Londra due volte (1)

Tornando da Londra.
Oltre ad un serio proposito di trasferimento, la seconda visita londinese mi regala una consapevolezza eroica.
Io, tu, tutti quanti noi, siamo degli autentici eroi.
Qualunque lavoro tu faccia, qualunque sia la tua occupazione o il tuo corso di studi, indipendentemente dalla vita che fai, sappi che sei un eroe.
Perché?
Perché qui, in Italia, oggi, viviamo e andiamo avanti… nonostante.
Nonostante.
Nonostante il nostro sia la caricatura di un Paese civile, nonostante la forzata necessità di doversi arrangiare, di sbrigarsela, di cavarsela.
Nonostante tutto la gente qui esce di casa e va a lavorare, studia, vive, cerca di far funzionare le cose, supera i problemi, tira un sospiro e va avanti.
Evviva noi, evviva l’Italia.
Dove non puoi permetterti di essere timido alle Poste, dove attraversi correndo, dove sai tutto di Briatore e della Gregoraci, ma non sapevi nulla degli artisti italiani che a meno di vent’anni espongono alla Nation Portrait Gallery.
Se sei riuscito a fare qualunque cosa qui, dall’aprire una pizzeria senza pagare la bustarella per il permesso, o a comprarti un biglietto dell’autobus facendo una fila a ventaglio, sei un eroe.
E’ con questo pensiero che torno da Londra.
La sei in fila a una cassa.
Si apre quella di fianco, e non scatta immediatamente la corsa al primo posto di quelli in fila.
Il cassiere chiama con gentilezza il secondo della fila adiacente.
Buongiorno e buonasera.

The Generator.
A questo giro, io, Ladyzilla e sua sorella Sara andiamo in ostello. Un palazzo intero, con 800 stanze, saloni, discoteca, bagni in comune, ragazzi che vanno e che vengono, aperto 24 ore. Il design è un po’ centro sociale e un po’ nave spaziale.
Mi piace subito.
Le stanze sono minuscole, rosse e blu, con due letti a castello, armadietti di ferro e un lavandino mignon. I bagni, nonostante il casino, la ressa, il via vai, sono pulitissimi.
Fatto sta che ringiovanisco di un paio di lustri e giro in ciabatte gialle, T Shirt dei Metallica e asciugamano al collo.

Delusione.
Cercavo un intramontabile grande classico della pornografia anni ’80.
“Girls Of Treasure Island” con Bionca, Keisha, Trinity Loren e la leggenda vivente che risponde al nome di Peter North. Ho girato tutti i negozi di DVD porno di Soho, scoprendo che non hanno archivio.
Abbiamo solo le novità, dicevano scusandosi.

Chinatown!
Mi piace da matti la zona Soho/Chinatown.
Mi piace guardare nelle vetrine da cui si vedono le cucine dei ristoranti, mi piace vedere i cuochi indaffarati che tagliano, sminuzzano e friggono.
Mi piacciono le anatre appese, e quello strano calamaro arancione con cui fanno la zuppa.

Londra con guida.
Sara ha un appuntamento con un suo professore, Mister Robert.
Girare per Londra con uno di Londra è una vera figata.
Giri a destra in un vicolo e sbuchi a Trafalgar Square, scendi e arrivi al Tamigi, prendi una stradina e sbuchi a Leicester Square.
Conosce le scorciatoie.
Ci fa fare un gran bel giro, che si conclude con una crociera sul Tamigi, da Westminster al Tower Bridge e ritorno.

Sensazione.
La mia dipendenza dal caffè di Starbuks procede allegramente.
Dal loro sito, apprendo che la Starbuks Cofee ha aperto dei negozi nei seguenti paesi:
Australia, Austria, Brazil, Canada, China, France, Germany, Greece, Hawaii, Hong Kong, Japan, Malaysia, New Zealand, Peru, Shanghai, Singapore, South Korea, Spain, Switzerland, Taiwan, Thailand, Turkey, United Kingdom.
Perché ho la stramaledetta sensazione che qui in Italia non abbiano aperto un loro negozio perché non hanno voluto pagare la necessaria tangente, o scendere al necessario compromesso, tipo quello di Mac Donalds con Cremonini (ex Burghy)?
Pensieracci, nevvero?

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