Fumetti e proprietà transitiva.

E’ ormai da gennaio che alterno in modo serrato la mia usuale scrittura per i fumetti con l’esperienza nuova della scrittura per la tivvù.
Ci sono delle differenze e delle similitudini. Il punto di partenza è sempre quello. Un foglio bianco, un’idea, il desiderio di raccontare qualcosa. Cambiano i modi con cui la scrittura si muove, tenendo conto delle possibilità che i due mezzi mi offrono.
C’è una cosa però, che in quel mondo nuovo mi ha fatto sentire a casa.
Farò una premessa. Ultra è un programmino piuttosto articolato. Dura al massimo otto minuti, e con la scusa di parlare delle serie che vanno in onda, facciamo un approfondimento sulla narrazione. Siccome sono scemo, l’unico modo che ho per spiegare le cose è quello di fare degli esempi.
Non mi ricordo la tabellina del sette, ma riesco a ricordarmi scene, dialoghi, situazioni, sequenze, atmosfere di quasi tutti i film che ho visto in vita mia, quasi tutti i fumetti che ho letto, i telefilm, i romanzi, eccetera.
Per cui Ultra è pieno zeppo di cose prese di qua e di la. Film, altri telefilm, cartoni animati. Indico in sceneggiatura le scene precise, i dialoghi precisi, oppure sto sul generico e seleziono dopo.
Mi hanno dato a disposizione la sconfinata e piena di sorprese library di Mediaset. (Tipo: gioia infinita, c’era addirittura L’Uomo Laser) Scrivo la puntata, segnalo il film o l’episodio di cui abbiamo bisogno, faccio la richiesta, il materiale arriva e inseriamo le scene che ci servono.
Tutto questo lavoro si fa in sala montaggio, dove per ovvie ragioni, visto che non a tutti è richiesto di essere un supernerd come il sottoscritto, devo esserci anche io. Sono lì per dire al montatore quali sono i punti del determinato film che ci servono, quali sono le scene, cosa scegliere, eccetera.
Lì mi sento a casa, perché lavorare di fianco a un montatore è esattamente come lavorare in coppia con un disegnatore. Il rapporto che si crea, almeno per me, è identico. A parte il fatto che Final Cut è praticamente Photoshop che si muove e in più ha i suoni.
Da sempre, considero la mia sceneggiatura come un qualcosa su cui bisogna lavorare in due per ottenere un buon prodotto finale. Non ho mai avuto un rapporto prevaricante con chi si è messo al lavoro su un mio testo. Anzi. Il risultato finale, che sia un fumetto o una puntata di Ultra, deve essere il frutto di una collaborazione.
Uno dice: Sissì, come ti pare, ma un montatore prende della roba che c’è già e la mette assieme. Un disegnatore crea della roba dal nulla, usando matita e pennelli.
Vero. Se fai il filmino delle vacanze.
Appena ho capito come poteva essere usato il mezzo tecnico per fini narrativi, ci ho dato dentro di brutto. Per esempio, cambiando i toni di colore e rallentando le scene, abbiamo trasformato le atmosfere di E.R. in un horror pesantissimo. Per spiegare come funzionano le logiche dell’inquietudine. Abbiamo usato la sequenza dell’ FBI e di Clarice Sterling che suona il campanello ne Il Silenzio degli Innocenti per raccontare le dinamiche del colpo di scena legato ai punti di vista. Abbiamo in parte rimontato la scena, in parte velocizzata, e abbiamo inserito dei ralenty ad hoc. Sì, è un gran bel gioco. Ma è anche utilizzare in un ottica postmoderna quello che c’è già, per creare qualcosa di nuovo.
E non potevo farlo da solo. Primo perché non ho tempo per imparare a usare Final Cut come lo sanno usare loro, secondo perché ho un computer casalingo, che ci metterebbe due giorni a fare un rendering, e poi perché non ci sarebbe collaborazione, scambio di idee, questa cosa è meglio farla così, quest’altra cosa è meglio farla cosà…
Proprio come i fumetti, è un lavoro che fa fatto per forza di cose unendo le competenze specifiche di due persone.
E gli autori completi?
Secondo me “collaborano” anche loro. Con loro stessi. Immagino ci sia una sorta di dialogo interiore tra istanze psichiche, dove si arriva a un incontro tra le varie esigenze.
Mi piacerebbe che un autore completo mi raccontasse che rapporto si crea tra l’elaborazione di una storia e la sua realizzazione. A quali compromessi scende, quali problemi deve affrontare, e se c’è una sorta di confronto dialettico interiore che porta a determinate scelte.

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