Destinazione Atyrau!

Supplemento a Valido per l’espatrio!
Invece di fare due chiacchiere con quelli che sono già all’estero, ma tu guarda le coincidenze, ho un amico che sta per partire. Va a lavorare in Kazakhistan.
Il mio amico si chiama Stefano, ed è avvezzo ad avventure di questo tipo, non è certo uno che si spaventa ad andare da solo in Kazakhistan… E’ andato a piedi a Ciudad Juarez.

Come hai fatto a finire laggiù?
Sono stato contattato via mail da una società di recruitment di Londra. Mi hanno scritto se ero interessato alla posizione e io, senza crederci più di tanto, ho risposto: “sì, sono interessato”.
Questi inglesi hanno girato il mio nominativo a una società di recruitment kazaka. Quelli mi hanno contattato – sempre via mail – per chiedermi la scansione di tutte le mie qualifiche/titoli (laurea, master, ecc…). E io diligentemente ho scansionato e inviato.
A dicembre mi arriva una telefonata dal Kazakhistan. Mi si chiedeva la disponibilità per un colloquio telefonico.
Un lunedì mattina alle ore 10:00, mi sono sparato una conference call di un ora tutta in inglese dove ho dovuto sostenere il fuoco di fila di due selezionatori. Mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere. Lì ho capito che il gioco si faceva serio e ho iniziato a crederci.
“Entro Natale le faremo sapere” mi dissero. Arriva il Natale e questi non chiamano, quando ormai ero rassegnato all’idea di aver perso l’ennesima occasione, la mattina di Santo Stefano ricevo la bella notizia!

Come ti stai preparando?
Da quel giorno è iniziata la mia battaglia con la burocrazia nazionale e internazionale. Un periodo davvero difficile dove sensazioni diverse e contraddittorie si alternavano senza sosta. Dall’euforia al panico più nero. Per i documenti ho dovuto fare di tutto e di più: casellario giudiziario, carichi pendenti, lettere di referenze, visto di affari presso l’ambasciata Kazaka a Roma, certificato antidroga e HIV, documentazione anagrafica di vario genere, documentazione clinico-sanitaria (audiometria, spirometria, elettrocardiogramma, esami del sangue, esami delle urine, schede anamnestiche, ecc…). Insomma un delirio di carta e valori bollati, timbri e firme. Per non parlare dei costi…

Che aspettative hai?
Sono dominato da due diverse sensazioni. Prima euforia e incredulità, poi paura e insicurezza. Insomma non è facile lasciare la propria casa, la propria famiglia, il proprio paese, il lavoro, gli amici… In una parola la tua vita e le tue certezze!
Per cosa? Bho! Il mistero… La paura dell’ignoto… Mi dicevo: “ma che cazzo di posto è il Kazakhistan? Freddo, lontano, arretrato e ostile… Il buco del culo del mondo… Sto tanto bene a casa, che cazzo ci vado a fare laggiù?
Mi rapiranno i terroristi? Morirò per l’inquinamento causato dai giacimenti di idrocarburi e dalle raffinerie? Morirò di freddo dato che in inverno ci sono 25 gradi sotto lo zero?
Mi utilizzeranno come cavia umana per degli esperimenti in un acceleratore di particelle?
Cose così, paure e inquietudini irrazionali.
Poi però a furia di cogitare e analizzare le cose, piano piano, mi sono reso conto di quale esperienza straordinaria possa essere per me.
Il posto di lavoro è fantastico: lavorerò per la più grande e più importante multinazionale italiana al mondo, si tratta di un progetto internazionale dove dovrò collaborare con tutte le più grandi Oil Company.
Parlerò inglese dalla sera alla mattina, conoscerò una marea di professionisti, mi si spalancheranno le porte di Tannhauser, lo stipendio è stratosferico, il ruolo è importantissimo.
Penso che a livello di curriculum non potevo sognare di meglio. Anzi, nemmeno nei miei sogni più arditi potevo immaginarmi una carriera di proporzioni simili!
E allora tutte le paure di prima come per incanto sono sparite. Ora la mia preoccupazione maggiore non è l’ostilità dell’ambiente circostante o della vita “noiosa” che potrei condurre laggiù, soprattutto la sera. Ora la mia preoccupazione più grande è quella di essere in grado di svolgere il mio ruolo secondo le aspettative di questa gente. Spero davvero di essere all’altezza del compito.
Ma sai cosa ti dico? Vado giù duro e incazzato, determinato più che mai a riuscire, anche se questo dovesse costarmi 12 ore di lavoro al giorno. Non me ne frega un cazzo. Come diceva John Rambo: “Mi avete cercato? Mi avete cercato? Mi avete trovato!”.
Sono anni che combatto per un’opportunità di simile un centimetro alla volta. Certo sono stato fortunato, ma la fortuna va cercata.
Tante volte ho bussato a porte che poi sono rimaste chiuse. Non sei sconfitto quando perdi, ma quando desisti.
Chiudo con un ultima citazione: “il destino non è scritto, lo costruiamo noi” John Connor.

Giovedì invece, consueta puntata di valido per l’espatrio. L’ospite è uno scienzato.
Sul serio.

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