Anteprima Big Hero 6

Vedere in anteprima l’ultimo film Disney, con il produttore Roy Conli che te lo racconta dal palco, è come guardare una sorta di versione live dei contenuti speciali di un DVD.
Conli non ha i toni dell’imbonitore, è lì a raccontarti con entusiasmo il suo ultimo lavoro, dove ci ha messo l’anima e tutta la sua energia. Lo si percepisce da come te ne parla.
Uno spot a occhio di bue fisso su di lui. Una serie di sequenze intervallate dai suoi commenti e dalle sue precisazioni. Non ci fa vedere tutto il film, ma quasi, giusto per stare al sicuro e non spoilerare nulla. La presentazione diventa uno show nello show, secondo me studiato con molta attenzione. Scopro che è vero: quando gli americani parlano in pubblico si fanno davvero gli appunti sui cartoncini formato cartolina. Conli fa le pause giuste, con il ritmo giusto e i gesti giusti. Racconta sia i dettagli, sia la macrostruttura del film. Capisco che ho imparato veramente benissimo l’inglese, oppure è lui che usa termini semplici, niente slang e niente periodi lunghi per farsi capire da tutti.
Percepisco questa presentazione alla stampa come un viaggio in un altro-mondo. È colpa mia. Sono in mezzo a dei giornalisti, ma io giornalista non sono. Sono un creativo che gioca a fare il reporter. Il mio vizio di fondo è il mio punto di vista. Infatti sono l’unico a cui le parole di Conli, ogni tanto, fanno un po’ male.
Conli parla di un altro-mondo dove se qualcuno ha delle idee riesce a metterle in pratica. Racconta dei due registi del film, fan dei fumetti, che quando hanno saputo della fusione Disney/Marvel sono andati in Marvel per vedere che cosa si poteva fare assieme.
Sono tornati a casa con Big Hero 6, volevano farci un corto, gli hanno detto: no, no, fateci un lungometraggio. (Tra l’altro, i due registi prima di diventare director facevano gli storyboard artist, e lui li ha visti crescere)
Parla di teamworking dove al centro di ogni cosa ci sono le idee, dove è la storia a dominare su tutto. Parla di cortometraggi usati per sperimentare nuove tecniche di animazione. Dice che per Big Hero 6 hanno creato un software tutto loro per la gestione delle luci: Hyperion, ovvero: il miglior software al mondo per quel tipo di cosa lì.
Parla di tutto questo con una naturalezza disarmante. Perché per lui è normale che sia così, nel suo mondo funziona così. Punto.
Mi piacerebbe avere mezza giornata per raccontargli come vanno le cose qui in campo creativo e produttivo, sia per il cinema, sia per l’editoria. Ma non sono lì per rompere le palle a Conli e fare gne gne gne. Sono lì per guardare Big Hero 6.
Quindi sto zitto. Ingoio bocconi amari e mi godo le sequenze del film.
Partiamo dal corto proiettato prima: Feast.
Tutti ti diranno che il protagonista è un cane, e useranno il termine obbligatorio: “magia Disney” al posto delle virgole. Però no. Il Cane è un tramite, i protagonisti sono il cibo e la cucina. Dato che la paternità mi ha intenerito, Feast mi ha fatto venire i lucciconi.
Big Hero 6.
Sarò sincero. Io, come credo altri seimiliardinovecentovananovemilioninovecentomila e spicci di persone su questo pianeta non sapevo che era una serie della Marvel e di conseguenza non l’ho mai letta. Non c’è problema, dice Conli. Non è la trasposizione animata della serie a fumetti Marvel, è stata soltanto la fonte di ispirazione. Okay, capo.
Dice che è ambientato in un pianeta Terra alternativo. Yeah, capo.
Dice che si sono inventati una città, fondendo e amplificando le caratteristiche reali di due megalopoli: San Francisco e Tokyo. Hanno creato San Fransokyo. Una versione solare, calda e senza pioggia della città di Blade Runner.

Gli eventi accadono lì, in un prossimo futuro.
Per descrivere situazioni e personaggi Conli usa spesso il termine: falling in love. Che a mio avviso funziona molto meglio della parola obbligatoria “magia Disney”.
Falling in Love. Personaggi e situazioni di cui lo spettatore si innamorerà. Descrive il “falling in love with…” come una delle caratteristiche fondamentali per identificare la forza di una storia. Quindi, una delle componenti basilari delle sue produzioni.
Di sicuro ci si innamora di Baymax appena entra in scena.
Dai contenuti speciali live on stage, Conli spiega che volevano realizzare un robot mai visto prima, quindi hanno studiato a che punto era la robotica vera. Sono finiti nei laboratori della Stanford University dove stanno lavorando su un robot gonfiabile in materiale vinilico.
Eccolo lì. Sono partiti da quello.
(Non sono sicuro che sia proprio la Stanford, lì il mio inglese ha vacillato per un momento)
Per farlo muovere, dandogli un’andatura molto cutie, hanno studiato come camminano i bambini con il pannolino, i bambini con il pannolino pieno, e i cuccioli di pinguino.
Ed eccolo lì. Un robot morbidoso che, a livello empatico di “falling in love”, può competere tranquillamente con Il Gigante di Ferro.
Ma si sa, il dualismo di Empedocle tra Eros e Thanatos è nell’ossatura stessa di ogni plot archetipale. Quindi, per far funzionare una storia hai bisogno di amore, e anche di morte.
Il concetto di perdita prorompe nella pellicola. I colori caldi, i toni leggeri, il setting sgarzolino rendono quella perdita emotivamente molto forte. (Poi, sia chiaro, il finale non era nelle sequenze che ci hanno mostrato, quindi magari, forse che, sul finale si ribalta tutto, ma non credo.)
Come farà Hiro a fare luce sulla morte del fratello e sul malvagio cattivissimo che pare l’abbia architettata? Gli basta un robot morbidoso? No, che se si buca si sgonfia. Dovrà fare alcuni upgrade, che trasformeranno Baymax in una versione ciccia di Iron Man.
(Quando uscirà nelle sale, alla sequenza del primo volo di Baymax ai fanatici delle scie chimiche esploderà il cervello.)
E poi ci sono gli amici, da upgradare anche loro con esoscheletri e vari aggeggi per sconfiggere il misterioso nemico con la maschera Kabuki.
Un gruppo di super eroi, come nella migliore tradizione Marvel, in mash up con il tipico allure della Disney. (Sì, lo so che facevo prima a scrivere: una storia di super eroi Marvel con un pizzico di magia Disney. Ma l’hanno già scritto TUTTI gli altri, ho controllato)
Sì, è un classico, nell’accezione più positiva del termine.
Ovvero, come dice il mio nuovo eroe Roy Conli: la cosa bella è che si può andare a prendere tutto quello che c’è di buono nelle storie del passato per realizzare qualcosa di altrettanto buono per il pubblico di oggi.

1 thought on “Anteprima Big Hero 6

  1. L’ho visto in condizioni precarie, perchè roso dall’impazienza. Lo rivedrò al cinema, come tutte le volte.

    Baymax è meraviglioso, bellissimo, morbidoso, centratissimo. Incredibile. Il pancione, le gambotte, le braccia, l’apprendimento per imitazione.Una bomba totale.

    Forse il film è sovraccarico di personaggi da gestire, troppi (super)amici da presentare e quindi upgradare tolgono tempo e spazio ai cattivi. (E alla famiglia del protagonista). E allo sviluppo empatico della storia. Mi è sembrato tutto troppo ”veloce” e facile alla risoluzione finale.

    Magari sono state le condizioni precarie di cui sopra.

    Ma Baymax si mangia il film in una maniera clamorosa e definitiva. Ne vale la pena.

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