In posta non fanno mica apposta.

Ho preso una multa in motorello. Tipo che c’è una strada, dalle parti del Duomo, ma proprio un pezzettino ino ino, che ci possono andare soltanto i mezzi pubblici, i taxi e la polizia.

Io forse seguivo un taxi, non mi ricordo. Fatto sta che ho preso la multa. Fanniente, dovevo state attento ai cartelli. (Poi ci torno, e guardo bene dove sono sti cazzi di cartelli.)
Mi è arrivato a casa un avviso che sembrava uno dei rotoli della pergamena del mar morto.
Uno scontrino lungo mezzo metro, scritto in un italiano studiato per incutere il terrore al ricevente.
Il giorno dopo vado in posta.
Masticando i ricordi dell’ultima volta che ci sono andato.
Ci vado. Convinto di essere indagato dalla CIA per questioni di traffico d’armi, affiliazioni a cellule anarcoinsurrezionaliste, caudofoveataefilia, circonvenzione dell’albume.
Scopro invece che mi ha fotografato una telecamera: multa. Meglio che essere rapiti e rinchiusi a Guantanamo.
Ieri trovo un altro avviso in posta. Una raccomandata. Oggi sono andato a ritirarla.
Parcheggio fuori motozilla e mi metto in fila. Poca, per fortuna.
Consegno il mio modulo giallo, e scopro un gigantesco problema.
Le raccomandate hanno dei numeri di riferimento.
Quel numero il postino lo scrive a mano sull’avviso che ti lascia in casella.
Quello stesso numero è scritto sull’elencone della posta da consegnare. (Quello che firmi quando ritiri) Tutti quei numeri sono dentro un computer. Uno li digita e il piccì gli dice in che armadio si trova la tua raccomandata.
Così tu vai lì, cercano la tua roba in base al numero e te la consegnano.
Ecco.
Il postino di ieri ha fatto casino a scrivere i numeri. Le due operatrici lo sanno. Sanno che ne ha scritto qualcuno in più. (Si vede che il postino ha confessato. Non so.)
I suoi avvisi non corrispondono, subito, a una raccomandata in giacenza.
Non subito.
Perché le postaie fanno dei test. Tipo degli hacker che devono craccare una password.
E se ci azzeccano, le postazzine trovano la tua raccomandata.
– Forse ha messo due volte il sei.
– Prova con lo zero.
– Aspetta, ti aiuto.
Si mettono in tre. Per trovare la mia posta.
Io sono sereno. Ho deciso che affronterò il grande mistero delle poste con un sorriso.
Mentre cercano di craccare il loro stesso sistema di archiviazione, vulnerabilissimo all’errore umano, mi viene in mente una cosa e la dico alle tre postaiole:
– Per quei numeri ci vorrebbero degli adesivi riposizionabili. Con i numeri prestampati sul modulo per la raccomandata. Due etichette che riportano lo stesso numero. Una la stacchi dalla raccomandata e la incolli all’avviso che lasci in casella. Un altra la stacchi e la metti nel faldone con tutta la giacenza. In questo modo, non dovendo ricopiare a mano nulla, si perderebbe meno roba.
Ecco. Magari tu non leggi fumetti, per cui perdona la mia similitudine “per addetti ai lavori”.
Ecco. Mi hanno guardato come se si trovassero di fronte non me, ma il Dottor Manhattan irradiante di azzurrina energia quantica.
Ah.
Mi sono crogiolato per istanti infiniti in quello sguardo denso di ammirazione verso colui che è oltre l’umano.
Ah.
Dopo un quarto d’ora hanno trovato la mia raccomandata.
Era un avviso ulteriore della multa che avevo già ritirato.
Così ho compresso la materia e lo spazio tempo e mi sono teletrasportato sulla Luna.

Aggiunta dell’ultimo minuto che mi è venuta in mente adesso una cosa.
La stessa cosa si può fare con dei codici a barre al posto dei numeri, sempre su etichette adesive.
A quel punto basta un lettore laser e non devi digitare niente.
Se suggerivo una cosa simile, probabilmente implodeva l’ufficio postale.

La illu e opera di King Simon.
Finalmente ho trovato il modo di usarla!
Graaaazie Simon!

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