Lucca Comics and Banca!

Io i lucchesi li stimo un sacco.
Per un tot di giorni la loro città viene invasa da centocinquantamila persone, un esercito che occupa ogni spazio fisico disponibile, persone, persone persone che escono-dalle-fottute-pareti e…
E i lucchesi fanno finta di niente.
In qualsiasi altra città, i locali modificherebbero un minimo i loro comportamenti abituali nei giorni della fiera. Sopratutto perchè lo sai che in quei giorni lì, tutti gli anni, arriva l’invasione.
Loro no. E la mia stima sale a livelli massimi. Se sei abituato a portare la nonna a prendere un the con i pasticcini il sabato pomeriggio in centro, ci vai anche nei giorni di fiera. Anche se per raggiungere la pasticceria devi fare lo slalom tra Darth Vader sovrappeso, Mazinga di cartone, ottocento errìpotter e uno squadrone di zombie della Umbrella Corporation.
Fanniente se ci impieghi otto ore invece di dieci minuti a raggiungere il tuo locale preferito. Ci vai. Questo far finta di nulla, questo non rinunciare alle loro consuetudini, questo orgoglio toscano mi fa amare da matti i lucchesi.
Certo, con spocchia milanese potrei dire che a Lucca riescono a fare un ingorgo con tre macchine, e che la loro apprezzabile flemma, quando sei l’ultimo in una coda di cinquanta persone per un panino, è un po’ meno apprezzabile, ma fa tutto parte del gioco.
Fatto sta che lunedì pomeriggio finisco i soldi. Devo prelevare.
Terminata la mia sessione di firme allo stand, cerco un bancomat per acchiappare un po’ di contanti. Devo comprare alcune cose e finanziare il viaggio di ritorno in quel di Milano.
Nel primo che incrocio sono appena passati i black block di Shelbyville, hanno prelevato tutto e hanno lasciato un cartello su cui si legge: Vuoto.
Un altro bancomat è stato riconvertito, ora ci si gioca a Super Mario.
Arrivo al terzo bancomat. Sono ultimo di una fila di cinquanta persone, tra cui: Totoro, Lady Oscar, uno Stormtrooper che legge la Gazzetta, una famiglia e varia umanità.
Non ho idea di quanto voglia prelevare Totoro, ma facendogli due conti nella pelliccia, credo che quando arriverà il mio turno, il bancomat mi darà giusto il numerino per il salumiere.
Vado in un quarto bacomat. Non c’è fila. Infilo la carta, ma mi dice che non ha più soldi. Colpa della Grecia.
Però la banca è aperta.
Flashback!
Anni e anni fa, vacanze in Croazia. In assenza di bancomat sono entrato in un banca con in mano la mia plutocratica carta di credito. Mi servirebbero contanti contenti. Dissi. Allora il bancario croato aveva tirato fuori la macchinetta, quella che fa trick track e imprime i numeretti in rilievo sulla ricevuta cartacea. Dopo il trick e il track mi aveva dato i soldini.
Fine flashback!
Mi dico: con questo sistema mi diedero dei soldini in terra straniera, me li daranno sicuramente anche qui, nel mio paese natio!
Carico di ottimismo e di sorrisi entro in banca, mentre alle mie spalle una decina di Uruk-Hai inseguono Sailor Moon.
Dentro la banca invece, regna la calma.
C’è un unico sportello, niente fila, nessun altro cliente, oltre alla signora prima di me.
La sciura che ho davanti ha giustamente scelto i giorni di fiera per andare in banca a chiedere il saldo dei suoi conti. Potrebbe farlo da internette, senza dover uscire di casa nei giorni dell’invasione di umani, ma tant’è.
L’ho gia detto che i lucchesi li stimo.
Se io il lunedì vado in banca a fare una roba che posso fare da casa, ci vado anche se per arrivare alla mia filiale devo prendere a pugni tutti gli studenti di Hogwarts.
Stampati i saldi, perchè su carta si legge meglio, verificate le cifre, la signora è soddisfatta e tocca a me.
– Buongiorno, posso prelevare con la carta di credito?
La tipa allo sportello mi guarda con la stessa espressione di un agglomerato di citoplancton invitato a seguire una conferenza di Stephen Hawking.
Poi risponde:
– Sì, dal bancomat
Dice indicando con il mento verso lo sportello all’esterno della sua banca.
– Ma è vuoto!
Rispondo io.
– Aspetti che controllo… Si è vero, è vuoto.
– E dunque?
– Provi ad un altro bancomat!
– Ne ho girati tre, e non era possibile prelevare.
– Ce ne sono un sacco qui a Lucca, vedrà che prima o poi ne troverà uno che funziona!
– Capisco. Ma vede, ci sono tipo centomila persone in giro…
– Lo so! Sono i giorni dei comici!
(Comici è la versione locale di comics. Dopo vent’anni di presenze lucchesi anche questo fa parte del gioco)
– Ma lo troverà un bancomat, stia tranquillo!
– Sì. Avrei una applicazione sul mio telefono che localizza i bancomat attorno a me, ma non funziona, perchè non funziona tutta la rete dei cellulari. Troppe persone. Se ne è accorta?
– No.
Provo a insistere. Nel mio modo sbagliatissimo di vedere le cose, quella tipa è lì a fare un lavoro che uno può farsi da solo da casa. Magari la sua presenza fisica, la sua assunzione e il suo stipendio sono giustificati dal fatto che a volte serve un intervento umano per risolvere alcune questioni. Tipo chiedere al direttore la procedura. Prendere l’aggeggio che fa trick e track, cose così insomma. Chiedo gentilmente:
– E’ proprio sicura che non si possa prelevare allo sportello usando la carta?
– Dal bancomat!
Per otto secondi sono tentato di dire:
– Va bene, non posso fare un prelievo con la carta di credito, ma sicuramente posso farlo con la mia Calibro Nove. Eccola qua.
Sospiro ed esco.
Sicuramente, a cena, la tipa parlerà alla sua famiglia di quel tipo stranissimo, sicuramente forestiero, che pretendeva di prelevare senza usare il bancomat.
Certo che arriva di gente strana nei giorni dei comici!

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