Dexter, quarta stagione.

 

Ieri notte ho finito di guardarmi la quarta stagione di Dexter, il serial killer tanto buonino.
Diciamo che:
Dopo la terza stagione, contraddistinta dal tuonare costante della sirena dell’allarme segnala-minchiata, le mie aspettative erano piuttosto basse.
E invece…
La quarta è davvero una piccola chicca. Dexter viene usato come metafora, e se hai una certa età, se sei un maschietto, e se hai deciso di abbandonare la vita allo stato brado per civilizzarti e accasarti con una donzella, per forza di cose in alcuni momenti ti ci ritrovi tantissimo.
Tre stagioni alle spalle, consentono di giocare con i personaggi, andando a sfiorare i toni della commedia. Commedia sì, ma con i serial killer.
Ed è veramente “strano”, leggere in una produzione televisiva, una caratterizzazione serialkilleresca così obliqua e disturbante. In un certo senso, mi è parsa una versione unplugged del lavoro fatto da John McNaughton su Michael Rooker in Henry pioggia di sangue.
Non c’è quel livello di distorsione, rogna, molestia e fastidio, però…
Porca troia, John Lithgow è davvero bravissimo.
E’ tornato a casa con un mano un Golden Globe, e se lo è meritato tutto.
John Lithgow e Michael C. Hall vanno di staffetta, rimbalzandosi a vicenda l’attenzione narrativa, dando vita a una “strana coppia” in chiave maligna, dei novelli Jack Lemmon e Walter Matthau venuti dall’inferno.
Sottotrame, deviazioni, tette e casini collaterali alimentano dodici episodi, con almeno un paio di colpi di scena che mi hanno bastonato senza preavviso.
Poi c’è il finale.
L’ho vissuto come un promemoria, gli autori di Dexter che ti dicono:
Possiamo giocare, ma comunque stiamo parlando di serial killer.
Dopo la prima, è secondo me la stagione migliore.
Al punto che vorrei vedere la quinta domani.

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