Brignano che parla di Black Bloc

Servono premesse. Almeno due.
La prima: Non guardo la tivvù generalista, in genere me ne tengo alla larga. Non sono mica un’intellettuale alla ricerca di contenuti fini, eh. Anzi. Sui canali tematici guardo delle vaccate spaziali. Programmi tipo: “Poliziotti americani che ti sparano perché parcheggi male” o il mai abbastanza celebrato: “Io e i miei parassiti”. Di solito non guardo nemmeno i videi che arrivano dai programmi della tivvù generalista. Di solito. Ma in questo caso specifico gli ottomila “mi piace” di FB mi hanno incuriosito.
La seconda: Come ex comico quasi famoso, ma sicuramente fallito, non dovrei parlare male di Brignano. Scoprirei il fianco all’italico ragionamento del millennio, ovvero: critica perché è un invidioso rosicone. Parliamoci chiaro: vorrei essere al posto di Brignano tanto quanto vorrei essere uno scaldavivande elettrico.
Detto questo. Ho visto il monologo che il suddetto ha fatto alle Iene.
Non intendo giustificare la violenza di piazza, ci mancherebbe. Però uno che sfascia la vetrina di una banca a colpi di mazza ha di sicuro qualche argomento in più di Brignano.
Se ne sta lì, con la faccetta e l’atteggiamento di uno zio piacione che pizzica il culo alle nipoti teenager, a elargire vuotezza ai presenti. Non è tanto il luogo comune a dare fastidio. Credo nell’assoluta libertà di espressione, per cui, se vuoi raccontarmi banalità per otto minuti puoi farlo.
E’ il modo e di conseguenza è anche il moto. E’ il cosa lo spinge. La convinzione di stare dicendo delle verità altissime e brillantissime, dei concetti mirabolanti e inarrivabili. Le pause, a sottolineare la profondità presunta di una riflessione comico filosofica da scrivere sugli annali. Invece sta soltanto masticando il nulla, producendo un fastidioso rumore con la bocca, tra l’altro.
Puntualmente arrivano gli applausi, coordinati e chiamati dagli assistenti di studio. Applausi finti, come tutto quello che succede in tv. Applausi che sottolineano il tonfo, l’eco delle paroline che cadono nella vasca di ghisa vuota, che è il penzziero nazionalcatodico
La chiusura del monologo è un temerario capolavoro che appartiene alla sublime incoerenza dei tempi in cui viviamo.
Brignano sfida i black bloc con il suo cric dell’auto.
Sorvoliamo sul senso di un pezzo contro la viuuulenza che si chiude inneggiando alla viuuulenza.
Ma viene da chiedersi: davvero?
Ma davvero Brignà vuoi andare a menà i blecchiblocchi?
Ti organizzo un appuntamento se vuoi. Perché il risultato del tuo monologo è stato farmi correre a comprare un passamontagna nero.

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