bizzarre avventure di Spy Sci-Fi del Casanova di Matt Fraction e Gabriel Bà. Sempre su questo versante è bene ricordare: The Middleman di Javier Grillo-Marxuach per i disegni Les McClaine
Sono comunque le applicazioni narrative delle teorie della fisica quantistica a portare la Fantascienza Umoristica nel pieno del fumetto contemporaneo. La teoria del multiverso, la Teoria del Tutto e l’apertura percettiva agli universi paralleli sono le basi scientifiche che alimentano i motori della Sci-Fi umoristico/quantistica letteralmente esplosa come un vero e proprio sotto-sotto genere negli ultimi anni.
Ne sono un valido esempio la serie Umbrella Academy di Gerard Way e Gabriel Bà e Black Science di Rick Remender e Matteo Scalera.
In entrambi i casi a farla da padrone è l’imprevedibilità del plot, o, per dire con le parole di Douglas Adams: una trama basata su parametri improbabilistici. In entrambi i casi si può trovare alla base del racconto una ricerca folle, tenuta sottotraccia, delle teorie più estreme della fisica non relativistica, l’apertura scientificamente plausibile alle componenti multiversali di rimodulazione di universi paralleli al nostro.
Messa così sembra una roba noiosa e complicatissima, ma Il bello è che tutto viene raccontato in modo leggero e scanzonato, proprio come richiede la Fantascienza Umoristica.