Febbre e digitale terrestre

In questi giorni non sto benissimo. Naso che cola, febbre, dolori vari. Un raffreddore all’anno ci sta. E’ inverno, il raffreddore è nell’ordine delle cose, va preso con filosofia. Spero di non fare incazzare troppo quelli che aspettano le cose che dovrei scrivere.
(Nota: adesso, appena alzato sono abbastanza lucido per scrivere questo post, poi vedremo…)
Il problema è che tra naso colante e starnuti tonanti, non riesco a mettermi buono buono nel letto e dormire tutto il giorno. Allora guardo la tele.
Ieri mi sono messo sotto la coperta, con una scorta di fazzoletti e ibuprofene, a fare amicizia con il digitale terrestre dopo il lombardo spegnimento delle trasmissioni analogiche.
A parte i noti problemi, tipo che è sparita La7, e i canali RAI non si prendono più, sono rimasto affascinato dalla programmazione. Oppure era la febbre, non lo so.
C’è una televendita costante, canale dopo canale, più uno dopo più uno, di aggeggi e prodotti che come minimo poi ti arriva a casa un pacco con dentro un mattone.
Il fatto è che non sono nemmeno divertenti. Non c’è nessuno che trita gli iPad nel frullatore, o prende a martellare i diamanti per dimostrare che sono veri.
I programmi “normali” sono favolosi. Ci sono i conduttori scartati ai provini di tutte le altre televisioni del mondo, che cercano di condurre con una presenza scenica e con un linguaggio del corpo tardo anni ’80. Funambolici nel loro italiano trotterellante.
Ho riscoperto le tribune politiche. Proprio come negli anni settanta. Un bello studio con un poster e due sedie dell’Ikea. Un conduttore che sembra un agente immobiliare, in piedi tra due politici che dicono cose.
Con luci e inquadrature che neanche negli incubi del regista dell’Ispettore Derrick, parlano di futuro.
Comunque, ho trovato un programma favoloso. Uno studio pieno di pensionati, con gli applausi registrati a San Siro durante il concerto di Springsteen, che ascoltano gruppi da balera.
Di solito il gruppo da balera è così composto:
Lei. La cantante. Ha un nome esotico, tipo Wanda, Gilda, Ester. L’età è indefinibile, la forbice va dai 40 ai 65. Più l’età si alza, più la gonna si accorcia. Di solito il vestito è nero, in acrilico con sbrilluccichini. Trucco pesante.
Lui. Il Cantante. Anche lui ha un nome esotico. Ermes, Rudy, Walter. L’acconciatura è un capolavoro di ingegneria, ne ho visto uno con il ciuffo progettato da Santiago Calatrava.
Età variabile. Se cantano in coppia, è il marito di lei.
Lei 2: La corista in prima linea. Giovane. Piuttosto biotta. Nuda. Diciamo che se non ci fosse dietro un gruppo che suona potrebbe esserci un numero in sovrimpressione per chiamare la hot line.
Loro. Il gruppo. Sullo sfondo. Suonano convintissimi. L’unico problema è che durante l’assolo, di solito, la regia inquadra la chitarra sbagliata.
Il loro nome è relativo a quello dei cantanti. Tipo: Wanda e i plexiglass, o Ermes e i vombati. Oppure, in rari casi: I Clinker di Gilda e Rudy.
E poi, la grande, grandissima domanda:
Dove cazzo è Europa 7?
Ma come… Erano aaaanni e aaaanni che doveva trasmettere al posto di Rete 4, aveva vinto cause internazionali, per un periodo non si è parlato d’altro e adesso?
Ho fatto il giro degli ottocentomila canali inutili nel mio decoder, e Europa 7 non l’ho mica trovata.
Forse Tele Balera gli ha occupato illegalmente la frequenza e quelli di Europa 7 stanno preparando una causa contro Ester e i Dinamo.
Strasburgo si interroga.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *