New Yorkazilla 09 – uno –

Che poi uno va a New York per un sacco di ragioni tutte sue.
Io principalmente ci sono andato per guardare un po’ di cose, rivedere amici, rilassarmi con camminate estenuanti, questo e quello.
Mangiare cose strane era tra i vari motivi per cui sono andato laggiù.
La mia missione era assaggiare il famigerato Durian. Ma ho fallito.
Sono stato alla Chinatown Ice Cream Factory, unico posto al mondo dove fanno il gelato al Durian, ma mi hanno detto che era fuori stagione. Ecco. Come i posti in cui si mangiano le rane in quel racconto di Stefano Benni.
Fatto sta che la stagione del Durian è da giugno ad agosto. A settembre non si trova, nemmeno dagli ortolani chinatownesi che ci sono ad ogni angolo. Ecco un valido motivo per tornare a NYC.
L’orientamento culinario del mio viaggio newyorkese si avvertirà parecchio.

Sigarette.
Se fumi, sappi che un pacchetto di sigarette a Manhattan costa di più che mangiare in un locale economico.
Regolati di conseguenza.

Macy’s.
Se vai a New York con una ragazza, è probabile che ella manifesti il desiderio di fare shopping.
Può limitarsi a suggerirlo, o mettersi a urlare, a seconda di com’è il vostro rapporto. Tipo che ho visto mariti italiani trascinati da Macy con dei ganci piantati nel petto.
Se vuoi fare il figo con la tua bella, giocati la carta sconto.
Se vai allo sportello clienti, si trova nella mezza balconata, presentando il tuo passaporto, otterrai una tessera sconto del 10%.

Caffè
Abitualmente disprezzo l’esprezzo, e anche a casa lo bevo lungo. All’estero sono felice, visto che l’orrida bevanda in tazzetta non c’è.
Finalmente ho trovato un caffè che mi fa cagare. Quello di Tim Hortons.
E’ tremendo.

Il Giapponese Pazzo.
25 St. Mark Place. East Village.
Il problema di questo posto è che nemmeno i newyorkesi sanno come si chiama. Perché non ha un nome in inglese, e allora lo chiamano Crazy Japanese. (A casa, oggi, con calma, dopo una lunga ricerca in rete ho scoperto che si chiama Kenka.)
Sopra il ristorante c’è un negozio Punk, molto londinese, facci un giro mentre aspetti il tavolo che c’è il flipper dei Kiss.
Il Kenka è un delirio di grafica giappo vintage, godzilla, gamera, gigantografie di Sonny Chiba, musica tradizionale e piatti strani.
Già. Niente Sushi. Ma piatti bizzarri: paste, brodi, pene di toro, e un milione di altre cose aliene.
Prezzi molto economici.
Io ho mangiato trippa di maiale piccante e fegato di pesce. Non mi chiedere di che pesce perché non lo so.
Alla fine della cena, come dolce, ti danno un misurino per farti lo zucchero filato.
Te lo fai da solo, con l’apposito macchinario all’esterno.
Non mi ricordo quanto abbiamo speso. Meno di 20 dollari a testa, mi sembra.

Empire State Building.
Assolutamente devi fare i biglietti prima, on line, sul sito dell’Empire.
Non salti la coda per il controllo di sicurezza, ma salti quella per fare i biglietti. Significa ti stampi a casa il tuo biglietto, lo mostri a un simpatico addetto, e lui ti infila in un corridoio laterale che ti porta direttamente alle ascensori.
Il biglietto on line è aperto, una volta fatto puoi andarci quando vuoi e vale due anni.

Delight 28.
28 Pell Street. Chinatown.
Io e Ladyzilla ci capitiamo per caso, cercando un altro ristorante (vedi dopo) Siamo gli unici occidentali. I camerieri parlano qualcosa che assomiglia all’inglese, ma che inglese non è. Funziona così: Ti siedi e ti portano del Te al gelsomino.
Poi passa una cameriera con un carrello scaldavivande, pieno di piatti coperti con un coperchio di latta. Coadiuvata da un altro cameriere, alzano i coperchi dei piatti, spiegandoti in cinese di che cosa si tratta. Se non capisci bene il cinese, non c’è problema. Ti ripetono tutto, sempre in cinese, però urlando. Parlare inglese è inutile. Allora con la cameriera ci parlo in italiano. Non so come ma ci capiamo alla perfezione, con un gran scambio si sorrisi e inchini.
Alla fine prendiamo: Ravioli maiale e gamberetti, delle fettuccine larghe di riso, ripiene di gameretti, dei ravioletti bianchi con dei gamberi, degli orrendi involtini al sapone e delle palline ricoperte di sesamo con un ripieno di crema di castagne.
Spesa per due persone: 14 dollari.

Joe’s Shangai.
9 Pell Street. Chinatown.
Era il ristorante che cercavamo. Ci siamo andato il giorno dopo.
Il posto è grande e famoso, segnato su varie guide, ci sono parecchi turisti. I tavoli si dividono con altri avventori, per cui si fa amicizia.
Il posto è famoso per i ravioli. Dumplings come li chiamano qui. Perché vengono tutti qui a mangiare ravioli?
Perché fanno dei ravioli speciali con dentro il brodo. Nel raviolo c’è un sughetto oltre al ripieno di carne. Prendi il raviolo con le bacchette, lo appoggi su un cucchiaio, mordi il raviolo, il sughetto esce nel cucchiaio, lo bevi, poi mangi il raviolo.
Con un po’ di pratica, eviti le esplosioni di brodo bollente in faccia.
Buonissimo e consigliatissimo.
I ravioli ci sono anche brasati. E sono eccezionali.
Spesa per due persone: 15 dollari.

Questione di misure.
Attenzione. Ordinare una coca grande da Wendy, significa uscire dal locale abbracciando un secchio.

Please Don’t Tell.
Prenotazione obbligatoria. Clicca qui.
Arrivi all’indirizzo. Trovi un rude postaccio dove fanno Hot Dog. Un locale di quelli duri, con il pavimento appiccicoso e le pareti ricoperte di piastrelle.
Alla destra dell’ingresso c’è un cabina telefonica. Apri lo sportello a soffietto e componi lo zero. Qualcuno ti risponde. A quel punto si apre la parete interna della cabina telefonica ed entri al PDT.
Un posto elegantissimo, raffinatissimo, dove fai l’aperitivo.
Non ha più di cinque/sei tavoli. Prezzi milanesi.

Le pain quotidien.
E’ una catena, non è un granchè, in più servono la roba dei mangiarane.
Però ho fatto colazione di fianco a Lou Reed.
Giuro.
Ci siamo fermati perché c’era lui, mica per altro. E ci è pure andata bene, perché ci saremmo seduti lì comunque, anche se fosse stato un posto crudista in cui fare colazione con il frullato di fagioli e di erba gatta.
Come è messo Lou Reed?
E’ invecchiato. Era in ciabatte. Però aveva il chiodo. Lì sembrava di casa, ed eravamo nel Pain Quotidien del West Village, tra la Hudson e Perry Street.

(continua..)

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