Dalla seconda lettera di Celli a suo figlio…

C’è un notevole cambio di tono nella lettera che il Pierluigi ha pubblicato oggi su Repubblica.
Secondo me qualcuno gli ha parlato.
Un tizio con gli occhiali scuri, un completo nero, il cappello, una stretta di mano segreta, il rumore di un Mannlicher-Carcano come suoneria del cellulare e un alieno in cantina, deve essere comparso nel salotto di casa Celli.
Lui è entrato, il tizio ha acceso la abat jour, e con tono tranquillo gli ha detto:
– Pierluigi, guardami…
Deve averlo convinto che non era il caso di dire certe cose e di correre subito ai ripari.
Allora ecco questa letterina farcita di “credo”, “forse”, “mi pare”, “mia provocazione”, “siamo nella migliore delle realtà possibili, evviva”.
Certo, rimangono un paio di passaggi che trasformerebbero in tigri inferocite e assetate di sangue un paio di editor di mia conoscenza, tipo:
“Era del tutto evidente, mi pare, che la forma scelta…”
Deciditi. Se una cosa è del tutto evidente non può essere allo stesso tempo un parere incerto.
“ (…) un’intera generazione di laureati, condannati se va bene al precariato (…)”
Nel senso che ti importa solo dei laureati, e di tutti gli altri chi se ne fotte? Oppure se hai solo il diploma ti assumono subito a tempo indeterminato?
Eccetera ecceterone.
La seconda lettera è piena di esempi di questo tipo. Scritta di fretta, usando una forma di italiano fortemente passiva, molto diversa dall’epistola precedente.
E’ che quando un misterioso tizio seduto sulla tua poltrona preferita ti chiede qualcosa, devi obbedire subito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *