Tornatore all’Esselunga!

Tempo fa sono andato a fare la spesa e alla cassa mi hanno regalato un divudì.
“Il mago di Esselunga”, dice il titolo. Un racconto di Giuseppe Tornatore, dice il sottotitolo.
Cover bianca, con cappello streghesco che in verità è una melanzana, come nella migliore tradizione della grafica Esselunga, tipo John Lemon, Antonno e Cleopasta, e via dicendo.
Ieri ho visto il film. Un impedibile corto che per la tua gioia di incorporo qui sopra.
Parliamoci chiaro. Io devo stare zitto perché con il lavoro che faccio è capitato anche a me, capita e capiterà di fare marchette. Che bisogna pagare i conti, sovvenzionare i propri vizi come la benzina, il cibo, il dentista, il non-si-sa-mai, eccetera. Mi è capitato, mi capita e mi capiterà di fare fumetti alimentari, dal dubbio valore ah-ah-artistico. Ho sempre cercato di metterci dentro qualcosa di imprevisto, potrei difendere quei miei lavori lì, ma questa non è la sede adatta e soprattutto… Io non ho mai vinto un Oscar.
Con le dovute virgolette, è un po’ come se Danny Boyle girasse un mega spot istituzionale per Walmart. Non ce lo vedi, eh?
La mia speranza è che Tornatore sia stato letteralmente coperto di soldi per girare quel film, e che quel malloppo gli serva per autoprodursi un lungometraggio eccezionale.
Lo spero. Nel frattempo mi godo “Il mago di Esselunga”.
Il tentativo è quello di umanizzare la nota catena di supermercati, facendo vedere il dietro le quinte, il come funziona, il rapporto con la clientela e in generale il mood Esselunga. Dal mio personalissimo punto di vista personale, da cliente, da frequentatore della grande esse, non ne sentivo il bisogno. La qualità della spesa fatta all’Esselunga parla da sola, punto. Tanto i soldi li hanno dati a Tornatore mica a me, per cui posso dirlo.
In questo periodo Mister Esselunga è in guerra con la Coop. Immagino che tuttta l’operazione sia nata dalla necessità di cambiare l’immagine di Caprotti, che è ad un passo dall’essere il Monty Burns della grande distribuzione.
Va bene. Ci sta. Una marchetta di Tornatore potrebbe fare al caso suo. Come? Con una commedia? Un corto simpatico, un qualcosa di agile e informale? Una storiella?
Maffigurati.
“Il mago di Esselunga” è un agghiacciante viaggio nella retorica, che supera agilmente il ridicolo involontario grazie al suo prendersi tantissimissimo sul serio.
A metà tra una versione corporativa di Willy Wonka e i filmati in loop di presentazione degli alberghi, con una famigliola felice che più felice non si può. Tanto feeelice da solleticare l’idiozia, e da far sembrare neorealiste le famigliole feeelici degli spot televisivi.
Lo guardi, così come guardi i filmati di quelli che si fanno malissimo su You Tube, perchè vuoi vedere quanto in basso si può arrivare. L’asticella va giù, giù, giù, ed ecco Hermes di Futurama, campione di Limbo Estremo.
Ovviamente si poteva fare di peggio, la colonna sonora poteva essere dell’ ex cassiera Giusy Ferreri, ma si arriva comunque ad altissime vette di no-dai-non-ci-credo-non-possono-averlo-fatto-sul-serio.
E così, tra pesci che muoiono felici, effetti speciali scartati da Roger Rabbit, un bimbo che dice fighissimo davanti al reparto salumeria, una gita al deposito generale e dei camion che ballano in sincrono, si arriva alla fine. Con i brividini lungo la schiena.
Vorrei avere tempo per rieditarlo, cambiandone le luci e i toni colore, anche di poco. Ti assicuro che con un paio di aggiustamenti verrebbe fuori un capolavoro alla Lynch, tanto può essere obliquo e disturbante se preso per il verso giusto. O per il verso sbagliato, a seconda di come la vedi.

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