X Factor 4 – La finale!

Alle 21.04 viene messo in moto l’aggeggio che trasforma i meganoidi in megaborg. Beauty, Toppi e Reika si allarmano, però invece di una macchina della morte megaborg c’è Facchinetti che balla.
Il Facchi ha le stesse doti danzerecce di un cotechino nelle lenticchie, ma va avanti indomito. Poi presenta tutti i giudici in grande stile, poi elenca tutti gli ospiti che ci saranno, poi si esagita per questa finale di X Factor.
Come sempre, ci sono dei collegamenti dalle città di origine dei cantanti rimasti. C’è una tipa a Cavezzo, da dove arriva Nevruz. Antonella Elia è a Roma, città natale di Nathalie. Un’altra tipa è a Salice Salentino, da dove proviene Davide.
Tutte e tre in mezzo alla bolgia, una più inutile dell’altra. Vince comunque e sempre la Elia da Roma, perché collegarsi con lei è come dare la linea a Godzilla mentre distrugge Tokio. Solo che la Elia non prende a pedate i palazzi, ma il buon gusto e la pazienza di chi se la ritrova davanti suo malgrado.
Sarà una finale interminabile, lo so già. Sono pronto. Ho tre batterie di auto, collegate in parallelo, con le pinze a morsetto fissate sui miei alluci. Nel caso stramazzassi sul divano vinto dalla noia suprema, un ex mercenario è pronto a darmi la scossa.
Ho bevuto alcune taniche di caffè e ho preso degli stimolanti al napalm. Sono prontissimo.
La prima manche comincia con un medley di canzoni di Elvis. Un pezzettino per uno, con Elvis in traccia per un duetto dall’oltretomba.
Un inizio, come dice Facchi: Ruoc en Ruoll.
Intanto, sul pianeta natale di Elvis: Sigma Teti Gennaro 88, un piccolo pianeta sulla cintura di Orione dove Elvis è tornato dopo essersi stufato della sua permanenza sulla Terra, al Re fischiano le orecchie.
Era lì che si mangiava un panino con burro di arachidi, pancetta e crinoidi uintarcini, e dice:
– Mi fischiano le ‘recchie. Com’è, come non è…
Accende la tele e di fronte al medley di X Factor si complimenta con sé stesso per aver preso la decisone di tornare a casa mollando questo pianeta di merda.
I giudici, dietro un muro di lattine di Pepsi, commentano l’esibizione. La pubblicità è così sfacciata che c’è una lattina di Pepsi anche tra le tette della Tatta.
Alle 21.24, perché è imperativo tirare da subito per le lunghe, si apre una parentesi sui talenti incompresi.
Poi salgono sul palco i Johnny Glamour Brothers.
Colpa delle mie ignoranze non riconosco subito Aldo, Giovanni e Giacomo, e non faccio in tempo a fuggire su Sigma Teti Gennaro 88 con il mio corpo astrale.
E’ tardi. L’orrore mi inchioda davanti al televisore. Scusami, ma devo fare una premessa. Come tutti gli ex cabarettisti, anche sottolineando il fatto che la maggior parte degli ex cabarettisti sono ex cabarettisti perché facevano cagare, mentre il sottoscritto è un ex cabarettista perché sentiva il bisogno di introdurre un ghost nella propria caratterizzazione psicologica… cosa stavo dicendo? Sta frase ha troppe virgole e mi incasino, mettiamoci un punto.
Dicevo: come tutti gli ex cabarettisti nuoto nel fiele, respiro acredine e sudo asprezza, riversando acrimonia su tutti i miei ex colleghi, però, cazzo…
Questi tre stanno raspando con le unghiette il fondo del barile. Mi tuffo in quella desolante e assoluta tristezza d’animo. Ci nuoto dentro fino alla fine della performance aldogiovannigiacomesca. Minchia.
I tre rimangono come giudici aggiunti.
Inizia la parte dei duetti. I finalisti canteranno assieme a uno famoso.
Inizia Nevruz, assieme a Zampacoso cantano: Per me è importante.
Ecco, anche per me è abbastanza importante dirti che un disco di Zampacoso può essere la soluzione a tutti i problemi energetici del pianeta. Bastano due o tre brani per lessare a puntino sei etti di manzo.
Poi, non pago, Zampacoso parla anche.
Mette giù un pensierino tipo: Nevruz è rock però ha anche un anima romantica. Che è come dire che se non lessi il manzo con due canzoni allora non puoi cantare di sentimenti.
Vorrei chiudere Zampacoso in una stanza, e fargli ascoltare per una settimana: Where Did You Sleep Last Night dei Nirvana.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella del francese, del tedesco e dell’italiano e della ghigliottina che non funziona. E tutti giù a ridere.
Tocca a Nathalie, in coppia con Skin, cantano: Follow me down. Skin e gli Skunk Anansie sono contenti. Pensavano: Bòn, dai, abbiamo finito. Apriamo una birreria. E invece continuano a invitarli alla versione italiana di X Factor.
Nathalie va bene. Però accanto a Skin, sembra la principessa delle fate in visita a una regina fetish cyberpunk.
Ai giudici piace e hanno ragione.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella del cieco che entra in una pescheria. E tutti giù a ridere, anche se è molto volgare.
E’ il momento di Davide in coppia con Francesco Renga. (Nota: ci saranno tre canzoni di Renga in questa finale. Due sue, più l’inedito di Davide. Renga ha un contratto con la Settimana Enigmistica e il gioco sta nello scoprire le differenze tra una canzone e l’altra. Io non sono bravo e non ne ho trovata nessuna.)
Cantano: Angelo. Il brano con cui, mi dicono, Renga ha vinto San Remo. Ma dato che non aveva quindicianni, la Tatta non lo considera.
La si tira per le lunghissime collegandosi con i giornalisti, tutti chiusi nella stessa stanza.
Poi c’è Malgioglio con la Bellucci, poi una clip umoristico cospirazionista con Giacobbo e la cravatta di Ruggeri, e si dilatano i tempi in modo magistrale.
Mario il mercenario, vedendomi un po’ in abbiocco mi da la prima scossetta.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella della pipa e della spiaggia di nudisti. E tutti giù a ridere.
Alle dieci e mezza passate, è il momento degli inediti.
Inizia Nathalie, con il suo: In punta di piedi. Confermo le impressioni che ho avuto al primo ascolto. Costruzione del testo molto interessante. Similitudini e paragoni molto personali. Vorrei sentire altri pezzi.
Inutile collegamento con Roma. Tanto inutile che anche il Facchi si imbarazza. Ma allora che cazzo li fate a fare tutti gli anni quei collegamenti se poi vi vergognate voi per primi?
Mistero.
Tocca a Nevruz, con: Tra l’amore e il male. Ma canta male, forse colpa delle spie, forse colpa che non ha voglia. Chiude rotolandosi nella mondezza.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano il colmo per un fotografo. E tutti giù a ridere.
Chiude Davide con: Il tempo migliore. Al secondo ascolto, la canzone mi sembra ancora più inascoltabile. Il testo è di una banalità maiuscola. Ho letto indicazioni stradali più interessanti.
Ruggeri, che è un signore, non può dire che quella canzone è un Toro con la divercolite che corre scagazzando per le vie di Pamplona. Quindi, si limita a consigliare per il futuro una maggiore attenzione nella scelta dei brani.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella dei pomodori che attraversano la strada. E tutti giù a ridere.
Collegamento con Salice Salentino, per una lezione di storia contemporanea direttamente dalla piazza del paese, e non devi nemmeno aprire il Ginsborg. Te lo dice direttamente il prete che durante la messa ha consigliato a tutti i fedeli di votare per Davide, così come consigliava di votare per Fanfani.
Sto per svenire. Mario il mercenario interviene. Scossetta e due schiaffi.
Sono pronto per godermi la reunion dei Take That.
A me Gary Barlow sta simpatico perché mi ricorda il mio amico Luca, e stimo Robbie Williams quel tanto che basta per comprare dei suoi singoli. Gli altri tre non so nemmeno come si chiamano.
La canzone faccio finta di ascoltarla, schivando la tristezza.
23.05. Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella del fantasma formaggino. E tutti giù a ridere.
Però sono lì per promuovere il loro film di natale. Film di natale. A me ‘sta cosa che le persone aspettano il natale per andare al cinema mi affascina in modo pazzesco. Una volta sono andato al cinema a natale per vedere chi va al cinema a natale. E cazzo è vero. Era pienissimo di gente che andava al cinema perché era natale.
23.13. Esito del televoto. Nevruz si piazza al terzo posto. Non poteva vincere, si sapeva.
Il suo pezzo lo compro per ascoltarlo con la dovuta calma, ma non so quanto possa reggere il suo personaggio. Un terzo posto meritato. Bravo.
Ora la finalissssima è tra Davide e Nathalie.
Però, siccome bisogna allungare la broda, arriva un altro ospite.
Elisa.
Cose che preferisco fare piuttosto che ascoltare Elisa, in qualunque lingua essa canti:
– Andare dal mio vicino di casa, il signor Curti, per chiedergli dove era andato martedì scorso che mi serviva il digestivo Antonetto.
– Ascoltare con attenzione il racconto del signor Curti:
– Mia moglie, la Rina, ha mica visto un film con i vampiri? Che io ce l’ho detto: Guardalo no, Rina! Che poi ti spaventi. Ma non mi ha dato retta, quella testona l’ha visto lo stesso. Tùailait. Che poi c’era niente da spaventarsi, ma a mia moglie i vampiri ci fanno paura anche se in quel film lì più che vampiri sembravano dei pirla. Siccome la conosco, poi la Rina non dormiva più. Mi diceva:
– Evaristo ho paura! Evaristo ho paura, fa qualcosa!
– Ma cos’è che posso fare io?
– Vai a comprare dell’aglio.
Allora le ho detto: Va bene, domani vado al super e ti compro dell’aglio.
– Ma Evaristo, ma che cosa dici?! Chissà che cosa ci mettono nell’aglio dei supermercati. Tutte quelle porcherie per conservarlo. No, no. L’aglio che serve per tenere lontani i vampiri deve essere aglio buono.
– Ma Rina, porco diesel! Dove devo andare a comprartelo l’aglio?
– A Monticelli D’Ongina, la capitale dell’aglio.
Allora ho tirato su Anatolio, abbiamo preso la Regata e siamo andati a Monticelli a comprare due trecce. Ecco perché non c’ero martedì scorso.
Ore ventitreetrentasei, tardissimo. Inizia la seconda e ultima manche.
Prima un medley con i loro pezzi migliori, poi Imagine, una strofa a testa con il Maestro Pennino al piano, poi trenta secondi solo voce.
Però c’è un problema. Davide ha 17 anni e non può essere inquadrato in tivvù dopo la mezzanotte.
Sennò la carrozza ridiventa una zucca. Ma dico, risparmiare un po’ sulle minchiate viste fin ora e finire un po’ prima, no?
No. Bisogna tirarla per le lunghe più di una retrospettiva su Kieślowski. Che io, in quel periodo attorno ai vent’anni dove godi a farti del male, mi sono visto di fila una rassegna su Kieślowski e una su Werner Herzog e mi sono rotto i maroni molto meno.
Mezzanotte passata e non si finisce più. C’è tempo per le clip sulla storia dei giudici, un documentario sul lago dei castori, la Tatta che piange perché a 23 anni non facile essere così vecchia e compassata.
Poi Francesco Renga che fa un suo pezzo, e nessuno capisce se è il pezzo che ha cantato prima con Davide, se sta cantando lui l’inedito di Davide, o se è un pezzo nuovo.
Poi di nuovo tra i giornalisti e Omar Pedrini che non si sente quello che dice. Pensano che sia il microfono spento, invece no, è proprio così di suo. Omar Pedrini non ha mai avuto niente da dire. Muove la bocca e basta.
Poi un altro documentario sui castori in amore, no. Aspetta. Non sono castori che gnaulano è l’inedito di Stefano!
Anni fa su internet erano molto di moda i video con gli homeless che si picchiavano tra loro per 20 dollari. Era una cosa immonda, immorale, da denuncia, perversa e un po’ da stronzi.
Però, facevi molta fatica a non guardarli.
Ecco. Stefano che canta il suo inedito a X Factor è un Bum Fight musicale.
Oltre mezzanotteeventi. Mario il mercenario si è addormentato. Io no. Io ho deciso di immolarmi e di arrivare fino alla fine. Costi quello che costi.
0.29. Ci siamo. Sta per finire.
Entra Nathalie, e al posto di Davide c’è il suo papà. Ancora un clip, ancora un ringraziamento, un plauso, una pacca sulla spalla, un giro di giostra.
Alle 0.35 si chiude il televoto. Però prima si torna dai giornalisti musicali. Hanno assegnato il premio della critica. A chi? A Nathalie. Molto bene.
Ho gli occhi a fettina.
0.38 arriva la busta. Ho il tempo di domandarmi: ma se vince Davide che succede? Danno pacche e baci a suo padre? Ma come cazzo stiamo messi?
No. Non c’è problema.
La quarta edizione di X Factor la vince Nathalie.
Tripudio, folla, casino, urla, flash, coriandoli fuoco, fiamme e una pioggia castori.
Ore 0.41.
Fine della quarta edizione di X Factor.

L’unica cosa che mi rimane da dire è: grazie.
Grazie a tutti quelli che hanno letto i miei resoconti, grazie a quelli che hanno commentato e a quelli che non l’hanno fatto. Grazie per i complimenti, le bacchettate, e tutto quanto.
Grazie.
Anche da parte del signor Curti!

Tutte le altre puntate sono qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *