Dimmi le buggggie!

 

Viste ieri le prime due puntate di Lie to me, nuovo serial in onda su Fox. Non disperare, il pilota lo puoi vedere aggratis cliccando qui, senza nemmeno sentirti in colpa che è legale, vai tranqui.
Nel favoloso mondo telefilmico post Dottor House, pare che non si possa essere bravi a fare qualcosa (qualsiasi cosa) senza essere un po’ squilibrati.
Secondo me serve per far stare un po’ meglio quelli che non sanno fare niente, ma ci possiamo sorvolare.
Che cosa fa Tim Roth in Lie to me?
Fa uno che fa una barcata di quattrini beccando quelli che dicono le palle.
Plot con leggera detection, rivelazioni sui segnali corporei che indicano le emozioni, come si sgama uno che dice palle, personaggi vari su schema lineare e chiusura della seconda puntata con l’immancabile accenno ad un ghost nel passato del protagonista.
Guardabile? Sì, sicuramente guardabile.
Se non vivi in Italia.
Nel senso: Che ci frega a noi italici sapere che la macchina della verità portatile, commissionata dall’NSA, non funziona per niente?
Paghi la dovuta tangente, e al governo ce la vendi lo stesso.
Che ci frega a noi italici sapere che i giornalisti hanno sgamato un politico che va a donnine, e il suddetto mente rispondendo alle domande dei giornalisti?
Da noi manco ci rispondono alle domande.
Che ci frega a noi italici sapere che esiste la verità come concetto assoluto?
Basta un Ghedino qualsiasi per rendere assolutamente irrilevante il vero o il falso in un contesto penale, e male che vada, basta cambiare la legge.
Per cui, in sostanza, Lie to me è una seria bellissima.
Se vivi in altro paese.
Guardarlo da qui, è come vedere la Famiglia Robinson su una televisione a bordo di una nave negreria del diciassettesimo secolo.
Fai anche un salto da Garamond, ha un paio di chicche, che io da complottista ho apprezzato parecchio.

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