Kitchen Confidential.

Bradley Cooper è un nuovo sex symbol. Me lo dicono tutti e io ci credo.
Così come credo che lo chef sia diventato per la televisione degli anni ‘10, quello che era il serial killer per il cinema degli anni ’90.
Se favolosi nineties avere un serialkilla era più obbligatorio del ribelle nelle boy band, oggi in tivvù scorrazzano branchi di chef.
Ramsay, Bourdain, Colicchio, Oliver, Buddy, un plotone di Top Chef, Rugiati, Borghese, la zia Pina, per un giorno, fuori menù, in astronave, in tre minuti e con ammore.
Roba che poi uno si chiede: si vabbè, ma adesso chi cazzo sta cucinando al ristorante all’angolo?
Non lo so. Ma sono un ragazzo alla moda. Lunedì comincio un corso di cucina. Ma di questo ne parleremo poi.
Kitchen Confidential. Strano. Serie chiusa del 2005, ci ha messo sei anni ad arrivare qui. Forse aspettavano che i tempi fossero maturi. Con duecento programmi sulla cucina e sui cuochi in tivvù, direi proprio che lo sono.
Produce Darren Star e si vede.
La serie è tratta dal libro omonimo di Anthony Bourdain tanto quanto Sex and The City è tratto dal best seller di Candace Bushnell. Con l’unica differenza che Kitchen Confidential è un libro bellissimo.
Nel telefilm si sente il peso di Anthony. Un protagonista che si chiama nientemeno che Jack Bourdain, chef di primo piano di un ristorante newyorkese.
I suoi pensieri fuori campo sembrano arrivare un po’ dalle pagine del libro, e un po’ dalle riflessioni che fa lo stesso Bourdain nel suo programma: No Reservation.
C’è molta New York, c’è molto sesso, c’è quel tipico umorismo che aveva Sex and The City prima che implodesse in un tracollo glitterato.
(Per la cronaca, il momento esatto in cui Sex and the city arriva al punto di non ritorno è l’episodio 13 della terza stagione. Da lì in poi è tutta discesa con qualche guizzo ogni tanto.)
Kitchen Confidential una stagione sola, 13 episodi, brevi. Non credo che il gioco potesse reggere oltre.
Per ora mi piace parecchio. Forse, ai suoi tempi, nel 2005 non è stato capito.
Cooper ha un fascino diverso rispetto a quello di Bourdain, ma c’è. E’ perfetto nella parte. In cucina si muove bene ed è credibile dietro i fornelli.
Il cast di supporto è composto da veterani del piccolo schermo. Gente su cui puoi contare. Caratteristi con sotto due palle così. Supercontinuity: Uno degli chef è stato salvato dal Dottor House. Poi ha messo la testa a posto, ha rinunciato alle sue perversioni sessuali ed è andato a New York per rifarsi una vita. Ed eccolo lì in cucina.
Alla Darren Star maniera, si ride quando c’è da ridere, ci si attizza quando c’è da attizzarsi, si riflette quando c’è da riflettere. Con o senza voice off.
Divertente, e con il grande merito di prendersela con i vegani.
Comunque sia, io non faccio testo. Ho un’insana passione per le serie che chiudono subito. Credo di avere dei gusti orrendi perché quando mi piace qualcosa, scopro che al terzo episodio hanno licenziato tutti.
Mi è successo con Undercovers (bellissimo!) con la versione americana di Life on Mars (fico!) e con Outsourced (fa ridere!).
Se lo guardi e non ti piace, io ti avevo avvertito.

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