Quante P ci sono in Melissa?

Sul Forum di ComicUS, sta andando in onda quello che per molti è il topic dell’anno.
Fino a questo momento: 78 pagine di discussione, 1161 interventi, per un totale di 35689 visite.
L’argomento?
Melissa P scriverà una Graphic Novel.
La discussione poteva durare dalle tre alle quattro righe, a seconda della grandezza del carattere che usi per scrivere: Ah, sì? Bene, sono contento, ora scusami, devo bagnare le Begonie.
E invece no.
Roberto commette l’errore gravissimo di evidenziare l’anomalia con cui, l’uso dell’orwelliana neolingua, che chiama i giornaletti: “Graphic Novel”, attira autori ed editori di editoria di varia verso il mondo del fumetto. Spesso, con risultati simili a quel famosissimo video con l’atleta che salta sulla pedana e si schianta contro il cavallo ginnico.
Il suo errore è quello di parlarne su ComicUs, che nel frattempo, con il passare degli anni, si è evoluto in una strana creatura, una bizzarra bestiola del web 2.0 in cui convergono delle energie, dei sentimenti, dei pregressi che rendono impossibile una discussione logica e lucida.
Sarebbe interessante analizzare l’evoluzione del forum dalla sua fondazione ad oggi, e sarebbe comunque doveroso prendere atto che molti degli interventi, arrivati a questo punto, hanno dei vizi formali dai quali non si può più prescindere affrontando una qualsiasi discussione in quello spazio.
La maggior parte degli utenti non sono utenti.
Sono autori, editori, addetti ai lavori, sono aspiranti autori, aspiranti editori, aspiranti addetti ai lavori.
E scusatemi, ma c’è differenza se io dico che l’ultimo disco dei Metallica mi fa cagare, o se lo dice uno che quella musica vorrebbe suonarla o vorrebbe produrla.
In quello spazio ci sono fortune e sfortune, successi e tranvate in faccia, fazioni, amicizie, rivalità, acqua che viene portata al proprio mulino, viral marketing, e quella particolare acredine che nasce quando si cerca di trasformare in reale un qualcosa che può esistere solo nel mondo virtuale del 2.0 e non ci si riesce.
Tutto questo, chiaramente, non c’entra con Melissa P, ma è questo tipo di mondo che si scontra in quelle 78 pagine.
Le dita battono sulla tastiera mosse da un incontenibile ansia di riscatto, che vede il proprio insuccesso e l’affermazione lavorativa di Roberto (o la mia, o di chiunque altro) come il frutto di un magna magna, di tremende cospirazioni paraculistiche mondiali, come un puttanesimo e la conferma che il mondo è malvagio. Non affronterò adesso la questione legata al Rasoio di Occam, e non dirò che nella maggior parte dei casi la colpa di un insuccesso è da ricercare nelle ragioni più semplici.
Ovvero, il fumetto che hai fatto con il tuo cugino e che hai stampato con la stampante di casa, non può avere gli stessi risultati di un comic book realizzato ed editato nel mondo reale e non nel relativistico mondo del 2.0.
In quelle 78 pagine si scontrano una serie di realtà e di percezioni decisamente interessanti, ci sono giganteschi fari alogeni che illuminano con una visibilità completamente virtuale delle situazioni, dei concetti, dei lavori e dei progetti di cui se ne parla perché se ne parla. In un gigantesco frullato comunicativo orizzontale dove siamo tutti uguali.
Poi, ad un certo punto, come in un teorema scritto da Guy Debord, arriva lei, in persona, Melissa P.
Chiaramente, come è logico che sia, si difende, difende se stessa e il proprio lavoro. Non è facile difendersi da attacchi strumentali che non riguardano solamente lei, ma si concentrano, per principio, su ciò che qualcuno esprime su di lei, che riguardano litigi e asti precedenti. Comunque ci prova. Ci riesce anche, forse.
E’ un momento altissimo da un punto di vista etico, è un piccolo passo per il forum, ma è un gigantesco passo per la semantica, e per il mondo rovesciato che abitiamo in questa fine di millennio.
E’ il relativo orizzontale che comunica con il verticale assoluto. E’ uno scontro/incontro di titani.
La progettualità verticalistica del successo nel futuro fumetto di Melissa P, è così evidente da non essere notata, lei affiancata da una disegnatrice russa, Tomato Zombi. Gnocca, foto arrogantelle, tre quarti dall’alto, come nella migliore tradizione da Lonely Girl 15 in poi.
Lo scatto in avanti, l’esplosione atomica della comunicazione è comunque Melissa P che si iscrive a ComicUs e che partecipa alla discussione.
Peccato che la neolingua abbia coniato soltanto oggi il termine “Graphic Novel”, altrimenti, in passato, avrei chiacchierato davvero volentieri con J.T. Leroy alle prese con il mio media preferito.
Eppure…
Eppure niente.

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