(The Avengers) Iron Man arriva con l’autoradio a palla.

Voglio essere subito chiaro. Se sei un giovane disilluso dall’arido cuore post romantico, il film non ti piacerà per niente.
Ai giovani disillusi dall’arido cuore post romantico piacciono film dove non si capisce un cazzo, che l’incomprensione involontaria fa molto cu cu cu cultura. Piacciono robe tetre, dove arde l’inferno dell’ avere vent’anni oggi. Ai giovani disillusi dall’arido cuore post romantico piacciono i Soliti Idioti. Cartina al tornasole di quanto sia da poser apprezzare Lynch e i conigli di Donnie Darko e poi ridere con quei due lì.
Per facilitare il lavoro, ecco chi non dovrebbe andare a vedere The Avengers:
– Gli hipster di ‘sto fungo.
– I nerd del fumetto per-lettori-aaaduuultiii.
– I cercatori di culturalmente importante, che sia fumetto-importante, libro-importante, film-importante.
– I tecnici del giovedì pomeriggio, pronti a catalogare ogni scena in base a quanto è stata usata bene la CGI.
– Varie ed eventuali.
State a casa che questo non è il film per voi.
O meglio: lo è, e lo è tantissimo, ma per capirlo servirebbe una cosa che in molti non hanno più.
Lo sguardo sincero del ragazzino di undici anni che era seduto di fianco a me al cinema. Quello sguardo perso nel sense of wonder, rapito dall’evocazione dello spirito Marvel più puro.
Lo stesso sguardo che avevo anche io quando quelle cose per me erano soltanto su carta, nei fumetti, tra le vignette.
(La prima apparizione di Loki sulla pellicola. Inquadratura, volto, occhi, espressione, come in un disegno di Buscema)
Guardando The Avengers non posso fare a meno di pensare a quanto lavoro, a quanta professionalità, a quanti soldi, a quanto impegno, a quanta energia, a quanti sbattimenti, sono stati messi in campo per evocare quello sguardo negli undicenni.
Intrattenimento con la I maiuscola, in marmo. Peccato vivere in un mondo dove “intrattenimento” è una parola sibilata tra le labbra con una forte accezione negativa.
Figurati se dico: Intrattenimento Mainstream con la I e la M maiuscole. In marmo.
Ovviamente The Avengers non è un film soltanto per undicenni. C’è qualcos’altro. La narrazione viene intrecciata con una componente per adulti, una linea narrativa che si rivolge all’adulto in sala, a patto che sia dotato di senso dell’umorismo e apprezzi i toni della commedia.
Si ride molto in The Avengers, ma sono più che altro gli adulti a farlo. Quelli che hanno accompagnato i figli, o che riescono ad evocare il ragazzino che è rimasto in loro.
Citazioni e scambi di battute da commedia classica. Come Iron Man che si rivolge a Occhio di Falco chiamandolo Legolas, o Hulk che strapazza Loki come fosse uno straccio.
Non mancano delle inside jokes per pochi intimi, tipo la sequenza tra Bruce Banner e il guardiano della fabbrica abbandonata, interpretato da Harry Dean Stanton.
Nell’Intrattenimento Mainstream con la I e la M maiuscole nulla è lasciato al caso. E lì c’è un gioco molto preciso, visto che a parlare di alieni è uno che era a bordo della Nostromo in Alien.
Nel mio schizofrenico approccio a The Avengers, che mi vede undicenne e quarantenne nel medesimo tempo, tra lo stupore e la meraviglia ho notato un grande lavoro sul concetto di eroe.
La narrazione pura e semplice, osservata priva fronzoli, si concentra sulla contrapposizione tra eroe classico ed eroe moderno.
Lo fa in modo lieve, senza eccessi, ma riesce a mettere in scena in modo estremamente efficace le profonde differenze di caratterizzazione di un eroe come Iron Man e di un eroe come Capitan America.
Il classico e il moderno che condividono la scena. C’è un faro puntato sull’evidenziare le loro differenze di stile, le loro motivazioni differenti, il loro diverso approccio alla vita.
C’è del rispetto verso Cap, ed è un rispetto che va oltre il concetto di uomo-bandiera o di leggenda vivente. E’ il rispetto, il tributo che gli eroi moderni (dei simpatici cazzoni) sentono di dover dare agli eroi classici, quelli mossi dall’ideale puro.
Cap e Thor, si contrappongono a Iron Man e Hulk. E’ la dicotomia tra l’eroe classico che sa sempre qual è la cosa giusta da fare e ha un ideale da perseguire, e i cazzoni moderni. Con personalità più eccentriche e molte meno sicurezze.
Poi, come tutte le cose che vengono realizzate, ci sono dei problemi. Perché soltanto ciò-che-non-è-fatto riesce a essere perfetto, nella sua splendida non-esistenza in quanto progetto, come direbbe Carmelo Bene.
(Citare Carmelo Bene in un pezzo su un film di super eroi, è abbastanza cool non trovi? Per penitenza farò due flessioni)
Che cosa non funziona nel film?
Paradossalmente, non funzionano le cose più semplici.
Il costume di Cap. Orrendo. Ha la testa infilata in uno stampo per torte in silicone.
Era meglio il costume de: Lo Spalatore di Mystery Men.
(Tra l’altro, Mystery Men è il miglior film di super eroi mai realizzato)
Mi dispiace, mi dispiace tantissimo dirlo, ma Scarlett Johansson, semplicemente non ha capito quello che doveva fare.
Quando è in scena con la sua pistolina, non c’è davvero patto di complicità che regga.
Samuel L. Jackson che fa Samuel L. Jackson. Davvero, dai, basta. Gli attori che recitano loro stessi pensavo fosse una prerogativa degli attori italiani.
Alla fine, The Avengers mi ha fatto fare pace con Joss Whedon, che non ho mai sopportato. Mi ha fatto scoprire quanto cazzo è bravo Mark Ruffalo, e ha fatto salire Cobie Smulders ai primi posti della mia top five delle signorine con cui uscirei volentieri a cena.
Oltre a intrattenere con notevole gusto l’undicenne che è in me.

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