Vai col digitale!

Quest’anno, tutti quelli che sono andati alla fiera del libro di Francoforte sono tornati un po’ cambiati. Tipo andare a Londra negli anni ’60.
Ormai ci siamo. Siamo pronti alla diffusione di massa dell’editoria digitale. Lo dicono tutti. Le risorse ci sono, le tecnologie pure, l’interesse anche.
Gli addetti ai lavori non parlano d’altro. E’ tutto un riflettere e progettare sul digitale, sui supporti, i programmi, gli archivi e le modalità.
Anche fumettolandia è pronta per seguire i libri sui formati digitalosi. Roberto, che ne sa, ha scritto un articolo molto approfondito sul Fumetto Digitale e il futuro del mio media preferito. L’articolone, diviso in quattro parti, è bene leggerlo tutto, clicca qui.
A me piace un sacco la visione del futuro editoriale dipinta da Rrobe, e ci credo. Sarà complicato e avventuroso fare quelle cose qui sull’italico stivale, ma ci sto.
Sostenuto dalla mia fastidiosa esterofilia, devo dire che sul futuro dell’editoria digitale italiana, a fumetti e non, sento il peso un problema tutto tricolore.
Nel nostro paese, quello che non è fatto di legno viene definito come una “diavoleria elettronica”. Il funzionamento “dei marchingegni” è misterioso per definizione. La fruizione dei dispositivi è spesso legata ad autentici riti scaramantici che si perdono nelle tradizioni popolari.
La distanza dalla tecnologia, a qualunque livello, è siderale. Contrapposta invece, all’estrema vicinanza feticista con i bei tempi andati.
Ah, la carta… Ah, che fatica leggere a schermo… Ah, l’odore dei vecchi libri… Ah, ma vuoi mettere la qualità del suono di un disco in vinile?
Parliamoci chiaro.
Io come fumettista non voglio fare la fine di un disco in vinile.
Chiuso nella mia plastica con un maniaco ossessivo compulsivo che mi annusa.
Sarà complicato e avventuroso portare i fumetti sui supporti digitali. Sarà un passaggio molto doloroso, con conseguenze difficili da affrontare in modo sereno.
Così come ai monaci amanuensi sono girate un sacco le palle quando Guttemberg ha inventato la stampa a caratteri mobili, presumo che nelle tipografie oggi ci sia un certo nervosismo.
Secondo me i tipografi italiani possono stare tranquilli. Lo dice la mia fastidiosa esterofilia. Per ora, quello che ho visto come naturale e fruibile all’estero, qui da noi lo avverto come fantascientifico. Anzi no. Lo percepisco proprio come Fantasy. Ci sono i draghi, le spade di fuoco, le indomite guerriere e l’Amazon Kindle.
Quando ero a New York un paio di mesi fa, ho visto un sacco di gente con in mano “quella diavoleria elettronica”. Superato il fascino del dispositivo, ho dato un’occhiata ai fruitori del reader. Per dirla in modo elegante, non erano dei giovanotti. Seduta di fianco a me in metrò, a leggere sul Kindle, c’era una signora. La stessa che da noi è in panico per il passaggio al digitale terrestre e ha bisogno di un tecnico per programmare Rete4, o per scalpellare via i virus dal piccì/soprammobile in salotto.
Per le nuove generazioni la distanza dalla tecnologia si riduce, ma si manifesta un secondo problema. L’utilizzo che viene fatto dell’elettronica a disposizione. Mio cugino Nando ha sedici anni, ha in mano un dispositivo in grado di contenere e diffondere l’intero scibile umano e lui lo usa per pubblicare su You Tube dei filmati in cui parla con i rutti.
La distanza mentale e fisica dalla tecnologia, e il suo utilizzo alla cazzo, sono problemi così colossali che si autorisolvono in un lampo.
Digitale o cartaceo, non fa differenza. Così come NON si leggono libri e fumetti analogici, NON si leggeranno quelli digitali.
Non penso sia un grosso problema. A meno che gli editori non vedano nel passaggio al digitale un modo per incrementare le vendite.
Ma non è così, vero?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *