Solito post esterofilo.

Sono tornato da Londra, con la valigia piena di minchiate.
Tra tutte spicca il sacchetto per vomitare dedicato al matrimonio reale. Lo porto a incorniciare, poi ci faccio una foto.
E poi c’è la coccarda che ho attaccato in studio, le mentine, la tazza, e sei magliette. Senza William e Kate però.
Poi ci sono gli occhi pieni delle cose belle che visto, degli scorci, della gente, del sole sui canali a Camden, la gente a Bricklane…
Le narici piene di odori londresi, currychiliaglio, e le orecchie piene piene di inglese.
Le gambe rotte per il gran camminare, e il semplice guardarsi attorno.
Tutte le volte che vado a Londra torno che sono contento. Per un paio di giorni provo a comportarmi a Milano come faccio laggiù, poi ci rinuncio.
Ho preso un paio di appunti.

La fortuna della cucina italiana all’estero è frutto di un grandioso paradosso.
Se all’estero, in materia di cibo, fossero dei pavidi cagacazzi come gli ittaliani, la cucina italiana sarebbe durata un quarto d’ora.

A Milano stanno costruendo ottanta nuove linee della metropolitana. Saranno pronte quando il teletrasporto sarà ormai una realtà, ma il punto non è questo.
Da utente metropolitano/internazionale, mi chiedo:
Avete previsto dei doppi binari?
In modo da fare una linea locale, che fa tutte le fermate, e una espressa, che si ferma solo alle stazioni più importanti?
Avete previsto una divisione tra i flussi di ingresso e i flussi di uscita, in modo che i passeggeri non entrino in collisione?
No, perché, a parte dei rendering di ultradesign fighetto, sui siti dedicati io non ho visto un granchè.

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