Con Fiammetta Fadda, nel ristorante al termine dell’universo.

Fiammetta Fadda sarebbe la zia ideale in un cosmico romanzo di formazione sulla mia vita.
La signora è una critica gastronomica di Panorama. Chiedo perdono sdraiandomi biotto su una julienne di ortiche, ma Panorama non ce la faccio a leggerlo. Tocco la copertina e urlo.

Fiammetta però, è anche dentro la mia tivvù. Partecipa a programmi come “Chef per un giorno” e “Cuochi e fiamme”.
Lei arriva, elegantissima come soltanto le zie ideali sanno essere, assaggia e poi recensisce.
Concetti brevi, brevissimi. Ma che in quattro parole descrivono sapori, odori, collegamenti, e l’entroterra culturale dello chef e del piatto. La sua analisi parte dall’identificare le componenti più segrete del cibo che ha davanti, tipo uno scanner in tailleur, e arriva dove nessun gusto è mai giunto prima.
Riconosce spezie andoriane, capisce se il brasato è stato fatto con uno dei sei cervi che Geordie ha rubato dal parco del re. Ti fa tana se sul menù c’è scritto timballo di maccheroni ai quattro formaggi con Grana Padano DOP, e tu invece hai usato il Parmesan comprato alla LIDL. Se le servono una bistecca alta tre dita con delle patatine fritte, tira fuori un cappello da cowboy e ti chiama vecchio cammello.
Ogni tanto parte in modalità “Forse non tutti sanno che”, e ti racconta incredibili aneddoti culinari delle più svariate parti dell’universo conosciuto.
Dettagli sulla fumigatura del salmone con l’erba pipa. Le domande giuste da fare a un certo tipo di insalata per essere sicuri che voglia essere mangiata. Come servono le ostriche alle cene del gruppo Bilderberg. I trucchi che usano su Crematoria per il barbecue perfetto, o quella volta che, in un chiosco a Macao, Andrew Zimmern ha fatto casino e si è mangiato la collezione di coleotteri del piccolo Wong. Con tutta la teca.
Io l’ascolterei per ore. Solleticato da quel suo splendido modo di dire le cose, anche quando con estrema freddezza ti dice che quel piatto non lo servirebbero nemmeno nella mensa del carcere di Folsom.
Ogni tanto si irrita. Soprattutto in “Cuochi e fiamme” quando Riccardo Rossi lievita, esplodendo in una detonazione di fastidiosa riccardorossità incontenibile anche con gli elettropungoli per bovini.
Ma che ci vuoi fare, Fiammetta… E’ un comico.
Non è mica casuale l’inizio di Watchmen.
Credo fortemente nella legge dei sei gradi di separazione, per cui, da queste parti è molto probabile che passi qualcuno in contatto con Fiammetta.
Per favore, puoi dirle che vorrei uscire a cena con lei?
Sono un tipo educato e abbastanza pulito, dalla piacevole conversazione e privo di secondi fini.
Ho anche un abito buono nell’armadio.
Il ristorante può deciderlo lei.
Le rigide norme di cavalierato che seguo, ovviamente mi impongono di pagare il conto.

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