Regione Lombardia, sul Coronavirus vogliamo dei dati, non dei numeri.

Che le colpe dei padri siano ricadute sui figli è ormai ovvio per tutti.
Stiamo pagando noi, tutti noi, gli errori commessi da un’intera classe politica e dirigente. A partire dalla predazione della sanità pubblica, passando per il periodo di stasi in cui gli OSS sono stati mandati allo sbaraglio, finendo con le arrampicate sugli specchi del gatto e la volpe, Fontana e Gallera.
Abbiamo rispettato il dogma che stando a casa si sarebbe “sconfitto il virus”, abbiamo chiuso le nostre attività, abbiamo rinunciato agli affetti, alla vita stessa e a moltissime altre cose che ho già elencato.
Molte attività non riapriranno mai più, molti di noi non sanno come pagare i conti o come arrivare alla fine del mese.
La mobilità nella nostra regione è tracollata, lo dicono i dati sugli spostamenti diffusi da Apple, e altre statistiche.
Visti i numeri di ieri 21 aprile, la favola che che “stando a casa si sarebbe sconfitto il virus”, ora fa davvero fatica a reggere. Assomiglia sempre di più a quello che è: lo scaricare sui cittadini delle responsabilità che non sono loro.
Quei numeri, in mancanza di dati, in mancanza di indicatori demografici e sociali non servono a niente.

I 960 nuovi positivi rilevati il 21 aprile chi sono?
Quanti tassisti, quanti cassieri dei supermercati, quanti autisti di autobus, quanti negozianti di generi di prima necessità ci sono in quei 960 casi?
Quanti hanno contratto il virus usando il car sharing o facendo la fila al supermercato?
Quando e dove si sono ammalate quelle persone?
Quanti gradi di separazione ci sono tra quelle 960 persone e le strutture sanitarie lombarde? Quanti sono infermieri, parenti di medici, operatori non sanitari e correlati?
Perchè l’impressione è che il nostro “stare a casa” sia il tappeto sotto il quale state nascondendo il cataclisma sanitario che avete innescato voi. L’impressione è che, a diversi gradi di separazione, questi nuovi contagi partano o siano comunque relazionabili con gli ospedali. Ecco perchè è fondamentale sapere chi sono quelle persone, non i loro nomi e cognomi, ovvio. Diventa necessario capire i loro profili, a quale tipo di rischio si sono esposti. E se, come la maggior parte di noi erano chiusi in casa da più di 40 giorni, dove cazzo si sono infettati.
– Ah, ma non possiamo saperlo!
Direte voi dal pirellone.
Allora quel numero è un numero vuoto, senza significato. Un numero che non vale assolutamente nulla.
Perchè un conto è dire: ieri sono morte due persone.
Un altro conte è dire: ieri sono morte due persone che stavano nello stesso ascensore che è precipitato.
La soluzione non è impedire a tutti di usare tutti gli ascensori del mondo, ma identificare quell’ascensore specifico, metterci i sigilli e trovare il responsabile che non ha effettuato la manutenzione.
E poi mandarlo in galera. Con una elle sola.

 

 

 

 

 

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