Affari di Famiglia.

Ci sono tre tamarri consanguinei.
Tamarro Nonno, detto Il Vecchio.
Tamarro Babbo, detto La Volpe.
Tamarro Figlio, detto Lo Smilzo.
Tamarro Figlio bazzica con un suo amichetto, tale Chumlee.
L’acume di Chumlee è inversamente proporzionale alla vastità dell’universo.
I consanguinei più l’aggiunto, gestiscono un banco di pegni a Las Vegas. E’ un programma in onda su History Channel, dal titolo: Affari di Famiglia. In originale: Pawn Stars.
Il Vecchio e la Volpe sono due dai quali è meglio tenersi alla larga. Tipo che tu vuoi vendere i cimeli di famiglia per 100 dollari e loro te ne offrono 6.
Lo Smilzo e il suo compare sembrano più umani, ma soltanto perché devono ancora crescere e sviluppare più pelo sullo stomaco.
E’ un docu-reality dal banco di pegni di Las Vegas, con la sua varia umanità e un sacco di oggetti strani. Quando arriva qualcosa di veramente bizzarro, ecco che vengono chiamati gli esperti, per stime, valutazioni e quant’altro.
Il programma è divertente, nonostante la potenziale tristezza che può evocare un banco dei pegni.
Si evita volutamente di scivolare nell’amarezza lasvegasiana di chi ha perso tutto e va lì a vendersi la macchina. E’ molto fiction, e poco docu.
(Per il docu impegnatissimo e fighettissimo c’è Current, no?)
Da un punto di vista narrativo il banco dei pegni è un ambiente molto interessante e poco sfruttato.
A memoria, ricordo un vecchio film di Lumet, con Rod Steiger:” L’uomo del banco dei pegni”. Non so perché ma per la generazione dei miei genitori quel film è molto famoso. Mistero.
Affari di Famiglia su History Channel ha un unico problema. L’edizione italiana.
Non riesco a trovare informazioni su chi ha curato l’adattamento nel nostro idioma, ma sono sicuro che hanno come supervisore ai testi una bella teiera in ceramica.
Non azzeccano un congiuntivo nemmeno per sbaglio.
Vanno proprio oltre la quantità media di congiuntivi sparati alla cazzo presenti in un comune programma tivvù. (E detto da me, che ne sbaglio uno ogni due, fa proprio ridere.)
Dato che non è in diretta, io penso alla catena.
Penso a chi ha tradotto i dialoghi. A chi li ha supervisionati. A chi ha scritto l’adattamento. A chi lo ha supervisionato. Agli speaker che leggono. A chi dice: Va bene. Alla visione finale da parte della rete. Al redattore che mette in onda il programma.
Penso a tutta ‘sta gente che non ha detto niente. Evabbè.
Ti avviso. Se ti da fastidio il congiuntivo imbizzarrito, non guardarlo. Dopo tre minuti rischi di schiumare fiele dalla bocca.
Peccato.
Forse per la prossima stagione affideranno l’adattamento a uno che ha finito le medie e le cose andranno meglio.

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