Lost, sesta stagione.

 

Confesso. Mi sono arreso a Lost.
Mi sono completamente abbandonato, rinunciando a ogni resistenza. Ci sono volute sei stagioni, ma alla fine ha vinto lui, Lost. Ora JJ Abrams e compagnia possono fare tutto quello che vogliono e a me sta bene. Non mi chiedo più niente. Non importa. Non mi interessa. Vale tutto.
Possono fare anche un crossover con Bonanza, e a me sta bene. Fico.
Sawyer può truffare i Teletubbies, Jack è invecchiato, Sun può continuare a scrivere minchiate su un bloc notes dai fogli infiniti, e il tipo del Tagliaerbe è ancora vivo perché serve uno che sa pilotare.
I personaggi possono dividersi, riunirsi, dividersi ancora, andare tutti assieme in un posto per futili motivi, e poi dividersi perché lo dicono le farfalle. Fico.
Va bene. Va benissimo. Anche i dialoghi. Mi piacciono anche le risposte, che arrivano come luci nel buio, come perle di verità assoluta.

– Devo dirti una cosa importante, che sì, insomma, io sono sicura che in qualche modo io e te ci siamo già visti, ma non qui, in un qui diverso e non so come, e allora, senti, perché l’amore è una cosa meravigliosa.
– Cazzo anche io volevo dirti la stessa cosa ma non trovavo le parole.

– E poi comunque, è tutta colpa dell’isola. Sìssì. Perché qui una volta era tutta foresta.

– Ma allora ti fidi di me?
– Certo. Perché la fiducia è come il piatto della casa, quando c’è c’è.

– Vieni con me, facciamo una passeggiata.
– Vengo. E guarda: non ti chiedo nemmeno niente perché chiedere è come mangiare un gelato davanti al forno.

– Guarda, sai che cos’è quello?
– Il pozzo di The Ring.
– Già. Lo ha costruito Jacob, a mani nude.
– A me sembra fatto con i piedi.
– Perdonalo, non è facile modellare la cartapesta se hai quattro dita.

Fico.
E’ tutto fico.
I personaggi secondari posso morire lavandosi i denti e a me sta bene. Ci possono essere fantasmi, macchine della morte Megaborg, ragazzini misteriosi che se li vedi non ci devi fare caso. E poi mi piace da matti che nell’area dell’isola il tempo impazzisce.
Deve essere un’anomalia precisa, misteriosa, la cui risposta è nelle formule quantistiche, se per tutti i gruppetti presenti sull’isola il tempo narrativo scorre in modo diverso.
Va benissimo che ci sia mezzo cast senza nemmeno un battuta, che è lì, sta lì, fa le faccette e balla la rumba nel buio.
E poi ci sono le favolosissime sequenze ambientante nel mondo-parallelo. Fico. Geniali.
Non importa che abbiano un senso soltanto per chi è a conoscenza dei fatti, e che se le analizzi dal punto di vista dei personaggi, che i fatti non li conoscono, siano più surreali di un corto di Lynch.
Anzi, è fico proprio per quel motivo. Perché hanno un senso per me spettatore, e non per loro personaggi.
Come la vita.
Che è da vivere intensamente, con il corpo e con la mente.
Fidandosi.

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