400 Calci di chiarimento.

Sì, lo so, ieri con il pezzo: Uscisse Oggi Karate Kid ho scatenato un flame-party durato ore, con ricchi premi e cotillon.
Non è il primo, e non sarà l’ultimo flame-party di internette. Come capita spesso, durante la festa, nel pieno del pogo, i padroni di casa si appartano un momento per parlare tra di loro. Più che altro per capire se le maioliche di capodimonte nella credenza verranno risparmiate dalla furia distruttrice visigota.
Ieri sera, io e Nanni Cobretti, il boss de I 400 Calci, ci siamo intrattenuti un’oretta via chat. Io stavo mangiando solo soletto in un ristorante srilankese, e Nanni mi ha pure fatto compagnia.
Questo post è lungo, quindi i visigoti non lo leggeranno, ma di loro non ci importa. Faccio chiarezza su un paio di punti, per uso e consumo di Nanni e dei suoi collaboratori, e per chi, tra i miei lettori, ha frainteso il senso del mio post su Karate Kid.


Premessa della premessa: come ho già ribadito più e più volte, io non faccio distinzioni tra il me reale e il me su internet. Io mi comporto sul web esattamente come mi comporto nella realtà fisica. Non recito parti, non mi sparo pose, non impersono un ruolo. Sono io. Questo è importante e ci torneremo tra un pochino.
Veniamo al nocciolo della questione.
Come era evidente, il mio pezzo su Karate Kid è stato ispirato dalla recensione de il Ragazzo Invisibile su i 400 Calci. Tanto evidente che una decina di minuti dopo averlo postato da me, qualcuno ha linkato il pezzo da loro. (E se mi permetti, visti i tempi in cui viviamo, riuscire a fare un collegamento mentale così repentino è da premio nobel)
La recensione negativa per me non è un problema. Sono abituato a critiche negative preventive, a giudizi feroci per partito preso, a tonnellate di merda scaricate senza nemmeno aver letto quello che faccio, ti pare che mi offendo per una recensione negativa?
Non ho “fatto puzza”, non ho “sbracato”. Ne ho preso atto. Non sono d’accordo con quanto è stato scritto, come mi capita per un sacco di altre cose.
Però, quella recensione mi ha fatto pensare. E credo che sia il complimento migliore per un recensore: stimolare il ragionamento.
A dire il vero, il mio era un pensiero semplicissimo: si vabbè, però, con quel tipo di mood, con quel tipo di sarcasmo e, vedendo i commenti, con quel tipo di platea, si può prendere qualunque cosa e farla a pezzi.
Mi solleticava l’idea di fare un esperimento, perché quel tipo di logica non c’è soltanto nei pezzi de I 400 calci, è diventata ormai prassi comune quando si tratta di recensire materiali narrativi. Con risultati più o meno brillanti, il web contemporaneo è zeppo di simpa-recensioni che bastonano qua e là. Copiando senza capire il “metodo 400 Calci”, che non è soltanto simpa-rece, ma è anche analisi specifica, bilanciata tra provocazioni e spiegazioni. Un metodo recensivo facile solo in apparenza, che i vari cloni sfiorano soltanto in superficie.
Quindi, prima di aprire una parentesi lunga come la Transiberiana, ecco un paio di punti fermi:
Ho “sbracato” per la rece?
No.
Il mio era un attacco rivolto contro i 400 Calci o i suoi collaboratori?
No.
Volevo provocare i commentatori, quelli che sguazzano nelle simpa-rece spalmandosi con il sacro olio del sarcasmo e del fattutttocagare?
Sì. Loro si.
Ed è esattamente quello che è successo.
Ora veniamo al perché ho trollato con il pezzo su Karate Kid.
A me dispiace doverlo ricordare, ma il mio lavoro non è regalarti dei contenuti che reputo validi qui sul mio sito/blog. Il mio lavoro è raccontare storie. Il darti gratis la roba che scrivo qui è un accessorio.
Se mi impegno e mi prendo così sul serio per un’attività accessoria, ti lascio immaginare il tipo di coinvolgimento e di cura che ho verso il lavoro per cui vengo pagato.
E qui torna il discorso che facevo prima sulla non differenza tra il mio essere digitale e il mio essere nella realtà.
In questa mia posizione, come diceva qualcuno ieri, c’è tutto il mio “prendermi male” su internette. Dove lanciare una battutina sagace o una critica tranchant è parte di una costante recita digitale.
C’è chi gioca, io sono serio. Siamo diversi. La vita “vera” di qualcuno non corrisponde a quella digitale. Non sto questionando se sia giusto o sbagliato. Di fatto, in molti, stanno usando la rete come se fosse un colossale gioco di ruolo. Forse è uno sfogo per le palate che prendono in faccia nella vita di ogni giorno, non sta a me dirlo. Ma, di fatto, molti utenti si comportano sul web in un modo, con dei toni, un nome e con un linguaggio completamente diversi rispetto a quelli che hanno nella realtà.
Quando il “gioco di ruolo” si interfaccia con il mio lavoro, con la mia realtà, e con i flussi interpretativi su quello che faccio, io ci devo riflettere per forza.
Una decina di anni fa, più o meno, ho coniato la definizione: giovini disillusi dall’arido cuore post romantico pregni di sarcasmo. La usavo per definire il target contemporaneo più difficile da raggiungere. 25, 30enni con i quali è impossibile stabilire un qualunque tipo di patto di complicità, o fare leva sul loro sense of wonder. Perché, semplicemente, se lo sono strappati via.
Samara esce dal pozzo, loro immaginano Super Mario che le salta in testa e la ricaccia dentro. Fa indubbiamente ridere, ma se riesci per un momento a metterti nei panni di uno che scrive horror, non puoi non tenere conto che qualcuno, da qualche parte, ha una scorza emozionale impenetrabile.
Ai giovini disillusi dall’arido cuore post romantico pregni di sarcasmo, non frega un cazzo di niente. Non hanno alcun movimento emotivo quando Atticus Finch entra in tribunale e i neri in galleria, alzandosi, dicono a Scout di alzarsi anche lei perché sta entrando suo padre.
Posso anche dire che mi dispiace per loro, perché hanno annegato in un barile pieno di odio una delle caratteristiche più importanti dell’essere umano: la necessità narrativa. Il bisogno di essere intrattenuti da una storia.
In realtà, da stronzo quale sono, il prendere coscienza dei dinamismi psichici dei giovini disillusi dall’arido cuore post romantico pregni di sarcasmo, mi serve.
Quando si scrive fiction oggi bisogna, per forza, tenere conto anche di quel target lì.
Non puoi ignorarlo.
Lo dicevo una decina di anni fa, la situazione si è evoluta, amplificando al massimo quel tipo di atteggiamento.
Le simpa-rece, anche se nascono con esigenze completamente diverse, fanno leva su quel tipo di target, lo alimentano e lo fomentano.
Che cosa succede quando si rivolge a quel target una provocazione con lo stesso linguaggio?
Beh, lo hai visto.
Il target “sbraca” e “fa puzza”, tanto per usare sempre delle parole a loro familiari.
Sottolineo: è il target che “sbraca” e “fa puzza”, non il recensore o il sito. La differenza è importante ed è il motivo di questo lunghissimo pezzo.
Perché, temo che i giovini disillusi dall’arido cuore post romantico pregni di sarcasmo, non siano in grado di cogliere il senso più profondo delle simpa-rece, quello che viene detto tra le righe, così come non riescono più ad avere un rapporto emotivo con le opere di finzione.
Anche se non ci si può fare niente, credo sia importante prenderne atto.

A furor di popolo, Uscisse Oggi diventerà una rubrica fissa. Perchè, sotto sotto, ci piace ripagare i giovini disillusi dall’arido cuore post romantico pregni di sarcasmo con la loro stessa moneta.

24 thoughts on “400 Calci di chiarimento.

  1. È, purtroppo, uno dei motivi per cui andavo un po’ più di rado sul loro sito, che tra l’altro ho sempre amato.
    E cmq non vedo l’ora di leggere il prossimo Uscisse Oggi.

  2. Bravissimo, per il pezzo, per la rubrica e per questa lucidissima analisi sociologica mascherata da post di chiarimento.

  3. Gran bell’articolo. Non mi sembra particolarmente lungo.
    Aggiungerei che questo “disincanto” oltre che essere un problema per chi narra è anche un problema nella vita reale. Il cinismo visto da fuori è divertente (non sempre) ma i cinici sono persone che moriranno infelici.

  4. spezzo la mia carriera da lurker di lungo corso per dire “evviva!! per “uscisse oggi” che diventa rubrica fissa. Una rubrica _necessaria_ e non sto esagerando. Nel pezzo, però ci sono due errori: 1) cajelli è troppo buono, questi non sono post-romantici, sono cinici frustrati e amareggiati da tutto, che se c’hai il cancro è solo per darti delle arie 2) hanno la memoria storica del pesciolino rosso citato da crozza

    bravo!

  5. A me in realtà questa cosa non torna: negli ultimi tempi alcune tra le riflessioni positive più di cuore (e intelligenti) che ho letto su dei film le ho lette proprio sui 400, da un paio di anni e passa direi.
    Secondo me in buona fede hai assurto a simbolo di qualcosa, che effettivamente serpeggia ed è dannoso, il sito sbagliato.

    1. Io penso che quelli dei 400 calci siamo molto bravi. Generalmente mi fanno divertire le loro recensioni e se dicono che vale la pena di vedere un film, vale la pena.

      Ciò detto, mi pare che abbiano una certa predisposizione a far partire il gioco al massacro contro qualunque cosa che al “genere” voglia aggiungere altre ambizioni. Vedi la sbracata su The Dark Knight Rises.
      Il gioco al massacro è relativamente facile, basta rifiutarsi di farsi prendere dal film (o fumetto, o romanzo…) e guardarlo solo con l’interno di scovare i famigerati plot holes. La “fridge logic” di Hitchcock non viene più utilizzata dopo il film, viene utilizzata durante.
      Poi delle volte l’effetto di questa ricerca è addirittura comico, con gente che si straccia le vesti perchè non sarebbero state spiegate cose che invece sono chiarissime.
      Ma il punto è che con questa logica si può distruggere e ridicolizzare qualunque opera.
      Il Signore degli Anelli: perchè non hanno usato le aquile per arrivare a Mordor?
      Star Wars: un’immensa stazione da battaglia con un punto debole così clamoroso? Due volte? E poi son tutti familiari?
      Game of Thrones: beautiful con le spade!
      Quarto Potere: che noia! Ce lo deve spiegare Orson Wells che la stampa è potente? Didascalico!
      Full Metal Jacket: soldati che vengono addestrati, soldati che vengono uccisi. Che palle, da un film di guerra mi aspetto più accuratezza nella ricostruzione storica.
      Rocco conquista la Polonia: lei sta fingendo.

  6. Da Calcista sfegatato, concordo per larga parte con quanto hai scritto.

    In particolare, “Perché, temo che i giovini disillusi dall’arido cuore post romantico pregni di sarcasmo, non siano in grado di cogliere il senso più profondo delle simpa-rece, quello che viene detto tra le righe”

    Ecco, con questo si potrebbe fare un gigainkazzfuriouspowahfeeltheflowah collegamento col discorso dei Cotechini Digitali: di base l’era dell’Internet 2.0 si divide in chi scrive e chi legge. I due insiemi hanno comunque un’intersezione, ma è una percentuale molto piccola.

    Io spesso leggendo dei blog che seguo assiduamente (RRobe, i Calci, il Dottor Manhattan, il tuo, Proeliator, Imdi, per il quale scrivo pure) ho avuto l’impressione che una buona percentuale dei commentatori fossero delle versioni impoverite degli autori.

    Tutta la redazione dei 400calci, facendo un esempio specifico, è composta da gente che ha saputo prendere il gonzo journalism sarcastico e ha saputo iniettarci dentro una cospicua dose di professionalità (forse solo RRobe può rivaleggiare in termini di equilibrio tra elemento personale/elemento professionale nei suoi scritti, il Doc Manhattan invece tende ad essere più personale per stile e contenuti, ma non ha mai pubblicato un intervento brutto da leggere o povero di contenuti che fosse uno): forse il concetto di “simparece” nei loro confronti è un po’ ingeneroso (perché almeno Jackie Lang il film l’ha visto, a differenza di buona parte dei commentatori), il vero casino sono gli utenti.

    I 400calci hanno scritto belle parole per Thor 2 (non proprio un capolavoro) proprio in virtù della necessità narrativa di vedersi un buon, vecchio fantasy pacchiano. Ed espressero concetti molto simili anche parlando di Willow di Howard (anni luce distante da Thor 2, ovviamente).

    Per me il disincanto postmoderno postromantico postatomico ci sta tutto, posto che ci sia

    A) Un output creativo (scrivi tu una rece e hai le palle di pubblicarla, non ti limiti a seguire e commentare in maniera semi-passiva)

    B) Una cospicua dose di professionalità, che si articola in cognizione di causa (aver almeno visto il film) e competenza in materia (e sul cinema di intrattenimento in tutte le sue varianti, non c’è un calcista redattore che non ne sappia a pacchi).

    Detto questo, penso che la campagna marketing de Il Ragazzo Invisibile abbia cannato completamente target, motivo per cui non mi sono sentito interessato ad andarlo a vedere (motivo per cui non ho un’opinione sul film).
    Vedermi in un Imax prima il trailer di un film Marvel e subito dopo il trailer de IRI mi ha dato l’impressione di un prodotto troppo alieno per il pubblico “più maturo” (espressione del menga, ne convengo) e un prodotto troppo artigianale per i consumatori abituali di film Marvel (che non hanno chissà quali qualità artistiche, salvo rari casi, ma almeno sono fatti con un’estetica e un dispiegamento di forze decisamente superiori E NO, NON TIRIAMO IN BALLO IL CINEMA ITALIANO PERCHE’ ALLORA SIGNIFICA CHE LO SI SAPEVA DALL’INIZIO).

    PS: durante la 400Tv TUTTI hanno concordato dicendo che Karate Kid fosse invecchiato malissimo proprio per i motivi espressi nella tua “controrecensione”. Ti abbiamo anticipato ;D

  7. “Uscisse oggi” è una rubrica fantastica, al punto che mi verrebbe voglia di “prenderla a prestito” per i giochi da tavolo (sappi – suppongo non ti interessi – che se c’è una categoria di autori ancora più tartassata dai giovini geek disillusi dall’arido cuore post romantico degli sceneggiatori di fumetti è quella a cui appartengo personalmente, quindi ti capisco bene).

  8. Essendo un visigoto non mi tornano un paio di cose, dici: ‘Come era evidente, il mio pezzo su Karate Kid è stato ispirato dalla recensione de il Ragazzo Invisibile su i 400 Calci.’ e sotto invece dici che era per stuzzicare i commentatori; non sarebbe stato meglio commentare direttamente contando che se tale Lardo Carlissian (che a memoria non ricordo avesse mai commentato) non avesse postato la recensione nessuno se la sarebbe inculata al di fuori dei tuoi lettori?
    Poi permetti che se il tuo pezzo esce in occasione di una stroncatura di un progetto in cui in qualche maniera sei coinvolto qualcuno sente puzza di bruciato…

  9. ‘Uscisse Oggi’ è già diventato un successo e un tuo marchio di fabbrica, come solo ai migliori riesce.
    Ed è incredibilmente triste (ma utile) vedere (e leggere) come “chi non vuol sentire e/o capire” proprio non-ce-la-fa!
    Non ce la fanno. Niente.

  10. Diego,
    se non ti dispiace esco un momento dall’ambito della polemica per fare un discorso un po’ più generale.

    In parte hai ragione quando descrivi certe tendenze, non sei l’unico a rilevarle e non posso negare che il ragionamento abbia oggettivi fondamenti. In parte però trovo questa storia del target di 20-30qualcosa, disincantato e ridacchiante, immune al sense of wonder e virtualmente inappagabile, sia anche un po’ una scusa degli autori per auto-difendersi da un pubblico oggettivamente cacacazzo ma anche particolarmente competente. Non vogliamo dire “competente”? Allora diciamo “esperto”. Diciamo almeno “ipernutrito di narrazioni”.
    Che questo pubblico sia o meno abbonato a un registro generazionale sarcastico e a certe pose ciniche, parliamo comunque di gente che consuma ( e a volte, volente o nolente, “ascolta davvero”) decine di narrazioni ogni mese e che finisce per annoiarsi sinceramente davanti alle soluzioni narrative più standard, per stancarsi dei topoi più abusati, per farsi sputare fuori dal coinvolgimento al primo spiegone. Gente che gli stereotipi e i plot holes li vede perché gli saltano all’occhio, non perché si mette a cercarli con puntigliosità maligna pregustando le battute in cui si esibirà nei commenti a qualche blog. Il Supermario, per dire, lo vedo poco su Samara e tanto sull’ apparizione fantasmatica femminile vendicatrice capellona #134 che l’ha seguita a distanza di 3-4 anni.

    Quando parli della presunta fobia per la meraviglia e per l’emozione di questo pubblico, stai dando per scontata la sua malafede.
    A volte non è questione di conoscere a memoria ogni sezione di tvtropes, di fare i grossi sull’Internet sfornando commenti al vetriolo e abbandonandosi a volgari esibizioni di distacco postmoderno.
    A volte è semplicemente questione di estrema familiarità con certe strutture e soluzioni narrative. La familiarità conduce alla noia e la noia – filtrata da una sensibilità specifica che potrà anche essere, lo riconosco senza problemi, cinica – conduce alla simpa-rece.

    Non è sempre un male. Io, come te, ho letto pessime simpa-rece e ottime simpa-rece.

    Personalmente non scrivo simpa-rece e simpa-commenti, però non mi piace lo spirito con cui ogni tanto vengono liquidati dagli addetti ai lavori. Ovviamente siete liberi di analizzarle criticamente (nel farlo qui, dici anche cose condivisibili). Ma il passo successivo – quello con cui si lascia intendere che chi scrive e commenta in quel modo, tanto, non sarà mai contento e coinvolto perché essere coinvolti e contenti non fa fico – per come la vedo è fallace. Soprattutto, è deresponsabilizzante per gli autori.
    Mi ricorda una versione sofisticata e aggiornata del vecchio adagio “la storia era così bella che il pubblico bove non l’ha capita”. Che abbiano o meno fondamento in relazione ai casi specifici, sono due posizioni che esportano sul pubblico (e sui suoi presunti handicap culturali, emotivi, etc) responsabilità di competenza dell’opera, collocandole a distanza di sicurezza dalla sfera di influenza degli autori.

    Non so se mi sono spiegata bene. Nel dubbio non ti incazzare: giuro che vengo in pace.
    “Uscisse oggi”, peraltro, la leggerei.

  11. Bravo! Finalmente! C’era bisogno di qualcuno che gliele cantasse un po’ alla community più arrogante e chiassosa del web! Le recensioni sono carine: ironiche e competenti ma i commenti sono fatti da quattro decerebrati senza arte nè parte nella vita che si divertono a massacrare sul web.
    E anche le recensioni, benchè buone per carità, sono troppo faziose: severissime se il film tenta strade un po’ più elevate del solito “menamose fino ai titoli di coda” e indulgenti fino alla morte verso qualsiasi cavolata che metta quattro pizze al momento giusto, ma che poi magari non ha un briciolo di trama o che…

    Ti suggerisco però di fare una rubrica ombra , ovviamente saltuaria, dei 400 calci perchè se prendi film di 30 anni fa ti rispondono (pure giustamente) che li devi contestualizzare ecc: allora l’occasione può essere affrontare con il sarcasmo a la 400 calci i film che loro oggi venerano (che so un the raid, peraltro ottimo film) per mostrargli come, usando il loro metodo, tutto può essere distrutto.

    Peraltro parlando coi recensori spesso li ho messi alle strette mostrando contraddizioni nei criteri di giudizio, ma non c’è miglior sordo…

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