Gente che cucina in tivvù, la mia top ten.

Mi piace un sacco cucinare. Ladyzilla per farmi felice mi ha regalato un corso da Chef. Ora ho un diploma e una perfetta exit strategy per il futuro.
Guardo molti programmi sul cibo. Seguo con passione alcuni chef, compro i loro libri, realizzo le loro ricette e spadello felice nella mia cucina, sfamando quotidianamente me, lei e i nostri ospiti quando ci sono.
In tivvù c’è una vera e propria sovraesposizione di cibo, chef, cucine e ricette. Una milionata di programmi diversi, in uno zapping senza fine.
Ecco la mia personalissima top ten dei cuochi televisivi che più preferisco.

10_Buddy Valastro
(Cucina con Buddy)
Il rapporto con la cucina italiana di Buddy è lo stesso che può avere un Cajun con la cucina francese.
Abbiamo anche noi la erre moscia. Ne consegue che l’alligatore fritto viene servito di sicuro all’ombra della torre Eiffel, no?
Le cose mi sa che sono andate così: I piatti tipici della famiglia Valastro sono diventati, per estensione, i piatti tipici della cucina italiana in generale.
A casa mia abbiamo diversi piatti di famiglia. Uno lo chiamiamo: “I Patatini”.
Prendi delle patate, le fai a piccoli cubetti, poi fai saltare tutto in padella con un po’ di olio, sale e rosmarino.
Metti che emigro in Sud Africa, mi porto dietro I Patatini per le cene di famiglia.
Per i miei discendenti, quella sarà una ricetta tipica della cucina italiana, riconosciuta in ambito accademico. Così è per la maggior parte dei piatti di Buddy.
Ingrediente principale: Aglio.
Non lo dosa a spicchi, usa direttamente i metri cubi. La cucina di Buddy pone le piantagioni di aglio in severo rischio di estinzione.
Per il resto, il programma è un favoloso paciugo di grassi che si schiantano nelle tue arterie.
Lui però è simpatico, e sembra essere sincero nel fare quello che fa.
Soprattutto quando prende due secchiate di burro e lo usa per massaggiare il pollo.

9_Spyros Theodoridis
(Masterchef Italia)
Il primo Masterchef Italiano. Mi è stato simpatico fin dalla prima puntata. Sarà l’accento. Ho un debole per gli accenti.
In quel programma lì, dove gli altri concorrenti si atteggiavano come le grandi star di ‘sto finferlo, Luisa, Alessandro e Chiara su tutti, Spyros è riuscito a dimostrare che per vincere non è necessario essere arroganti.
Mi piace come pensa alle ricette che sta facendo. Lavora “senza farsi vedere”. Bada al risultato, non a dare spettacolo di sè mentre spadella.

8_Jonathan Waxman
(Top Chef Masters)
Il maestro Jedi degli chef americani. Emana sicurezza e saggezza. Un figo. Ha un ristorante a New York: il Barbuto. Non ci ho ancora mangiato, ma lo farò, i prezzi sono accessibili.
La sua è cucina italiana, sembra abbastanza autentica, anche se lui non lo è. Ora non venirmi a dire che per cucinare italiano devi essere per forza italiano che non ci credo.
Waxman cucina piatti semplici, dove sono gli ingredienti a parlare. Semplicità e freschezza.
E’ uno che cucina veloce e in silenzio, e mentre lo fa vedi il rispetto delle sue mani verso quello che sta maneggiando.
Dice: Faccio la spesa, non so che cosa cucinerò, me lo diranno gli ingredienti.
Ho cominciato anche io a fare così.

7_Alessandro Borghese
(Cucina con Ale, L’Ost, Cortesie per gli Ospiti)
A Borghese gli si vuole bene per forza. Anche se a volte, durante le riprese di Cucina con Ale, è evidente che abbia la stessa manualità di Rocky Balboa quando indossa i guantoni e tenta di slacciare il reggiseno di Adriana.
Non è colpa sua, è che ha creato un sacco di aspettativa prima di cominciare a esibirsi con il suo programma. Ora che lo vedi cucinare, sparando ovunque particole di ingredienti, maneggiando coltelli con evidente imbarazzo, sporcando ogni oggetto e superficie possibile, ti chiedi:
Davvero cucinavi sulle navi da crociera?
Ma, ripeto, a Borghese gli si perdona tutto. Sua mamma ha baciato il Capitano Kirk, trasfondendogli rispetto e stima a livello mitocondriale.
Di base, Cucina con Ale è un buon ripasso di cucina “generalista”. Simile al programma di quella tizia che leggeva le notizie a Studio Aperto, e che si è riciclata in pochi anni in modo spettacolare.
(Al punto che oggi nessuno la ricorda come un araldo del peggior berlusconesimo)
Cucina con Ale è simile a quel programma lì, ma è più verace e genuino.

6_Gordon Ramsay
(Hell’s Kitchen, F Word, Masterchef, Cucine da Incubo, etc..)
Volevo andare a mangiare in suo ristorante quando ero a Londra, poi ho girato in altri posti. Il mio “suo” piatto feticcio è il Filetto alla Wellington, quello che provoca tanti triboli nelle cucine di Hell’s Kitchen assieme alle capesante.
Un domani, quando le capesante si estingueranno, gli ambientalisti sapranno a chi dare la colpa.
Ho due domande:
Che cazzo ci trovate di così speciale nelle capesante?
Come hanno fatto gli occidentali a sopravvivere fino ad oggi senza i funghi shiitake?
Comunque sia, Gordon che sfiletta un salmone grosso come un Rottweiler, è uno degli spettacoli più belli del mondo. Le sue mani si muovevano velocissime e precisissime.
L’impressione catodica è quella di uno che ne sa sul serio, non è soltanto un personaggio costruito per bestemmiare nella mia tivvù.
Ha saputo circondarsi di una squadra capace, uno fra tutti il mitico Scott Leibfried, executive chef a Hell’s Kitchen. Chef Scott è in pratica un Chev Chelios dietro i fornelli. Prima ti prende a calci in culo, poi cucina qualcosa di delizioso in un nanosecondo.
Tra tutte le ramserie televisive la mia preferita è F Word. Ho preso il libro di ricette del programma e ne ho realizzate diverse.
La più gettonata dalla mie parti è quella del cavolfiore allo zafferano.

5_Jamie Oliver
(Jamie in 30 minuti, Jamie’s at home)
Non è vero che Jamie Oliver detesta l’igiene per principio. Se prende delle erbe fini e le usa senza lavarle, tritandole sull’asse dove ha appena finito di scuoiare un procione, rimestando tutto con le stesse mani con le quali ha impastato il polpettone di fegatini e lancia gli ingredienti in una pirofila zozza, rovesciandosi sulle scarpe il brodo in eccesso, lo fa per rendere i tuoi anticorpi fusti e robusti.
Cucina e al tempo stesso rafforza le tue difese immunitarie, che vuoi di più?
Con i dovuti accorgimenti, spesso indicati dalle tabelle informative esposte nella ASL di quartiere, le ricette di Jamie sono facili e gustose.

4_ex equo Anthony Bourdain e Andrew Zimmern
(No Reservation, Orrori da Gustare)
Entrambi hanno ormai appeso il coltello al chiodo. Anzi, non so nemmeno se Zimmern abbia mai cucinato. Fatto sta che entrambi meritano un posto nella mia classifica per la loro opera di “divulgazione culinaria.”
Bourdain ha scritto un libro fondamentale, non solo per cucina, ma per la vita in generale: “Kitchen Confidential”, è stato uno chef di grido ora se la spassa in giro per il mondo mangiando e raccontandotela. Mi piace da matti come scrive e come osserva ciò che lo circonda.
Zimmern invece, si nutre di quelle cose che la maggior parte delle persone non considera neanche cibo, e che in molti avrebbero schifo a guardare da vicino.
Siamo simili, per quanto riguarda la temerarietà in fatto di cibo. Ho provato anche io confrontarmi con il tanto temuto durian, con i pessimi risultati.

3_Simone Rugiati
(Io me e Simone, Cuochi e Fiamme)
Di Rugiati me ne parlano tutti male. E chi se ne frega. Anzi. Rugiati per certi versi mi ricorda Bourdain a inizio carriera. (Vedi “Kitchen Confidential”, la serie)
E’ uno che si diverte duro quando non lavora. Pare che nella nostra società sia considerato un crimine.
Mi piace come spiega le cose. E’ chiaro, diretto, sa di che cosa sta parlando. Non è un bluff e lo vedi da come muove le mani in cucina.
Da lui ho imparato un sacco di trucchetti che metto in pratica tutte le volte che posso.

2_Nigella Lawson
(Nigella Bites, Nigella Express, Nigella Feasts e Nigella Kitchen)
Nigella non sta esattamente cucinando. Nigella sta facendo un porno con delle pietanze.
Favolosa, con la sua giacchetta di jeans cucita addosso e con quello splendido accento british.
A volte mi è difficile seguire le sue ricette perchè mi perdo nel suo continuo ammiccare. Però, se riesco a tenere a bada i miei istinti maschiali, quello che spiega è semplice e pratico da fare per la cucina di tutti i giorni.
Ha una passione esagerata per il coriandolo, che non condivido, e usa spesso le forbici per tagliuzzare i cibi. Io preferisco il coltello, vabbè pazienza. Non si può avere tutto.
La ringrazierò in eterno per avermi spiegato come si marina in fretta la carne e per quel metodo alternativo per la cottura degli gnocchi.

1_Hubert Keller
(Top Chef Masters)
E’ diventato il mio guru quando l’ho visto cucinare un menù completo, elaboratissimo, nella camera di uno studente in un college. Lavorava in due centimetri quadrati, usando quello che c’era, ha cotto il tutto con un fornello elettrico mignon, e ha scolato la pasta nella doccia.
Adattarsi, improvvisare, raggiungere lo scopo.
Keller è cintura nera di cucina francese ed è il proprietario dei ristoranti Fleur de Lys a San Francisco e Las Vegas.
I suoi menù non mi attraggono tantissimo. Mi hanno colpito la sua tecnica e la sua abilità. Perchè un conto è cucinare nella tua cucina, o nelle strabilianti cucine televisive con tutti gli annessi e i connnessi, un conto è cucinare tra calzini mannari e in assenza di attrezzi e spazi adeguati.
E poi sorrideva. Sorrideva sempre, senza menarsela.
Cosa rara di questi tempi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *