Appunti su una storia di Gipi.

Confesso.
Con Gipi non ci ho mai chiacchierato, so che faccia ha, credo che più o meno sappia che faccia ho io, di suo ho letto veramente poco, un paio di storie brevi su Blue, una sua intervista su Panorama dove parlava del suo iguana Piero, qualche vignetta, qualche dichiarazione qua e là.
Confesso, again.
Seguendo la risacca di forum, lettori, utenti, recensioni, rumors, varie voci che delimitano i confini di parrocchie, ragionando per categorie e non per persone, io e lui, dovremmo, credo, guardarci con diffidenza rimanendo all’ombra dei nostri rispettivi campanili.
Ma io ho fame e sono un turista curioso.
Approfittando della trasferta napoletana, ho fatto un giro dalle sue parti e mi sono comprato due suoi volumi allo stand Coconino, “Appunti per una storia di Guerra” e “ Esterno Notte”.
E adesso faccio incazzare tutti, tranne (spero) Gipi.
Appunti per una storia di guerra è favoloso.
Ma come?! (dirà qualcuno di anonimo nei commenti qui sotto)
Ma tu non eri quello che il genere genere genere, tu che lavori in Bonelli, tu qui tu la, a te non dovrebbero piacerti queste cose, tu che sei un deprecabile autore popolare.
Einveceno.
Il patto di complicità è immediato e viscerale, mi prende alla pancia e mi tiene lì, inchiodato tavola dopo tavola, lo leggo una volta di panza e immediatamente dopo lo rileggo con occhio più freddo, più da scrittore che da lettore.
Prendi una casa.
Chiamala storia.
Mentre io sono impegnato a dirti che quella casa esiste, descrivendoti la forma di ogni mattone e il motivo della sua esistenza a questo mondo, Gipi ti sta già raccontando chi sono, che cosa pensano, che cosa sognano e che cosa fanno, gli inquilini al suo interno.

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